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 2006  novembre 10 Venerdì calendario

Edoardo di Windsor, il principe che non voleva fare il re. Corriere della Sera 10 novembre 2006. Rientrando dall’Inghilterra ho trovato nel Times la notizia dell’uscita di un libro di memorie (diario privato) di Sir Alan Lascelles, che fu segretario di Edoardo VIII al tempo in cui era principe di Galles, poi segretario del suo successore, e occupò infine alcune tra le posizioni più importanti, anche se non appariscenti, dell’establishment britannico

Edoardo di Windsor, il principe che non voleva fare il re. Corriere della Sera 10 novembre 2006. Rientrando dall’Inghilterra ho trovato nel Times la notizia dell’uscita di un libro di memorie (diario privato) di Sir Alan Lascelles, che fu segretario di Edoardo VIII al tempo in cui era principe di Galles, poi segretario del suo successore, e occupò infine alcune tra le posizioni più importanti, anche se non appariscenti, dell’establishment britannico. Da quanto ho letto, l’immagine del principe di Galles, non è quella corrente di un uomo bello e raffinato, di un esteta adorato dal popolo, quanto quella di un egoista che amava circondarsi di «ruffiani», di un forte bevitore, senza alcuna morale per i legami sentimentali e soprattutto senza «coscienza del proprio ruolo». La domanda è: la sua forzata abdicazione fu solo dovuta alla relazione sentimentale con Mrs Simpson, o l’establishment britannico colse l’occasione per «liberarsi» con grazia e stile di un personaggio inadatto al ruolo? La domanda potrebbe porsi ovviamente anche per altri futuri monarchi inglesi... Alessandro Franceschini Caro Franceschini, prima della morte del padre (Giorgio V), Edoardo di Windsor era uno scapolo frivolo e mondano, ma generalmente gradito alla pubblica opinione e molto amato, nonostante le sue simpatie per il nazismo, dalle classi popolari. La svolta, nella vita di questo regale playboy, avvenne nel 1931 quando s’imbatté, in una delle tante feste che riempivano la sua vita, nei coniugi Simpson, una coppia americana che frequentava i salotti londinesi e le case di campagna della buona società britannica. Lei, Wallis, non era bella. Aveva zigomi pronunciati, una grande bocca, un naso non piccolo, un corpo magrissimo, quasi scheletrico. Ma le male lingue sussurravano che avesse uno straordinario fascino sessuale e una considerevole esperienza conquistata sul campo nel corso di molte roventi avventure, anche nelle case meno rispettabili di Shanghai. L’amore divampò nel 1934 e divenne una stabile relazione quando Edoardo, nel gennaio 1936, salì al trono con il nome di Edoardo VIII. Nulla di strano. Il nonno, Edoardo VII, aveva fatto di peggio. Il vero scandalo scoppiò quando il giovane re, dopo il divorzio di Wallis, fece sapere al Primo ministro conservatore (Stanley Baldwin) che desiderava formalizzare il rapporto con un matrimonio morganatico. Wallis non sarebbe diventata regina, ma avrebbe avuto, come legittima sposa del monarca, un posto a corte. Fu quello il momento in cui l’establishment si divise in due partiti. Winston Churchill e due grandi proprietari di giornali (Beaverbrook e Rothermere) sostennero Edoardo. Ma Baldwin, l’arcivescovo di Canterbury, la maggioranza del partito conservatore, il leader laburista Clement Attlee e buona parte della famiglia reale misero Edoardo di fronte alla necessità di scegliere fra il trono e l’amante. I due campi avevano una stessa preoccupazione, il futuro della monarchia, ma giungevano a conclusioni opposte. Per i primi l’abdicazione era più pericolosa del matrimonio, per i secondi il matrimonio era più pericoloso dell’abdicazione. Il nodo fu tagliato dalla fragilità morale e psicologica di Edoardo. Con una di quelle manifestazioni di forza che sono tipiche degli uomini deboli, il re s’impuntò. L’11 dicembre del 1936, dai microfoni della Bbc, annunciò che non avrebbe potuto «portare il fardello» delle sue responsabilità senza il sostegno della donna amata. Poche ore dopo, alle due del mattino del 12 dicembre, lasciò l’Inghilterra. Il matrimonio fu celebrato da un ministro anglicano in un castello francese e Wallis divenne duchessa di Windsor, ma senza quel prezioso appellativo (Altezza Reale) che era stato forse la sua maggiore ambizione. La vita della coppia negli anni seguenti confermò i sospetti di coloro che avevano preferito l’abdicazione al matrimonio morganatico. La loro esistenza fu una una lunga sequenza di ricevimenti, balli di beneficenza, apparizioni mondane, viaggi esotici e continue peregrinazioni da una spiaggia di moda a una stazione termale. Liberati da qualsiasi responsabilità, i duchi divennero i simboli itineranti della frivolezza, i protagonisti di una interminabile favola per le masse. Esposti continuamente alla luce dei riflettori, invecchiarono in pubblico, lei sempre più rinsecchita, lui sempre più grinzoso. Suppongo che la sua domanda finale, caro Franceschini, contenga un’allusione al principe Carlo. Esiste tuttavia fra lui e il prozio, una sostanziale differenza. Carlo ha voglia di fare il re e sta facendo il possibile per dimostrare che ne ha le qualità. Sergio Romano