Varie, 16 novembre 2006
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Noiret Philippe
• Lilla (Francia) 1 ottobre 1930, Parigi (Francia) 23 novembre 2006. Attore • «[...] da noi ha girato Amici miei di Mario Monicelli, La famiglia di Ettore Scola, Nuovo cinema Paradiso di Giuseppe Tornatore, Gli occhiali d’oro di Giuliano Montaldo [...] pessimi studi (’Ero una nullità in tutte le materie”) al Jeanson-de-Sailly che era stato il liceo parigino di Montesquieu e di Malebranche; il prete che gli suggerì di darsi al teatro, la scuola di recitazione dove i suoi compagni erano Delphine Seyrig e Jean Rochefort; il lavoro con Jean Vilar al Thé âtre National Populaire dove conobbe Monique Chaumette, sua moglie dal 1952, e Agnès Varda, fotografa del teatro e regista del primo film da lui interpretato, La pointe courte, 1952. E poi cabaret, radio, televisione, centotrenta film, centinaia di pièces teatrali, l’inizio della carriera italiana con La grande bouffe di Marco Ferreri, il ritorno a teatro negli ultimi anni, l’amicizia forte con Marcello Mastroianni, la perenne capacità di mixare tragedia e commedia, Jean Racine e Eugene Ionesco. ” di quelli che danno il proprio stile alla loro epoca°, diceva di lui il presidente francese François Mitterrand; ”Ha la grande dote della semplicità”, dice Monicelli. […] pigrizia leggendaria [...] ”Non smetterò mai di considerare la pigrizia la madre di tutte le qualità, una filosofia di vita, però mi sembra che la mia sia sempre la stessa, quella di chi ha molto lavorato. Adesso non ho bisogno di muovermi nè di darmi da fare. Non faccio niente: è un diritto”. [...] è sempre vissuto tra le donne: sua moglie sposata da oltre quarant’anni, sua figlia, la sua agente, la sarta di scena [...] ”[...] Mi piace la compagnia delle donne intelligenti, spiritose e provvide, rassicuranti. Sono molto meno monotone ed egocentriche degli uomini, anche se il luogo comune dice il contrario; sono anche più belle e vestite meglio. Ma ho avuto anche molti amici uomini [...] intorno a noi accadono tante cose feroci, che se non cercassimo sollievo nella bellezza la vita non avrebbe senso. Io non dipingo più, ho già tanti altri vizi: il sigaro, il buon cibo, i libri, la casa di campagna a Carcassonne con i cavalli e i cani. Uno degli incontri più importanti della mia vita è stato quello con Balthus, e quando conosci un simile pittore, tu lasci perdere [...] Mio padre era un uomo molto elegante e lavorava nell’abbigliamento; guardandolo ho imparato a apprezzare la bellezza dei vestiti, degli oggetti, del lavoro degli artigiani. Ho appreso il gusto di vestire con cose fatte apposta per me da bravi sarti, il confort e la comodità di vestire bene”. [...] In passato il suo idolo era Gary Cooper [...] ”[...] è quella generazione di attori, Gary Cooper, Jean Gabin, Cary Grant, che mi ha colpito, ispirato, spinto a fare l’attore, che mi ha influenzato anche psicologicamente, stilisticamente, esteticamente. Quanto al mio aspetto, meglio non parlarne: da ragazzo mi trovavo brutto e disperante, non mi piacevo affatto [...] Il cinema italiano mi ha adottato: se ho fatto sette film con Bertrand Tavernier, ne ho fatti quattro con Mario Monicelli. Ho avuto la fortuna di incontrare persone di prim’ordine, di girare bei film, di divertirmi. Tempi bellissimi [...]”» (Lietta Tornabuoni, ”La Stampa” 31/10/2006).