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 2006  novembre 14 Martedì calendario

Grippo Nicola

• Salerno 1930. Sarto • «[...] lui il beneficiato del miracolo che renderà santo Papa Giovanni Paolo II, come ha annunciato nella cattedrale di Salerno, il giorno dei Santi, il vescovo, monsignor Gerardo Pierro. Nicola parla con la voce ferma di chi non vuole, o forse non può, lasciarsi andare alla gioia. Quest’uomo [...] che dalla vita fino ad oggi ha avuto molto dolore e speranze deluse, racconta: ”Adesso io e mia moglie siamo soli, ho perso due figlie, una aveva vent’anni e se l’è portata via la leucemia, l’altra un incidente d’auto. Per loro avrei voluto il miracolo”. Non c’è rabbia nella sua voce, ma solo rassegnazione per quello che il destino porta in dote a ciascuno. A lui ha portato il miracolo della guarigione da un tumore che gli ha aggredito prima un rene e poi i polmoni e la spina dorsale. Non c’era speranza, secondo i medici. Fino al giorno dell’ultima radiografia [...] quando i medici hanno constatato che il tumore se ne era andato. ”E non siamo stati noi”, hanno ammesso. ”Ringrazi la sua fede e Papa Wojtyla”. [...] ha pregato Papa Giovanni Paolo II? ’Mia moglie lo ha pregato quando ero a Milano a curarmi all’Istituto nazionale dei tumori. E poi, una notte, il Papa gli è apparso in sogno, portava per mano un bambinetto vestito di bianco come lui e camminavano su una strada di ciottoli bianchi”. Qui interviene Elisabetta [...] la moglie di Nicola, che spiega: ”Io ero con le mie figlie, morte anni fa, e lo inseguivo, ma lui camminava veloce e non siamo riuscite a raggiungerlo. Così ho detto alle mie ragazze: ”L’importante è che lo abbiamo visto’. Poi mi sono svegliata”. Nicola, quando le hanno detto che era stato miracolato? ”Anche per me è una sorpresa questa storia del miracolo, oggi sono stato chiamato dal vescovo Pierro in cattedrale che mi ha fatto firmare le carte con cui autorizzo il Vaticano a prendere in visione tutte le mie cartelle mediche. Sono molto frastornato da questa attenzione. Avrei preferito che questo fatto rimanesse segreto. I medici mi avevano chiesto se ero credente, se pregavo. Se avevo chiesto la grazia a qualche Santo. E così mia moglie raccontò loro del sogno. E loro mi hanno spiegato che adesso i miei polmoni erano puliti, senza traccia del male, e che non era stato merito loro. Poi un giorno sono tornato in ospedale, al San Leonardo, dove mi aspettavano dieci professori che volevano sapere cosa era successo. So che il mio caso è finito anche su una rivista scientifica [...] No, non sono scettico, solo che ancora non mi sento tranquillo, nonostante le rassicurazioni dei medici. Continuo ad essere sotto controllo. Ne ho avute troppe di delusioni nella mia vita... E poi vorrei dire che ringrazio anche loro che sono stati bravissimi, hanno fatto un vero miracolo, appunto”. Crede che sia stata una collaborazione tra scienza e fede, tra il Papa e i dottori? ”Credo di sì, i dottori che ho incontrato a Milano, a Roma e a Salerno sono stati eccezionali. E credo che mi abbiano aiutato anche le mie figlie. Mia moglie le pregava di aiutarci perché eravamo rimasti soli [...] Non lavoro da tanti anni, da quando le mie figlie sono morte. Avevo un bazar sotto casa, e mia moglie mi aiutava ma faceva anche lavori da sarta”. Quando si è accorto di essere malato? ”Tre anni fa, quando mi hanno tolto un rene. Poi hanno scoperto delle macchioline sul polmone e su due vertebre. Ed è iniziato il calvario delle cure. Non le sopportavo proprio, la chemioterapia mi dava un tremore insopportabile, tanta debolezza. Rigettavo i medicinali. Avevo poche speranze”. Poi il sogno... ”Chissà... Certo quando si è disperati la fede diventa più forte. Chi è che non vuole guarire? Io questo miracolo lo avrei voluto per le mie bambine che non ci sono più. Per quella che ha avuto la leucemia non c’è stato neanche il tempo di chiedere la grazia, volevo andare a Fatima, dalla Madonna, ma il male è stato più veloce. Questa volta invece mi sono appellato a tutti. Chissà che in quella occasione qualcuno lassù non abbia veramente ascoltato le nostre preghiere”» (Maria Corbi, ”La Stampa” 6/11/2006).