Varie, 14 novembre 2006
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Hubay Miklos
• Nagyvarad (Ungheria) 3 aprile 1918, 8 maggio 2011. Drammaturgo • «[...] il più grande drammaturgo ungherese: anche una figura carismatica della cultura internazionale [...] sogna di superare Sofocle quanto a longevità artistica: “Lui scrisse l´ultima sua opera a 90”. [...] Il teatro Nazionale rappresentò per la prima volta una sua opera nel 1942, gli anni durissimi del regime filonazista. S’intitolava coraggiosamente Senza eroi. Quando scoppia la rivolta del ’56, è un autore affermato, insegna storia del teatro all’Accademia, è subito al fianco dei patrioti. La repressione non lo risparmiò. Gli tolsero ogni incarico. Fu costretto a lasciare l’Ungheria. Insegnò per 15 anni all’università di Firenze: “Anni bellissimi”. Dice: “Il mio approccio per conoscere la condizione umana è il dramma. Se funziona, allora riesco a capire la struttura della realtà”. Ancora Sofocle lo ispira eticamente: “Ad Atene era ministro della guerra. Ma nei suoi drammi non vi si trova alcuna allusione alla vita politica ateniese. Però si può capire meglio e la società ateniese e quella nostra”. [...] “[...] Penso sempre a tutti quei ragazzi morti nelle strade di Budapest il 23, il 24, il 25 ottobre del 1956. Il 21 ottobre avrebbero riso tutti se qualcuno gli avesse detto: dopodomani morirai per l’indipendenza del tuo Paese. Voglio dire: non erano preparati per un ruolo eroico. Eppure, qualcosa li rese eroi. L’attrazione del vento rivoluzionario li trascinò, ci trascinò. La grande esperienza rivoluzionaria ebbe un carattere irrazionale. In questa irrazionalità il comunismo non contava più. C’erano questi giovani di 12, 22, 32 anni educati secondo strettissima pedagogia del comunismo che non avevano mai letto i romantici dell’Ottocento (forse Petofi...) ma tutti si comportarono come piccoli romantici. Anche i valori erano diversi... [...] In quei giorni del ’56 c’erano delle casse aperte quasi ad ogni angolo di strada. Erano piene di soldi, erano le collette per le vittime. Nessuno si sognava di toccare quei soldi. Era una promessa. Un poeta durante la rivoluzione scrisse che tutti i poeti classici i cui libri sono conservati negli scaffali della Biblioteca Nazionale sotto la polvere emettono raggi che toccano i giovani che non li avevano letti. I giovani del ’56 cominciarono ad agire irradiati dai poeti romantici. Fu così per 12 giorni. Una grande lezione per noi. Ecco, lunedì 23 ottobre 2006 avrebbe potuto essere la commemorazione per i giovani caduti budapestini, ma anche la festa per tutti i giovani europei e non solo europei che nel XX secolo a Parigi (il Sessantotto), in Italia negli stessi anni, a Praga, a Danzica, a Pechino, in America, hanno avuto la speranza di forgiare un altro mondo [...]”» (l. C., “la Repubblica” 25/10/2006).