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 2006  novembre 10 Venerdì calendario

ALTAVILLA Alfredo

ALTAVILLA Alfredo Taranto 2 agosto 1963. Manager. Già Amministratore delegato della Fiat Powertrain Technologies, dal 2010 amministratore delegato dell’Iveco • Figlio della piccola borghesia del Sud (il padre era titolare di una concessionaria Lancia e Autobianchi), si diploma all’Istituto tecnico commerciale Pitagora-Bachelet di Taranto e, poi, si trasferisce a Milano, dove si laurea in Economia alla Università Cattolica con una tesi in marketing sul caso della Fiat Uno. Nel 1990, a 27 anni, è assunto in Fiat Auto. Nel 1995, è nominato responsabile dell’ufficio di Pechino. Nel 2002, si occupa del coordinamento delle attività con GM e, nel 2004, assume l’incarico di gestione delle alleanze. Nel 2006 è ad di Fiat Powertrain Technologies, mantenendo la responsabilità per le alleanze industriali nell’auto (“Il Sole-24 Ore” 4/5/2009) • «[...] è stato con Marchionne uno degli artefici dell’accordo con il governo Obama per il salvataggio della Chrysler [...]» (Andrea Silvuni, “Panorama” 22/4/2010) • «[...] uomo della finanza, già capo della Fiat Turchia e ora responsabile dell’importante società chiamata Fiat Powertrain e di Sviluppo e Business (alleanze) [...] indicato come un possibile successore di Marchionne [...]» (s. t., “la Repubblica” 25/7/2007) • «[…] ha svolto, in questi anni cruciali, il ruolo di “ministro degli esteri” del gruppo. Sempre a fianco del capo, al momento delle delicate alleanze internazionali (con gli indiani di Tata, con i cinesi di Chery, con i russi di Severstal). Dalla sua roccaforte di Istanbul ha seguito e pilotato gli accordi industriali. Altavilla è stato appena nominato responsabile del settore Powertrain, altamente strategico. È destinato a crescere ancora. Anche lui sarà dunque in prima fila, quando Marchionne sceglierà il nuovo amministratore delegato di Fiat Auto. […]» (Piero Bianco, “La Stampa” 10/11/2006) • «Nell’estate del 1982 Franco Selvaggi, attaccante del Taranto da poco passato al Cagliari, è convocato da Enzo Bearzot al posto dello juventino Roberto Bettega, infortunato, nella nazionale di calcio che avrebbe conquistato i mondiali in Spagna. Alfredo Altavilla, invece, si diploma con 58 sessantesimi all’istituto tecnico Pitagora- Bachelet e prepara i documenti e le borse per il trasferimento a Milano, dove si sarebbe laureato cinque anni dopo in Economia alla Cattolica, con una tesi sul caso della Fiat Uno. Altavilla, al Lingotto dal 1990, a 46 anni è responsabile strategico delle alleanze industriali nell’auto. Dunque, nel gruppo di Sergio Marchionne che prima ha evitato il dissesto della fabbrica privata italiana per eccellenza, la Fiat, e poi ha lavorato all’acquisto della agonizzante Chrysler di Detroit, c’è un uomo che è cresciuto e si è formato nella più grande città industriale del Sud Italia, bellissima e contraddittoria, uliveti e ciminiere, vino rosso Primitivo di Manduria che dà subito alla testa e siderurgia pubblica, fino a quindici anni fa tanti soldi ovunque e l’ombra incombente ma rassicurante delle Partecipazioni Statali. Una cultura industriale in grado di produrre un preciso rumore di fondo. “Avevamo sotto gli occhi l’esempio di un capitalismo di Stato che condizionava in tutto la città - ricostruisce Alessandro Altavilla, un anno in meno del fratello - : dalle relazioni fra le persone alle loro abitudini, fino alle scelte dei più giovani. Tuttavia, da questo modello eravamo personalmente distanti, dato che nostro padre Martino aveva una concessionaria Lancia e Autobianchi”. [...] Nella Taranto in cui i bimbi italiani vanno a scuola con i figli degli specialisti degli altoforni della Nippon Steel, la cultura tecnica non è snobbata: una controtendenza, per un Paese che storicamente affida la selezione delle élite al liceo classico. I periti industriali dell’istituto Righi servono al sistema produttivo locale e sono cercati anche dalle acciaierie Falck di Sesto San Giovanni. I ragionieri del Pitagora, oltre che dalle aziende, dal Banco di Napoli e dalla Comit. “Era un istituto molto selettivo - ricorda il preside Francesco Terzulli - : nel primo anno in cui Alfredo Altavilla fu nostro allievo, alle 18 prime classi corrispondevano soltanto cinque ultime quinte classi. Un ambiente severo fino alla durezza: classi maschili e femminili separate, ancora nel 1985 due campanelle distinte per le uscite degli uni e delle altre”. Scuole professionali viatico per un posto di lavoro. “Mio fratello - sorride Alessandro Altavilla - si sarebbe fermato volentieri al diploma. Nostro padre, che aveva il mito del Nord rapido e efficientista, ci fece iscrivere alla Cattolica di Milano. Alfredo a Economia, io a Legge. In cinque in una casa. Lui non voleva che assorbissimo i ritmi e le lentezze del nostro Sud. Per questa ragione, l’Italsider per noi è stata fisicamente vicina, ma psicologicamente lontana” [...]» (Paolo Bricco, “Il Sole-24 Ore” 3/5/2009).