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 2006  novembre 07 Martedì calendario

Le mille metamorfosi di Cofferati. Il Sole 24 Ore 7 novembre 2006. A sentir lui non è cambiato niente

Le mille metamorfosi di Cofferati. Il Sole 24 Ore 7 novembre 2006. A sentir lui non è cambiato niente. sempre lo stesso: i diritti, la legge come garanzia di tutela dei più deboli, come strumento di eguaglianza sociale. Ma a seguirlo dopo qualche anno dal trasferimento da Roma a Bologna via Milano, Sergio Cofferati, ora sindaco della città felsinea, sembra il prototipo darwiniano dell’evoluzione della specie condizionata da fattori ambientali. Eppure - teorizza fin dai primi giorni del suo mandato - non c’è differenza tra la battaglia sull’articolo 18 e quella sulla legalità. Che non è legge e ordine, ma legalità e solidarietà. Una coniugazione "di sinistra" di uno slogan con copyright destrorso. Così come sono compatibili i tre milioni portati ieri a Roma contro la libertà di licenziamento e la critica di oggi agli esponenti del Governo scesi in piazza con i Cobas contro il precariato. Se non fosse che Cofferati è stato il più celebrato leader sindacale dell’ultimo decennio, il quasi-capofila del "correntone" al congresso di Pesaro, il campione della sinistra con la missione di riconquistare Bologna non si avvertirebbe un che di almeno sorprendente (se non di poco credibile). Invece, sostiene, uestione di buon senso. Ed eoccupato per lo stupore che suscita il buon senso, una visione del mondo da uomo normale". Anche a proposito del caso-Cobas. Non si pusere parte del Governo e criticarlo dalla strada, sostiene. I sottosegretari e, di più, i ministri hanno la possibilità di incidere sulla politica economica in vari modi e in varie sedi istituzionali: cambiandola con le norme e con gli emendamenti, condividendo quanto presentato dal Consiglio dei ministri, o votando contro. Non ci pusere la quarta opzione di "lotta e di Governo" cui guardano il ministro Ferrero e i sottosegretari Gianni, Rinaldi, Marchetti, Patta, Cento. Quella della coerenza con il ruolo istituzionale è stata la "cifra" del Cofferati-sindaco appena entrato in Municipio. Da sindaco intende far esplodere le contraddizioni della Bossi-Fini e ne applica rigidamente i contenuti in modo da indurre a una revisione della legge; da sindaco ritiene che la manovra sia sbilanciata nel rigore verso le amministrazioni locali e ne denuncia le asimmetrie e la non applicabilità. Punta ad abolire il Dpef per sostituirlo con una sessione di politica economica tra Stato ed Enti locali e tra lo Stato allargato e le parti sociali. Da "primi cittadini" iù netta la percezione degli effetti dell’attività di governo, nel bene e nel male. Non foss’altro per la visibilità e il contatto con la popolazione. Per questo Cofferati procede agli sgombri sul lungo Reno; per questo Veltroni pone aut aut ai tassisti e non s’imbarazza a chiedere poteri più forti per il premier; per questo Cacciari si permette di sfilare con le piccole imprese della sua zona contro la manovra 2007. Potere responsabile, senza ipocrisie. il frutto della riforma della legge elettorale, decisionismo controllato. Cofferati fin dal primo momento ha il problema del degrado cittadino: per questo pone i limiti all’uso degli alcolici, vincola le aperture dei locali notturni alla regolare applicazione dei contratti. Ha anche tentato di stressare l’applicazione della Turco-Napolitano laddove viene garantita protezione a chi denuncia gli sfruttatori, siano essi datori di lavoro nero in edilizia o "protettori" di prostitute. Ha proposto di estendere questa pratica a livello nazionale; il ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero lo ha seguito e l’ha rilanciata. Quello dell’Interno Giuliano Amato l’ha studiata meglio e ha scoperto che si rischia di aprire la strada a un mondo di delazioni incontrollabili. Un modo di fare non comodo per il sindaco bolognese. Ha creato contraccolpi forti nella città. E nel Governo romano. Ma, soprattutto, nella Cgil. Anche se lì a Corso d’Italia lo conoscono meglio di chiunque altro. Non si