Varie, 8 novembre 2006
AMELIA Marco
AMELIA Marco Frascati (Roma) 2 aprile 1982. Calciatore. Portiere. Dal 2010/2011 al Milan, ha subito vinto lo scudetto (da riserva di Abbiati). Lanciato dal Livorno, ha giocato anche nel Palermo e Genoa. Con la nazionale campione del mondo 2006 (senza giocare un minuto, era il terzo di Buffon e Peruzzi) • Tra le sue performance, un gol segnato di testa in coppa uefa contro il Partizan Belgrado: «Stavolta nella storia del calcio italiano Marco Amelia c’è entrato davvero, “senza se e senza ma”, e l’impresa messa a segno nella gelida serata di Belgrado la potrà raccontare senza pudore a figli e nipoti. Perché quel gol del pareggio segnato di testa a tre minuti dalla fine in una partita di Coppa Uefa all’esterrefatto collega del Partizan Belgrado, per il “bimbo di Frascati”, come lo chiamano a Livorno, vale più del titolo di campione del mondo che a lui hanno affibbiato senza aver mai giocato neppure un minuto in Germania nell’Italia di Lippi e che, si racconta, faceva sorridere “i cugini pisani”. [...] i livornesi quasi non ci credevano. Stavano guardando gli ultimi scampoli della partita messa in onda via satellite dall’emittente locale Tele Granducato (anch’essa un evento storico per la città). Erano rassegnati alla sconfitta assai meritata dopo il bel gol al 25’ del secondo tempo del serbo Mirosavljevic e al quasi addio all’Europa. Invece all’improvviso hanno visto la maglia gialla di Marco correre fuori dall’area. Non hanno avuto neppure il tempo di chiedersi che cosa ci facesse, il portiere, a 100 metri dai suoi pali che lo hanno visto incornare un cross calibrato da Passoni su calcio d’angolo. Amelia ha schiacciato la palla come solo Lucarelli sa fare e ha infilato Kralj in modo beffardo. Marco sembrava l’icona della felicità. Anche perché cinque minuti prima del gol aveva salvato la partita con un’uscita rocambolesca ed era stato appena nominato l’eroe di Belgrado. Proprio lui, romanista sfegatato, che a Livorno non voleva restare e si era arrabbiato con il presidente Spinelli perché il suo contratto, poi rivisto e corretto, più che da portiere della nazionale sembrava quello di un impiegato in carriera del catasto. E pensare che a 15 anni, nelle giovanili della Roma, Amelia aveva deciso di smettere. Lo avevano messo in panchina e non aveva disputato le finale per il campionato regionale Allievi. Era piccolino, allora, anche di statura (1,66 contro 1,87 di oggi) e in tanti gli avevano pronosticato una fine carriera super anticipata. Poi il riscatto, proprio a Livorno in C1 e B e l’ascesa dalla A alla nazionale. [...]» (Marco Gasperetti, “La Gazzetta dello Sport” 3/11/2006) • «[...] Ero in porta, mi sono voltato a guardare il tabellone e ho visto che mancavano quattro minuti, la punizione di Passoni poteva anche essere l’ultima occasione e sono partito [...] Quando ho visto la palla entrare in porta ho provato una gioia immensa e ancora più bello è stato l’abbraccio con l’allenatore e i compagni. Non meritavamo di perdere e forse è per questo che sono andato all’attacco con forza e cattiveria [...] Non mi sono mai sentito appagato. Sono arrivato in serie A, poi al titolo di campione con l’Under 21, l’esordio in nazionale e dopo poco la vittoria del Mondiale. Cosa fare di più? Un gol di testa in coppa Uefa naturalmente [...]» (Luca Salvetti, “la Repubblica” 4/11/2006).