Elena Dusi, la Repubblica, 10/11/06 pagina 41., 10 novembre 2006
Una delle chiavi che avrebbe spinto la nostra evoluzione su un sentiero diverso rispetto a quello dei primati sarebbe nella capacità di comunicare con lo sguardo
Una delle chiavi che avrebbe spinto la nostra evoluzione su un sentiero diverso rispetto a quello dei primati sarebbe nella capacità di comunicare con lo sguardo. Ne è convinto Michael Tomasello, ricercatore del Max Planck Institute per l’antropologia evolutiva: «Uno dei misteri centrali dell’evoluzione è quando gli uomini abbiano iniziato a cooperare fra loro. A mio giudizio la risposta è negli occhi, colorati in un modo da rendere evidente sia la loro presenza che la direzione dello sguardo. A differenza dei primati, la sclera è completamente bianca e il contrasto fra l’iride colorata e la pelle chiara è unico fra le specie animali». Gli occhi umani, poi, sono sproporzionatamente grandi in rapporto alle dimensioni del nostro corpo. «La parte esterna e visibile è più ampia perfino rispetto a quella del più massiccio gorilla». Per dimostrare la sua teoria lo scienziato ha messo a confronto le abilità visive di un gruppo di bambini di 12 e 18 mesi e di alcune specie di primati (scimpanzé, gorilla e bonobo). Ognuno di essi veniva messo di fronte a un antropologo che alternativamente sollevava la testa verso il soffitto oppure alzava solo lo sguardo, mantenendo fissa la posizione del capo. I primati rivolgevano gli occhi verso l’alto solo nel primo caso, dimostrando di essere in grado di comprendere il linguaggio del corpo ma non quello visivo. I bambini invece reagivano addirittura con maggiore frequenza quando a spostarsi erano solo gli occhi, rimanendo più indifferenti rispetto ai movimenti della testa.