Andrea Galli, Corriere della Sera 14/11/2006, pagina 20. altri giornali del 15 (Repubblica, Corriere della Sera, QN), 14 novembre 2006
Gerardina D’Elia, 33 anni, di Pietracatella (1.600 abitanti in provincia di Campobasso), ex collaboratrice con l’università di Isernia, appassionata di civiltà antiche, antropologia, fotografia, ginnastica artistica, dopo quattro anni di attesa era stata chiamata da poco tempo a fare la supplente di matematica in una scuola media di Nova Milanese
Gerardina D’Elia, 33 anni, di Pietracatella (1.600 abitanti in provincia di Campobasso), ex collaboratrice con l’università di Isernia, appassionata di civiltà antiche, antropologia, fotografia, ginnastica artistica, dopo quattro anni di attesa era stata chiamata da poco tempo a fare la supplente di matematica in una scuola media di Nova Milanese. Lunedì 6 novembre in un’aula per il sostegno fu sorpresa dalla collega di ginnastica a fare sesso con un ragazzino di 14 anni (altri due erano vicini e semisvestiti, altri due ancora sulla porta a fare da palo). Il fatto è stato tenuto nascosto dai capi dell’istituto per cinque giorni. L’insegnante è stata sospesa, forse presto sarà radiata dagli elenchi, il che vuol dire che non potrà mai più insegnare. Ha raccontato come sono cominciate le cose: «Mi hanno chiesto se facevo l’amore con il mio fidanzato... mi sono ritrovata a discutere di certi argomenti». Naturalmente diverso il racconto dei ragazzi. Due di loro, sentiti in Procura (il 14 novembre) hanno dato la loro versione, concorde: «Nelle lezioni che ci ha fatto non ha mai spiegato niente di matematica, parlava solo di sesso. E quel giorno è stata lei, durante le prime tre ore della mattina, a proporre di incontrarci più tardi in aula, mentre tutti gli altri erano in palestra. Del resto della classe non se ne curava per niente, lasciava che ci fossero urla e disordine, stava con noi in disparte a chiacchierare, poi ci ha detto: "Vi faccio vedere io come si fa". Ci parlava continuamente delle sue tante esperienze sessuali, degli uomini che aveva avuto, del fatto che a lei interessava solo andare a ballare e uscire. Ci spiegava cose che ancora non sappiamo sul sesso e sin dal primo giorno aveva distribuito il suo numero di cellulare». Il giorno del fatto a uno dei ragazzi avrebbe chiesto se aveva con sé un preservativo. Sentita dagli investigatori, la donna ha confessato di essere «caduta in una trappola»: il quattordicenne «era attraente e sembrava più grande della sua età, c’era una forte simpatia». Poi ha aggiunto: «Non è l’insegnamento la mia passione, faccio questo lavoro tanto per farne uno». Ha poi detto che sta pensando di denunciare gli studenti: «Ho subìto una violenza, mi sono ritrovata in un ambiente violento. Usavano la forza, mi lanciavano le penne, mi prendevano a pugni. E non è vero che ero nuda: ero immobile accanto all’armadietto. Quei tre ragazzini mi sembravano un po’ vivaci ma non pensavo mai arrivassero a tanto. Mi hanno spinto, sono caduta, ho rischiato di spaccarmi la testa». Ha concluso dicendo: «Ho cercato di essere gentile con tutti. Ed ero entrata nei loro cuori, mi amavano. Non do colpe né alla scuola né alla famiglia, forse alla società. Ma ora mi devo difendere: nominerò un avvocato donna perché mi vergogno di riferire quelle parole sconce che i ragazzi dicevano sul mio conto».