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 2006  novembre 14 Martedì calendario

Gachot Bertrand

• Lussemburgo 23 dicembre 1962. Ex pilota di Formula 1 • «[…] belga con natali lussemburghesi, è stato un buon pilota di F1, tra l’89 e il ”95. La sua occasione arrivò nel ”90 quando Eddie Jordan affidò a lui e ad Andrea De Cesaris una monoposto competitiva. Ma Bertrand riuscì a rovinarsi. A Londra, durante una lite con un taxista, per difendersi spruzzò uno spray urticante, acquistato in Germania, sugli occhi del malcapitato. Gachot finì in galera: in Inghilterra la bomboletta, equiparata a un’arma, era illegale. Al fresco Bertrand rimase parecchio, perché sottostimò la gravità del reato e mantenne un atteggiamento strafottente davanti al giudice. Fu liberato solo mesi dopo. L’equilibrio psicofisico rimase provato ”e la mia carriera andò in fumo”. In compenso si aprì quella di Michael Schumacher, che Jordan ingaggiò al suo posto... ”I casi della vita... Avete visto quel film, Sliding Doors, metafora del destino che cambia a seconda di come si apre una porta? Ecco, qualcosa di simile... [...] Ne parlammo, un giorno. In un modo o nell’altro Michael sarebbe diventato ugualmente un grande. Però fu due volte fortunato: per l’occasione che ebbe e per la macchina che si ritrovò. Nella gara precedente io avevo ottenuto il giro più veloce [...] Ero di livello medio-alto, ma non avevo nulla da spartire con i Senna, i Prost e gli Schumacher... Mi sarebbe solo piaciuto vedere dove sarei arrivato: Damon Hill, che valeva suppergiù il sottoscritto, con una buona monoposto diventò campione del mondo. [...] Sono cresciuto negli anni di Prost e Senna. Ayrton è stato il mio idolo: era una persona speciale, se non fosse morto sarebbe diventato presidente del Brasile. Voto sempre e comunque per lui, però Schumi è stato un fenomeno, soprattutto sul bagnato e per la velocità [...] Michael venne a cercarmi, ecco ciò che mi fa dire che è una brava persona. Si scusò, nonostante non c’entrasse nulla, disse che non era giusto quello che era capitato; infine, mi strinse la mano. Apprezzai tantissimo”» (Flavio Vanetti, ”Corriere della Sera” 23/10/2006).