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 2006  novembre 13 Lunedì calendario

I boss globali a caccia di affari. La Stampa, lunedì 13 novembre La vocazione mafiosa per la conquista del mercati esteri non è figlia della globalizzazione ma allunga radici ben più remote

I boss globali a caccia di affari. La Stampa, lunedì 13 novembre La vocazione mafiosa per la conquista del mercati esteri non è figlia della globalizzazione ma allunga radici ben più remote. In questo senso affrontare il fenomeno col passo riservato alle emergenze contiene il medesimo errore di valutazione che, per esempio, si è manifestato nella recente e improvvisa scoperta dell’emergenza criminalità a Napoli. antico il malessere napoletano, com’è datata la realtà delle mafie italiane sparse nel mondo. La Spagna ostaggio della camorra? Certo, com’è dimostrato dalle migliaia di pagine di processi rimasti lettera morta. Nuvoletta, Bardellino, la speculazione edilizia, il turismo, la coca, l’Andalusia e i traffici. Per ora va di moda Napoli e allora tutto concorre ad amplificarne la pericolosità. Ma chi ha memoria un tantino più stagionata ricorda l’epoca felice della mafia siciliana ad Alicante. Felicità interrotta dalla Criminalpol di Gianni De Gennaro che beccava a Madrid addirittura don Tano Badalamenti, titolare di un traffico mondiale di droga manovrato da «investitori» siculo-americani. E non più di due anni fa l’Italia chiedeva al governo spagnolo l’estradizione di Giovannello Greco, uno dei pochi mafiosi sfuggiti alla mattanza corleonese. Negli Anni ”70 Nino Calderone, fratello del padrino di Catania, si nascondava beatamente a Nizza dove fingeva di gestire una lavanderia. E in Belgio, nel cuore dell’Europa nuova, un anonimo manovale siciliano, Salvatore Di Luciano, gestiva una montagna di soldi standosene nel lusso di un castello di Charleroi. Mafia senza frontiere anche in Germania, in tempi non sospetti quando tutti si pensava ai boss come a buzzurri incapaci di esprimersi correttamente. Piccolo handicap che già allora veniva tranquillamente superato col fondamentale ausilio dei soldi che aprono tutte le porte e, soprattutto, inducono valenti professionisti a prestare consulenze lautamente retribuite. Prendiamo Nino Rotolo, appena tornato in cella dopo un periodo da ergastolano ai domiciliari: commerciava in pietre preziose con la mediazione di specialisti tedeschi. Per non parlare dei fratelli Provenzano (parenti di Binnu) presenti a Moenchengladbach. O di Agostino Badalamenti ucciso nell’84 a Solingen. Alla caduta del Muro fu la criminalità la più rapida a capire come cambiava il mondo. Così i telefonini dei boss cominciarono a trasmettere ai paisà impiantati nei grand hotel di Bucarest l’ordine di «Comprare tutto». E Vito Roberto Palazzolo che da Cinisi (Palermo) fonda un network radiotelevisivo nel Cisckey, e un impero turistico in Sud Africa? E i Cuntrera e i Caruana che, secondo Falcone, condizionavano l’andamento delle Borse? Altro che le coltellate di Napoli. Il procuratore Grasso è appena tornato dal Messico dov’è stato invitato per una lezione su come combattere il terrorismo. Si è ritrovato a parlare del terrorismo mafioso, perchè a quel traguardo sembra portare la nuova frontiera dell’emergenza criminalità. Per spiegare con parole semplici, Grasso ha raccontato questa storia: «C’è stato un momento in cui i trafficanti colombiani hanno fornito droga ai terroristi dell’Eta che l’usavano per pagare armi fornite dalla camorra che a sua volta le aveva ottenute dalla mafia albanese». Questa è globalizzazione. Francesco La Licata