La Stampa 07/11/2006, pag.30 Giorgio Celli, 7 novembre 2006
Darwin e la zanzara. La Stampa 7 Novembre 2006. Negli ultimi anni c’è stata una levata di scudi contro Charles Darwin
Darwin e la zanzara. La Stampa 7 Novembre 2006. Negli ultimi anni c’è stata una levata di scudi contro Charles Darwin. I fondamentalisti americani, e alcune frange italiane di un partito di destra, hanno rivendicato, nelle scuole, l’insegnamento della Genesi biblica al posto con l’evoluzione delle specie. A chi, allora, voglia capire qualcosa della controversia, consiglio la lettura degli atti di un piccolo seminario (E. Capanna, T. Pievani, C. A. Redi, Chi ha paura di Darwin?, ed. Ibis) in cui l’evoluzione viene spiegata, dimostrata, per quel che vale questa parola nelle scienze biologiche, e posta a confronto con il disegno intelligente, che si rivela, sì, intelligente, ma non quanto basta. Proprio per reagire al tentativo di affossare l’evoluzione, si è deciso da qualche anno nel mondo di dedicare una giornata, un «Darwin day», a promuovere il grande scienziato. Dal canto mio, sono stato chiamato ad assolvere a questo compito in diverse parti del nostro Paese, e di recente, a Perugia, un compito signore ha rispolverato la celebre obiezione che metterebbe in forse tutto il discorso. Se è vero che l’evoluzione procede selezionando le mutazioni favorevoli alla sopravvivenza degli individui, come mai queste mutazioni sono quasi sempre sfavorevoli? Mi è sembrato utile chiamare a testimone la zanzara della Linguadoca, la Culex pipiens. Questa zanzara è divenuta invulnerabile agli insetticidi fosforganici, i più micidiali che si conoscano. Nel giro di qualche decennio, dal 1962 in poi, si è assistito alla comparsa di quattro mutazioni successive che hanno reso le nostre visitatrici notturne più invulnerabili del mitico Sigfrido. Una prima mutazione è consistita nella comparsa di geni superproduttori di un enzima che detossifica il fosforganico; alla superproduzione è seguita una moltiplicazione nel Dna dei geni dotati della stessa funzione. In seguito i bersagli molecolari sono mutati: il fosforganico deprime l’azione di un enzima che consente un corretto trasporto dell’impulso elettrico da un nervo all’altro. Bene: una puntuale mutazione ha reso questo enzima meno sensibile, anche se, ahimè, gli individui portatori non erano più tanto vitali. Niente paura, però: una quarta mutazione ha accoppiato i geni codificanti l’enzima meno sensibile ad altri geni del tutto normali, consentendo all’insetto di superare ogni emergenza, quella del trattamento chimico, e, in parallelo, di condurre una vita perfettamente normale. Insomma, si è assistito a una vera corsa agli armamenti, tra i laboratori delle multinazionali che sintetizzano veleni sempre più potenti e l’ufficio brevetti dell’evoluzione che si adopera per detossificarli. Quando si sottopone una popolazione a una pressione selettiva brutale, si ottiene spesso il risultato opposto a quello desiderato. Una possibile lezione. «Si comanda alla Natura», scrive Bacone, «solo obbedendo alle sue leggi». Giorgio Celli