La Repubblica 10/11/2006, Giuseppe D’Avanzo, 10 novembre 2006
stata approvata in fretta e furia, per demagogia e necessità (le carceri scoppiavano), una legge di indulto senza predisporre alcuna misura di accoglienza e reinserimento delle persone scarcerate
stata approvata in fretta e furia, per demagogia e necessità (le carceri scoppiavano), una legge di indulto senza predisporre alcuna misura di accoglienza e reinserimento delle persone scarcerate. Gli "indultati" dovevano essere 13.000, si è scoperto che sono 24.500 (1.570 già di nuovo in carcere). La precipitosa iniziativa parlamentare sollecita ora, in un circolo vizioso, ripensamenti politici, insicurezza pubblica, qualche spirito forcaiolo creando un clima che impedisce scelte politiche utili a correggere una legislazione criminogena (droghe, immigrazione) e garantire il buon esito di quel perdóno con l´associazionismo, il privato sociale, il sostegno a misure di opportunità per chi esce dal carcere. Ma quel che è peggio, l´indulto è sabbia nel già singhiozzante motore della giustizia italiana. Otto processi su dieci saranno inutili (l´indulto cancella la pena e non il reato e, quindi, i processi vanno celebrati lo stesso). Per evitare questo cammino nel nulla bisognerebbe, come suggerisce il Consiglio superiore della magistratura, un parallelo provvedimento di amnistia (sarebbero cancellati anche i reati e quindi gli inutili processi). Giuseppe D’Avanzo