La Stampa 08/11/2006, Massimo Gramellini, 8 novembre 2006
La Stampa, mercoledì 8 novembre. Al primo sguardo sembra solo una notizia di cronaca. Tre prostitute romene morte soffocate nel loro appartamento torinese a causa del cattivo funzionamento della caldaia
La Stampa, mercoledì 8 novembre. Al primo sguardo sembra solo una notizia di cronaca. Tre prostitute romene morte soffocate nel loro appartamento torinese a causa del cattivo funzionamento della caldaia. Poi uno spulcia gli atti dell’inchiesta e scopre che: 1. la caldaia non era mai stata revisionata dal giorno dell’installazione, oltre 30 anni fa, in barba a tutte le norme; 2. il contratto dell’appartamento (ma a Torino, città militare, si dice alloggio) era intestato a una testa di legno irreperibile e non aveva valore giuridico; 3. il geometra che fece il contratto non era un geometra; 4. i veri proprietari, titolari di altri appartamenti consimili, vivono a Parigi infischiandosene delle leggi italiane e magari anche del fisco; 5. finora non hanno offerto neppure un euro di risarcimento ai parenti delle vittime perché confidano nel condono. Da una disgrazia come tante emerge il quadro del disfacimento e dell’illegalità diffusa che avvelenano la vita di questo benedetto Paese. Un campionario di piccole nefandezze che testimonia quale formidabile unità di intenti unisca il Palazzo e la cosiddetta società civile. Per realizzarlo ci è voluto lo sforzo corale di uno stuolo di persone assolutamente normali: controllori che non controllano, maneggioni che millantano, furbetti del quartierino che s’approfittano di leggi e situazioni speciali. Ed è pure probabile che i protagonisti della vicenda siano in prima fila nel condividere questo giudizio. Che a pranzo si lamentino del mancato rispetto delle regole (da parte degli altri) e a cena tuonino contro l’immoralità dei politici. Poi nel privato ognuno si aggiusta come può e la colpa non è mai sua, ma dello Stato esoso, del regolamento astruso, del burocrate ottuso. Così la morale diventa un metro pieghevole, da allungare in faccia al prossimo e restringere a dimensioni tascabili quando si tratta di sfruttarlo. Massimo Gramellini