Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella, Corriere della Sera 14/11/2006, pagina 15., 14 novembre 2006
Con il referendum del 18 aprile 1993 il 90,3 per cento dei votanti scelse di abolire il finanziamento pubblico dei partiti, ma con il passare degli anni sono state introdotte leggi che hanno decuplicato i rimborsi a loro destinati
Con il referendum del 18 aprile 1993 il 90,3 per cento dei votanti scelse di abolire il finanziamento pubblico dei partiti, ma con il passare degli anni sono state introdotte leggi che hanno decuplicato i rimborsi a loro destinati. Inizialmente fu introdotto un rimborso modesto: 800 lire per ogni cittadino residente e per ognuna delle due Camere (totale: 1.600 lire, tradotto in un euro e 10 centesimi). Nel 1999 fu approvato un ritocco sostanzioso alla cifra, che passava da 800 lire a 4.000 lire, per ogni elettore e per ogni Camera alle Politiche. Rimborsi analoghi per le Europee e le Regionali, più un forfait per le Amministrative. Grazie a questo sistema i partiti nel 2001 incassarono rimborsi di oltre 165 milioni di lire (92.814.915 euro). Il rimborso aumentò ancora nel 2002, quando destra e sinistra insieme presentarono una legge (firmata da un rappresentante di ciascun partito) che portava i la cifra a 5 euro per ciascun iscritto alle liste elettorali e per ciascuna delle due Camere, con l’aggiunta di una postilla: il calcolo dei rimborsi per il Senato andava fatto sulla base degli elettori della Camera, che sono di più (47.160.244 contro i 43.062.020 degli aventi diritto al Senato). I rimborsi per il 2006 sono stati 200.819.044 euro, cifra che secondo la Finanziaria nel prossimo anno è destinata a crescere di altri 3 milioni e mezzo. I partiti oggi assorbono 201 milioni contro i 93 di cinque anni fa. Il rimborso è salito da 1,10 euro a 10 euro per ogni cittadino. Impietoso il confronto con la cifra effettivamente spesa dai partiti per le Europee del 2004 e i rimborsi ottenuti (i dati emergono da un’indagine della Corte dei Conti): 88 milioni spesi, 249 milioni rimborsati.