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 2006  novembre 14 Martedì calendario

Hahn Hilary

• Lexington (Stati Uniti) 27 novembre 1979. Violinista • «[...] Ha un viso angelico, sa che oggi la bellezza è un’arma per affermarsi tra le Sonate di Mozart: ”Ma non mi metterei mai mezza nuda sulla copertina di un disco come tante colleghe”. [...] Secondo la rivista Time è il maggior talento della musica classica; Le Monde ha paragonato la leggerezza che traspare dal suo diario in rete al ”favoloso” mondo di Amélie Poulain. l’ultimo purosangue della scuderia Deutsche Grammophon: prossimo progetto, Sibelius e Schönberg. [...] Il suono di Hilary è chiaro e profondo, tutta espressività e niente fronzoli. Lei trasmette serenità e dolcezza dietro la scorza luterana. ”Non ho rimpianti, è la vita che ho scelto”. Prime lezioni a 4 anni, primo concerto a 10: ”Mai sentita enfant prodige, fu il naturale proseguimento degli studi”. Ha studiato con Jasha Brodsky, ultimo allievo del leggendario Eugène Ysaye. Si è nutrita delle incisioni dei maestri del passato, Heifetz, Grumiaux. Com’è nata l’idea del diario su Internet? ”Lo tengo da quando sono piccola, raccolgo impressioni mentre giro per il mondo. E ai miei colleghi chiedo: la cioccolata è una droga per te? bevi l’acqua dal rubinetto?”. Un’occhiata ai suoi racconti: ”Ero così stanca quando sono arrivata a Vienna, in 7 giorni sono stata in 7 diverse nazioni”. Dà consigli su come riempire la solitudine in hotel: lei costruisce e fa volare aeroplanini di carta. Parla del pubblico: ”Gli applausi tra due movimenti in cui inciampa chi è poco avvezzo di musica, sono un’emozione genuina”; del cibo: ”C’è un Italian Market a Filadelfia, con specialità che neppure immaginate...”. Molte le considerazioni tecniche (’nella mano sinistra, attenzione alla distanza tra le dita”) e di costume: ”In platea non riesco a distogliere l’attenzione dai violinisti che si muovono all’unisono; il suono del gong mi riporta al mondo delle fiabe...”. Hilary vive a Baltimora. ”Una strana città piena di immigrati russi. Non è lontana da Filadelfia o New York, ma non c’è motivo di andare lontani se si ama la musica... Anche se nella provincia americana il pubblico più ingenuo può far domande strane per voi europei, tipo ”perché la musica classica non ha amplificazione?’ o dicono che il brano una volta suonato è sempre lo stesso e dunque noi interpreti dovremmo andare a spasso!”» (Valerio Cappelli, ”Corriere della Sera” 12/11/2006).