Il Sole 24 Ore 31/10/2006, Orazio Carabini, 31 ottobre 2006
Il silenzio-assenso può essere la sorpresa. Il Sole 24 Ore 31 ottobre 2006. Roma. Il cittadino vuole essere aiutato a scegliere: nel caso del Tfr non è escluso che quella del silenzio-assenso finisca per essere la soluzione preferita dai lavoratori
Il silenzio-assenso può essere la sorpresa. Il Sole 24 Ore 31 ottobre 2006. Roma. Il cittadino vuole essere aiutato a scegliere: nel caso del Tfr non è escluso che quella del silenzio-assenso finisca per essere la soluzione preferita dai lavoratori. questa l’indicazione emersa da un seminario a porte chiuse organizzato a Firenze da Cordares, un gruppo olandese attivo nei fondi pensione interessato a espandersi sul mercato italiano. Gli esperti della società hanno citato due esempi. In Svizzera chi va in pensione ha due possibilità di utilizzo dei fondi accumulati a fini previdenziali: la rendita annuale e il riscatto del capitale. Ebbene tre quarti dei pensionati sceglie l’opzione di default, cioè quella proposta dal fondo pensione. In Svezia è stata privatizzata una parte della pensione che può essere gestita con 350 portafogli diversi. Dopo una intensa e costosa campagna intensiva, pagata dal Tesoro (proprio come sta per accadere in Italia), due terzi dei lavoratori ha fatto una scelta attiva. Soltanto tre anni dopo, però, il numero dei lavoratori che "optava" per uno o più portafogli era sceso al 10 per cento. In Italia c’è ancora molta incertezza sul numero di lavoratori che non sceglierà esplicitamente come utilizzare il proprio Tfr. Secondo il decreto legislativo 252 del 2005, noto anche come decreto Maroni, il silenzio-assenso comporta il tacito conferimento del Tfr alla previdenza complementare: in via preferenziale al fondo pensione contrattuale. Pertanto, se molti lavoratori, anche dopo la campagna informativa del ministero dell’Economia, non "opteranno" né per una forma di previdenza complementare né per la conservazione del Tfr nella forma prevista dal codice civile l’ammontare di risorse destinate ai fondi pensione potrebbe risultare assai superiore al previsto. "Il cittadino - hanno osservato gli esperti olandesi - è in cerca d’aiuto per quanto riguarda la contribuzione e l’investimento da effettuare. Le opzioni di default, se ben disegnate, possono portare a scelte che si rivelano ottime nel lungo termine. Non è quindi sbagliato puntare su una sorta di "paternalismo libertario": libertà di scelta per tutti ma aiuto attivo per coloro che non sanno scegliere e che spesso sono la maggioranza". Sull’opzione di default così come è stata costruita dalle norme sulla previdenza complementare in Italia c’è peraltro chi avanza delle perplessità. "La prima - ha detto a Firenze l’economista Marcello Messori - è che in caso di silenzio-assenso le risorse vanno automaticamente ai fondi pensione e quindi viene meno la concorrenza tra le varie forme di impiego. La seconda è che i fondi pensione sono obbligati a mettere quelle risorse nel comparto più prudenziale. Una scelta che può andar bene per i lavoratori di una certa età ma penalizza quelli giovani che vanno incontro a rendimenti troppo bassi". Orazio Carabini