Giorgio Lonardi, la Repubblica 7/11/2006, pagina 45., 7 novembre 2006
La Coop vorrebbe acquistare i supermercati Esselunga, ma il patron Bernardo Caprotti non è intenzionato a vendere e accusa il Governo di volerlo danneggiare a favore delle cooperative: ha iniziato una guerra a colpi di inserzioni sui giornali
La Coop vorrebbe acquistare i supermercati Esselunga, ma il patron Bernardo Caprotti non è intenzionato a vendere e accusa il Governo di volerlo danneggiare a favore delle cooperative: ha iniziato una guerra a colpi di inserzioni sui giornali. Le tappe della discussione: il 21 ottobre Esselunga fa pubblicare un comunicato in cui sostiene di non essere in vendita e soprattutto precisa che non finirà mai in mani Coop. Quanto alle voce che la vorrebbero presto assoggettata a gruppi stranieri, Caprotti fa scrivere che sono infondate. Il 28 ottobre Coop risponde con un’inserzione dal titolo: «Italianità: un valore, non un pretesto». Si sostiene che «arginare il passaggio in mani straniere di ultteriori pezzi della nostra economia, non solo nel settore distributivo, è un problema di interesse nazionale. Riguarda la politica economica del Paese e l’intero sistema imprenditoriale: quindi Coop ha il diritto di esprimere le proprie opinioni». Stupisce il tono protezionistico della pagina, dato che il presidente della Coop Aldo Soldi (55 anni, toscano di Piombino) si è battuto per la vendita dei farmaci nei supermercati e sta puntando all’apertura di pompe di benzina nelle Ipercoop. Il 4 novembre Caprotti ha replicato al messaggio delle Coop, prendendosela con le «spericolate dichiarazioni» di «autorevoli personaggi», tra cui il minostro Bersani, il presidente di Capitalia Geronzi, il premier Prodi e il ministro dell’Agricoltura Paolo De Castro. Nell’annuncio si sottolinea come a questi personaggi sia stata raccontata «una favola, un’autentica panzana», cioè che «un’azienda di distribuzione alimentare italiana, se a capitale straniero, riempia i suoi scaffali di prodotti esteri».