Varie, 8 novembre 2006
ASENSI
ASENSI Matilde Alicante (Spagna) 1962. Scrittrice • «Difficile scrivere romanzi d’avventura in Spagna. E non solo perché c’è stato un precedente come Don Chisciotte, e poi poco o nient’altro (con l’eccezione di Arturo Pérez Reverte). Il problema, in Spagna e dovunque, è sempre il solito: uno scrittore di genere può stare in cima alle classifiche, vendere centinaia di migliaia di copie, milioni anche, essere tradotto un po’ dappertutto, ma agli occhi della critica non esiste. ”C’è una concezione della letteratura dura a morire” dice Matilde Asensi, besteseller mondiale con il suo Ultimo Catone [...] tradotta in Italia (Sonzogno), Francia, Germania, Grecia, Stati Uniti. ” una concezione classista, anzi direi razzista: chi scrive romanzi di genere, letterariamente non esiste. Non viene recensito. Sta in classifica, certo, ha schiere di lettori devoti, ma non ha – agli occhi dei critici – la dignità di scrittore. Scrittore, per loro, è uno che pubblica libri di autoanalisi, introspettivi, pagine di preziosa scrittura ma in cui non succede mai niente”. A spezzare questo tabù, questo divieto, è arrivato Dan Brown. ”Fino ad allora nessun critico aveva dedicato attenzione a quello che scrivevo io, ai libri di Javier Sierra, Julia Navarro, Carlos Ruiz Zafon. Il successo mondiale del Codice ci ha fatto uscire dalla zona d’ombra. Esistiamo, alla fine. Per questo io sono piena di gratitudine per Mr Brown. Anche se, su certe cose, non lo seguo: la pretesa, per esempio, di smascherare il Grande Complotto che avrebbe impedito di conoscere la verità su Cristo, la Maddalena eccetera. Io non ho messaggi da dare”. Certo, più volte (Iacopus e i Templari, L’ultimo Catone e la setta degli Stavrofilachi), Matilde Asensi si diverte a maneggiare una materia dalle possibili implicazioni teologiche, addirittura usando come codice da decifrare le terzine del Purgatorio dantesco. Però dice: ”Io lavoro di immaginazione e prendo spunto da quello che le storie ufficiali non dicono, non spiegano. Non credo alla leggenda nera dei Templari, eppure il mistero del loro processo e della loro fine è qualcosa che narrativamente si presta a molti sviluppi. Io, per esempio, ci ho intessuto sopra Iacopus e Peregrinatio”. [...]» (Ranieri Polese, ”Corriere della Sera” 25/10/2006).