Varie, 8 novembre 2006
AMAURI
(Carvalho de Oliveira) Carapiquiba (Brasile) 3 giugno 1980. Calciatore. Dal febbraio 2011 al Parma. Ha giocato in A anche con Napoli, Piacenza, Chievo, Palermo, Juventus • «Ha esordito a Napoli, ha deluso a Piacenza, è transitato per Empoli, non ha incantato a Messina, è diventato un centravanti importante nel Chievo. Ma soltanto a Palermo [...] l’Italia ha capito di cosa è capace Amauri [...] sorriso guascone stampato sulla faccia, tatuaggi sparsi per il corpo e i capelli tagliati alla moda. A diciotto anni stava nel Santa Caterina, serie B brasiliana. Otto anni dopo due Federazioni lo hanno contattato facendogli balenare la possibilità di giocare in nazionale. Roberto Donadoni lo vorrebbe nell’Italia campione del Mondo, Carlos Dunga [...] Papà Sebastiao, che si guadagna da vivere facendo l’autista, mamma Janette, casalinga, [...] Vittorio Grimaldi, più che il manager quasi un secondo padre. “Quando è tornato dalla Svizzera era stanco e sfiduciato. L’ho ospitato a casa mia e l’ho fatto allenare tre volte al giorno. Nel giro di una settimana si è rimesso in sesto e Gigi Pavarese l’ha subito preso al Napoli”, racconta il procuratore, uno che fa il calcio alla vecchia maniera, con il cuore. [...]» (Alessandro Bocci, “Corriere della Sera” 31/10/2006) • «[...] pronunciare Amaurì con l’accento [...] quella volta, all’alba del 2000 al Torneo di Viareggio. Arriva con il Santa Caterina, serie B brasiliana, gioca contro Empoli, Bari e Pistoiese, è eliminato subito. Ma ne fa cinque. Si scopre e lo scoprono, lo portano in Europa. È extracomunitario, fa tappa in Svizzera. Fatica, non gioca moltissimo. Ma è forte, (“Un toro, ha una forza bestiale”, dirà Bepi Pillon) e un giovane procuratore, Mariano Grimaldi, lo accompagna a Napoli. In serie A, con Zeman. Poi il boemo lascia per Mondonico e il vecchio Mondo lancia il giovane brasiliano a Bari. Manda in tribuna il casinista (brasiliano) Edmundo e in attacco, in coppia con Nicola Amoruso, piazza Amauri senza accento. Il Napoli vince la sua prima partita. Uno a zero, gol del terzino Jankulovski. È il 14 aprile 2001. Un mese dopo a Napoli contro il Verona, il primo e ultimo gol in azzurro. Il ragazzo, nato a Carapiquiba, sobborgo di San Paolo, è bravo, educato. “Ma è legnoso e inconcludente”, dicono gli intenditori di calcio. Lo prende il Parma e lo fa girare. Prima Empoli (zero partite, zero gol), poi Messina, Piacenza e Chievo in prestito. A Verona, cresce e cresce ed esplode. Lega con Pillon che lo spinge e gli dice: “Sei grande e un giorno giocherai in nazionale”. Quale? Il Brasile, ovvio. Dove c’era Romario (“Il mio idolo e punto di riferimento”). Parla poco, prega molto e sogna la Seleçao. Dice alla mamma: “Sono qui, l’Italia è un grande Paese, è una grande occasione. Non so se ce la farò”. Ce la fa, Amauri. Ce la fa ed è seguito e inseguito, lo vogliono, lo cercano. Si legge: passa alla Roma, no alla Fiorentina. In agosto è ancora al Chievo, preliminari di Champions. Va in Bulgaria con i Mussi Volanti e dice: “Lo so che giocando a Sofia mi brucerò la possibilità di giocare in Champions con un’altra squadra durante questa stagione, ma non importa. Oggi sono del Chievo”. Resta sino al 31 agosto, ultimo giorno del mercato. Poi l’astuto Rino Foschi, d.s. del Palermo, lo cattura. Doveva [...] fare coppia con Toni in viola. Va a Palermo, Champions Sicilia, dove c’era Toni. Amauri guida la fuga della squadra in maglia rosa. Si dice: prende la cittadinanza e diventa nazionale italiano. Come Camoranesi. Ma dal Brasile mandano segnali: un giorno giocherà con la Seleçao. Intanto al portiere della “sua” nazionale, Dida, segna un gol a San Siro. [...]» (Germano Bovolenta, “La Gazzetta dello Sport” 30/10/2006).