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 2006  novembre 06 Lunedì calendario

Ecco i dieci uomini che ci intasano la posta. La Stampa 6 Novembre 2006. Madrid. Se avete appena ricevuto uno spam nella vostra casella di posta elettronica, c’è l’80 per cento delle possibilità che ve l’abbia inviata una ristretta rosa di dieci spammers professionisti, capeggiata dall’ucraino Alex Blood

Ecco i dieci uomini che ci intasano la posta. La Stampa 6 Novembre 2006. Madrid. Se avete appena ricevuto uno spam nella vostra casella di posta elettronica, c’è l’80 per cento delle possibilità che ve l’abbia inviata una ristretta rosa di dieci spammers professionisti, capeggiata dall’ucraino Alex Blood. Parola della autorevole organizzazione internazionale Spam- hous, che da otto anni lotta contro questa piaga responsabile ogni giorno la bellezza di 55 miliardi di e-mail non richieste, ossia il 64 per cento dell’intero traffico che circola ogni giorno in Internet. «Benché ci siano centinaia di migliaia di persone che causano questo problema, la maggior parte degli spam proviene da un piccolo gruppo», avvertiva già l’anno scorso la Federal Trade Commerc, l’ente governativo americano che difende i consumatori, quelli virtuali compresi. Blood utilizza anche gli pseudonimi di Alexander Mosh, AlekseyB e Alex Polyakov, quest’ultimo tratto dal nome di una spia sovietica nel romanzo «II Topo» di John Le Carrè. Nella top ten dei «padri di tutti gli spam» ci sono poi quattro russi, due americani, un canadese, un israeliano ed un cinese di Honk-Kong. Blood è uno specialista in farmaci per uso sessuale maschile come il Viagra e in pedopornografia, il secondo classificato, il russo Leo Kuvayev, predilige invece il software, mentre il connazionale Ibragimov gli antivirus. «Gli spam continuano ad affliggere Internet perché un ristretto numero degli Internet Provider (ossia le imprese che permettono la navigazione online) vende per profitto i dati che possiede dei clienti oppure non fa niente per prevenire i messaggi non desiderati», accusava ieri il sito di Spamhous, che dà la palma a www.verizonbusiness.com, un gigante americano della Rete con oltre 30 mila dipendenti (e con nientemeno che 169 spedizionieri di spazzatura telematica). Ma le ragioni che spiegano perché continuiamo a ricevere pubblicità su come allungare il pene o ritardare il pagamento della ipoteca sono anche altre. vero che sia negli Stati Uniti che nella Ue inviare spam è proibito per legge, ma gli spammer professionisti cambiano paese con frequenza e si giovano delle legislazioni di quei Paesi che non le combattono con determinazione: Russia, Cina, e tutti i paradisi fiscali. Nel database Rosko (Register Of Known Spam Operations ) di Spamhous, le gang della spazzatura internettiana prediligono non a caso Internet Provider come Chinamobil.com. Ma perché ci inondano di porcheria? Semplice: è un business. L’impresa di sicurezza Ipswitch mette il dito nella piaga e sostiene che le spam gangs ottengono una percentuale variabile a seconda del prodotto o sottoscrizione che riescono a piazzare nel cyberspazio e che sono: farmaci (il 36%), servizi bancari o finanziari (il 19%) e pornografici (il 14%). Poi: anche se sempre più internauti si dotano di firewall ed antivirus che riconoscono la spazzatura e li destinano al cestino, 15 navigatori su 1 milione ordinano i prodotti offerti. E Blood&Company, per mandare 1 milione di e-mail, impiegano meno di un’ora e devono solo schiacciare un bottone. Non solo: gli spacciatori di pubblicità non voluta si sono perfezionati ed utilizzano i pc degli utenti collegati in rete. Basta che uno solo non sia debitamente dotato di un software contro la spazzatura per farlo diventare un trasmettitore degli stramaledetti messaggi. Gli esperti calcolano che ben il 40% degli spam viaggino ultimamente con questo sistema. Già, ma come fanno ad ottenere la nostra e-mail? più semplice di quanto si pensi: basta ricopiare i nostri blog e soprattutto le mailing list che non cancelliamo mai quando spediamo ad un amico scherzi o barzellette. Oppure cadere nel tranello di rispondere ad un’offerta gratuita. Ancora: Blood e compagni riescono anche a fregare gli anti-spam che sono programmati per mandare subito al cestino le e-mail contenenti la parola Viagra, ma non se viene usato lo stratagemma di scrivere la stessa parola lasciando uno spazio vuoto dopo ogni lettera, come V I A G R A. A volte pare che ci possa vendicare. Lo spammer americano Alan Rasky si è vantato in un’intervista online di inondare le e-mail di mezzo mondo, e i cybernauti gli hanno reso pan per focaccia inviando alla casella postale indicata decine di migliaia di messaggi. E se fosse stato un trucco? Gian Antonio Orighi