aspettavano uscite sui giornali così dirompenti. Sanno che da riformista e moderato leader dei chimici, capace di portare la categoria a intese innovative su flessibilità, orari e formazione, era stato in grado di trasformarsi prima nel più inamovibile nemico del Libro Bianco di Marco Biagi e poi nel più acceso avversario della revisione dell’articolo 18. Ma non si aspettavano di poter ricevere sventagliate di fuoco amico sulla Finanziaria. Per Guglielmo Epifani, un altro riformista convinto, socialista d’idee, la manovra è una delle migliori, l’indicazione di una svolta pro-lavoro come non se ne vedevano da tempo. Ma 48 ore dopo Cofferati lo gela: manovra assurda, carico fiscale irrazionale e contro il ceto medio, danno ai lavoratori con l’aggravio contributivo dello 0,30% e via demolendo. In Cgil non l’hanno presa bene. Epifani è al centro di una doppia pressione: dall’esterno, da parte dell’ex leader, e dall’interno da parte dell’ala massimalista che finora è riuscito a contenere (anche se in termini quantitativi è aumentata). Fa impressione vedere Claudio Rinaldini, leader della Fiom, sfilare con i Cobas in aperto dissenso alle indicazioni date dal suo segretario generale. Così come colpisce la iattanza di un Giorgio Cremaschi (ala dura della Fiom) che accusa Epifani di avere la sindrome del Governo amico. In Transatlantico è voce comune che il sindacato di Corso d’Italia abbia ispirato alcuni emendamenti chiave come il limite vincolante dei 40 giorni (diventati ora 55) al termine del quale far scattare gli aumenti del pubblico impiego (dove la Cgil ormai è il primo sindacato) o la correzione Irpef per agevolare gli over 75enni o ancora le misure su precari e incapienti ancora in fase di studio. C’è lo zampino Cgil anche nella scelta di Cesare Damiano di riaprire il capitolo sui contratti a termine. A Cremaschi e i suoi non basta. Il rischio ora è che la lotta al lavoro precario diventi solo ideologica e assuma il valore simbolico-identitario delle 35 ore. E si è già visto che su bandiere solo ideologiche i Governi cadono più facilmente. Le trasformazioni 1988: A 40 anni Sergio Cofferati, nato a Sesto ed Uniti in provincia di Cremona nel 1948, diventa segretario generale della Filcea, il sindacato dei chimici della Cgil. Cofferati è impegnato nell’organizzazione fin dal 1974, lavora alla Pirelli Bicocca. Nell’azienda milanese, il sindacalista era entrato nel 1969 come impiegato dell’Ufficio Tempi e metodi. 1994: Il 29 giugno subentra a Bruno Trentin alla segreteria generale della Cgil. Gli otto anni della guida Cofferati si aprono con un milione di lavoratori in piazza: Cgil, Cisl e Uil il 12 novembre protestano contro la riforma delle pensioni Berlusconi-Dini. Seguiranno il Patto per il lavoro con il Governo Prodi nel ’96 e il Patto di Natale con il Governo D’Alema nel 1998. Intanto nel 1997 il "Cinese" pubblica con Mondadori ciascuno il suo mestiere", che sarà riedito nel 2003, dopo l’uscita di scena dalla Cgil. 2002: Il 23 marzo Cofferati parla al Circo Massimo davanti a una folla di tre milioni di persone, che manifestano contro la modifica dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. una delle maggiori proteste del dopoguerra. La pubblicazione di alcune lettere del giuslavorista Marco Biagi, in cui veniva riportato il suo nome, spingono Cofferati a rimandare di qualche mese le sue dimissioni. Il 21 settembre termina il mandato in Cgil (gli succede Guglielmo Epifani). Molti nel Paese vedono in lui un leader potenziale di "un’altra sinistra". Lui invece riprende il posto alla Pirelli. "La Cgil deve mantenere una sua autonomia e la distinzione dei ruoli. Per questo considero un errore il passaggio diretto alla rappresentanza politica, una scelta che altri hanno compiuto, che io rispetto ma che non seguirò". Lascia un sindacato più isolato nel rapporto con Cisl e Uil. 2004: Cofferati viene eletto sindaco di Bologna nelle elezioni del 12-13 giugno con il 55,9% dei consensi: raccoglie oltre 142mila voti, 16mila in più delle liste che lo appoggiano. Sconfitto l’ex primo cittadino Giorgio Guazzaloca. Alberto Orioli