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 2006  ottobre 29 Domenica calendario

Specialista nell’invendibile. Il Sole 24 Ore 29 ottobre 2006. Nicolas Landau non solo aveva gusto ma anche l’intelligenza e la forza di saperlo imporre

Specialista nell’invendibile. Il Sole 24 Ore 29 ottobre 2006. Nicolas Landau non solo aveva gusto ma anche l’intelligenza e la forza di saperlo imporre. Aveva la grazia di trovare nel buio oggetti luminosi ed era quel che in inglese si dice un wit. Questo suo spirito brillante, in grado di coniare definizioni che facevano sorridere o pensare, si raddoppiava in quello di un ottimo conoscitore. I connoisseurs sono sempre stati pochi ma forse nella sua epoca (1887-1979) erano meno rari di oggi. Si, credo che sia così, ma essere buon conoscitore, vivace e disincantato nello stesso tempo, è, era e sarà sempre eccezionale. Che cosa ha inventato Landau? Un giusto dosaggio di "bellezza e bizzarria", non comprando mai quel che gli altri vendevano bensì cose che lui sapeva interpretare in modo originale, accordando il passato al presente. Così faceva anche De Chirico quando utilizzava un busto di marmo greco con gli occhiali scuri per fare il ritratto di Apollinaire. Lo so che questo esempio non sembrerà convincente a tutti. Oggi quest’idea potrebbe apparire ovvia ma allora non lo era affatto. Accostare dunque oggetti antitetici, proporre, imporre ciò che gli altri non amavano e forse non guardavano nemmeno fu una scoperta: magistrale nel caso di un grande artista come De Chirico, estremamente ingegnosa nel caso di un negoziante come Landau. Landau divenne, in una parola (la sua), le spécialiste de l’invendable. Diciamolo subito: questi oggetti invendibili dei quali divenne specialista li seppe vendere sempre molto bene e dunque non visse e soprattutto, ciò che è più difficile, non morì da povero. Avendo il dono di far sentire intelligenti i ricchi, imparò molto presto a convincerli a spendere ciò che potevano ma non sempre volevano. Ecco, era questo il suo grande dono: convincere senza sforzo apparente, sembrare una vittima sacrificale facendo finta di subire ciò che in realtà aveva deciso prima di iniziare il gioco. L’incantesimo funziona ancora oggi e ho finito per comprare ieri l’altro un suo piatto di porcellana cinese che non saprò dove mettere. Che importanza ha? Questo genere di cose si acquista per amore, non per necessità. Accennavo prima a incantesimi. Landau è morto più di un quarto di secolo fa eppure in questi giorni sono stato nella sua casa. Non proprio nella sua casa, quella di rue du Cirque 8, dove ho continuato ad andare ancora molti anni dopo la sua morte, fino a una decina di anni fa, finché la sua vedova Marcelle, centenaria, proseguì a ricevere e a vendere opere di un fondo di magazzino inesauribile (ma forse ancora altre le comprava da fantasmi di antiquari, vivi, morti, o morituri). No, non parlo di questo ma della ricostruzione o, molto meglio, della rievocazione fatta nella galleria Kugel a Parigi. Penso che siano stati i figli di un altro vecchio nume tutelare dell’antiquariato, Jacques Kugel, insieme a un discepolo ideale di Landau, Axel Vervoordt, ad avere inscenato questo spettacolo teatrale del tutto convincente come potrà constatare chiunque si procuri il curioso catalogo di accompagno. Si è voluto fare un omaggio a colui che viene definito il principe degli antiquari ma, come sempre accade quando si commemora un personaggio forte, non si riesce ad allontanarsi molto dalla seduta spiritica. Nella tenda appositamente allestita nel giardino della galleria Kugel erano stati radunati e messi in vendita (quale miglior tributo a un antiquario?) tutti gli oggetti rimasti in rue du Cirque; non tutto si vendeva allora e non tutto è stato venduto in seguito. Per fare questo si sono ricostruite le dimensioni dei vecchi ambienti, ripristinando le tonalità di fondo originali, i colori sacri dell’arredamento classico, i verdi e i rossi coi quali non si sbaglia mai. Era ancor più importante mantenere le proporzioni e il rapporto fra mobili, quadri e oggetti. Servendosi di vecchie fotografie si sono potute riproporre varie vetrine composte da Landau con quel suo particolare tocco a metà fra il trompe-l’oeil e il surrealismo. Non era, è ovvio, il suo appartamento, ma nulla poteva essere più vicino alla verità di questo banchetto commemorativo. Verrebbe di pensare ai funeri in un dramma antico dove gli ospiti dovevano divorare il corpo dell’amico morto. Non è del resto molto diverso quel che fa un fedele cercando di assicurarsi le reliquie dei santi. Che cosa comprava e/o collezionava Landau? Evidentemente quel che costava poco e valeva molto ma per fare questo bisogna avere capacità divinatorie. Quello fece, non costringendosi mai esclusivamente a un periodo. Ai tempi suoi era particolarmente ricercato il Settecento francese ma lui preferì finire dove gli altri incominciavano. Si allontanò un po’ dalla Francia ma senza staccare gli occhi dall’intero bacino mediterraneo arrivando alla Persia e al vicino oriente. Questa innata curiosità lo costrinse a prendere in considerazione le sorprendenti vicinanze e i contrasti fra lavori di epoche e di luoghi diversi. Una sua frase spiega il concetto: "Achetez Japon, vendez Padoue". Non è solo una battuta: è vero, certi bronzi Edo (fino al 1867) rammentano, non so per quali vie, bronzi italiani del Rinascimento, infinitamente più costosi. Come spiega Daniel Alcouffe (fino a poco tempo fa direttore di uno dei grandi dipartimenti del Louvre) Nicolas e Marcelle Landau donarono decine di oggetti al grande museo. Non staremo qui a farne l’elenco ma si tratta di lavori importanti in smalto, bronzo (un Giambologna appartenuto a Luigi XIV), porfido (un mortaio con lo stemma dei Medici), un’intera raccolta di centosessantasei strumenti matematici unica nel suo genere. Parliamo dunque di un uomo che voleva apparire cinico ma era generoso. A tutti noi lasciò un florilegio di battute, giochi di parole maliziose ma non maligne: "Contentatevi di sapere, la sapienza non ha bisogno di ispirazione" "gli occhi spiegano meglio un’opera delle parole" "i collezionisti si dividono in orizzontali e verticali, quelli che espongono e quelli che accumulano" "lo stock di un antiquario è fatto dagli invenduti" "quando parlo di me taccio" "le cose rare non sono quelle che la gente compra piuttosto quelle che ignora" "come si capisce se un bronzo è antico? dal prezzo" "non acquistate mai un originale la cui copia è al Louvre". Alvar Gonzales-Palacios