Varie, 16 novembre 2006
DONZELLI Bruno
DONZELLI Bruno Napoli 12 aprile 1941. Pittore • «Le icone di Bruno Donzelli attraversano tutto il Novecento. Nel senso che dai grandi nomi della pittura internazionale e dalle poetiche dei movimenti pittorici che si sono susseguiti nei decenni, l’artista ha dato avvio a un suo laboratorio di pittura - la resistente pittura - in cui gioco, finzione, metafora, vitalismo, neoavanguardia e mediterraneità raccontano la storia più colta. Una storia finalmente non camuffata, che mette a fuoco non solo l’identikit del secolo, ma ne svela trasgressioni, sperimentazioni, oscillazioni. [...] Bruno Donzelli è stato l’unico artista italiano del secondo novecento che ha innestato nella pittura e nella tradizione pittorica il seme di un linguaggio nuovo che, come una melodia antica tutta italiana, ha fecondato e segnato improvvise aperture fra comunicazione e domanda, fra parola e sussurro, fra inganni ottici e ambiguità percettiva. [...] L’artista si diverte con i materiali e i colori che mischia agli automatismi colti, alle citazioni onnivore che ha saccheggiato negli ateliers di suoi compagni d’arte di chiara fama. Di Sironi, il pittore novecentista delle periferie milanesi da cui riceve una deliziosa cartolina con tanto di saluti, di De Chirico, di Fontana di cui simula i tagli, di Burri con i suoi sacchi rattoppati, di Matisse, dei futuristi con i quali va a colazione, di Cèsar di cui raccoglie una serie di orme, e persino di Picasso che immortala a Barcellona con una faccia solare. E l’abbuffata prosegue con Depero, Klee, Balla, Warhol, Jim Dine, Haring, Pollock, Mirò, Rauschenberg, per tutti c’è una contaminazione di colori, di ritmi e di scritture, di frammenti e di umori. Non dimentichiamo che Napoli ci ha consegnato non solo un grande gallerista come Lucio D’Amelio, ma anche un artista come Bruno Donzelli che porta l’arte italiana nel mondo, la rappresenta come pochi e la vive come un vulcano esplosivo. Il suo racconto, pur attraversato dal trash e dal dripping, vive di situazioni riconoscibili che vanno dalle nature morte agli oggetti, dalle facce ai reperti stilistici, dalle balilla ai cuori, fino ai gelati e ai graffiti metropolitani. E allora ironia e parodia, cultura e gusto popolare, mediterraneità e italianità si campionano ancor più anche nello spettacolare trittico giocato su 36 impronte dei grandi maestri del Novecento. La sua pittura è in mare aperto e l’avviso ai naviganti è stato dato» (Carlo Franza, ”Libero” 16/11/2006).