Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2006  novembre 10 Venerdì calendario

La TV? Fa bene al pallone. La Stampa 10 Novembre 2006. Londra. In un mondo perfetto, calcio e televisione avrebbero un rapporto puramente sinergico, dando vita a un circolo virtuoso

La TV? Fa bene al pallone. La Stampa 10 Novembre 2006. Londra. In un mondo perfetto, calcio e televisione avrebbero un rapporto puramente sinergico, dando vita a un circolo virtuoso. Più il calcio appare in tv, più si fa pubblicità e più la gente si interessa e va allo stadio e quindi più incassano le società al botteghino. Naturalmente cresce così anche l’interesse della gente verso il calcio, sempre più persone vogliono vedere le sfide di pallone sul piccolo schermo, aumenta l’audience e quindi maggiori saranno gli introiti pubblicitari. Il sistema dovrebbe in teoria funzionare così. In realtà vi sono Paesi in cui il meccanismo funziona alla perfezione, altri invece dove il teorema sembrerebbe reggere poco. Sfatiamo subito una leggenda metropolitana: non è l’eccesso del calcio in televisione di per sè che danneggia l’affluenza dei tifosi negli stadi. In Francia, Germania e Spagna - proprio come in Italia - ogni gara della massima serie viene trasmessa in diretta sulle pay-tv. Eppure in quei Paesi vi è una sana affluenza di pubblico negli stadi. I transalpini stanno registrando medie che sono il doppio rispetto agli Anni Novanta, la Spagna resta intorno ai trentamila spettatori a partita e la Bundesliga vanta gli stadi più affollati e frequentati d’Europa. Tra i maggiori campionati europei, uno solo sembra operare in base all’idea che il troppo calcio televisivo danneggi il pubblico pagante negli stadi: l’Inghilterra. Oltremanica infatti esiste una legge che vieta a qualsiasi emittente televisiva (via etere, via satellite o via cavo) di trasmettere partite di calcio (anche straniere) tra le ore 15 e le ore 17 del sabato, cioè nell’orario in cui tradizionalmente si disputano tutti i campionati inglesi, dalla Premiership alla Conference (che è l’equivalente del nostro Interregionale). A parte le cinque gare di Premier League «spalmate» tra anticipi e posticipi, tutto il resto del football professionistico inglese - salvo rarissime eccezioni - va in campo il sabato pomeriggio alle 15. E quindi niente calcio in televisione a quell’ora, altrimenti - almeno questo è il timore - il tifoso non andrà allo stadio. L’impressione è che i fattori principali per garantire l’affluenza negli stadi siano gli stadi stessi. I quali devono essere moderni, funzionali, sicuri e dotati di una buona infrastruttura di trasporti e parcheggi. Non è un caso che in Germania gli stadi sono sempre pieni: si tratta di impianti costruiti o rinnovati in occasione del recente Mondiale vinto dagli azzurri. E non può essere una coincidenza che, prima dei tedeschi, gli impianti più affollati fossero quelli inglesi, molti dei quali - guarda la coincidenza - erano stati ristrutturati in vista del Campionato europeo 1996 disputatosi nel Regno Unito. Importante è anche la sicurezza. In Italia la violenza negli stadi è comunque in calo, altrove è stata debellata già da tempo, segno che la sicurezza del pubblico (in particolare delle famiglie) è un elemento assolutamente fondamentale per chi vuole recarsi di persona alle partite. Sul prezzo dei biglietti vi sono invece dati discordanti. Negli stadi inglesi, anche i più popolari, partono dalle 30 sterline (46 Euro) e arrivano alle 50 (83 Euro). In Germania e in Spagna i prezzi sono assai più «popolari»: al Westfalen Stadium di Dortmund, il più frequentato d’Europa, si può accedere con soli 10 euro. Un fattore che invece, al pari della televisione, non appare rilevante è lo spettacolo offerto in campo. Se da un lato gli stadi della Bundesliga sono sempre pieni, dall’altro - a parte il caso del Mondiale - il calcio tedesco è in crisi da anni. Nelle classifiche Uefa, il campionato della Bundesliga è scivolato al quinto posto e rischia di essere sorpassato addirittura da Portogallo, Romania, Russia e Olanda, perdendo così un posto per le proprie squadre in Champions League. Discorso analogo in Francia dove, lasciando in disparte il fenomeno-Lione, non vi sono squadre di altissimo livello (e per giunta i talenti migliori emigrano in continuazione), ma il pubblico continua a pagare il biglietto. L’impressione dunque è che il connubio calcio-televisione possa funzionare e che entrambi ne traggano benefici, a patto che vedere la partita in tv non sostituisca mai il fatto di vederla dal vivo. I due «prodotti» - tifoso allo stadio o in poltrona - devono differenziarsi il più possibile. La partita vista dal vivo deve offrire certi elementi - calore, divertimento, partecipazione - che la tv non potrà mai trasmettere. Nello stesso tempo, lo stadio deve garantire (almeno in parte) la sicurezza, la comodità e il comfort che si hanno guardando una gara nel proprio salotto di casa. Gabriele Marcotti