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 2006  novembre 07 Martedì calendario

Martini, un artista senza ideologie Così visionario da modellare la realtà. Corriere della Sera 7 novembre 2006

Martini, un artista senza ideologie Così visionario da modellare la realtà. Corriere della Sera 7 novembre 2006. Forse è proprio in quella stupenda figura che si protende verso l’acqua, nella Sete del 1936, che si rivela il lato più intimo, esistenziale, di Arturo Martini, la sofferenza che spinge alla ricerca. Tutta la vita di questo straordinario protagonista dell’arte italiana del Novecento è stata infatti percorsa da una tensione che lo ha portato a sperimentare i materiali più diversi, a cercare nuove sollecitazioni, a cambiare il linguaggio stesso della scultura. A far suo, in un momento storico che aveva appena visto il fiorire delle avanguardie, il recupero di categorie quali la memoria e il mito, rielaborando ogni stimolo in una sua personalissima interpretazione, rendendo innovativo con il suo comporre aspro e sintetico anche il dialogo con la classicità. "Il vero non esiste se non l’hai nel ricordo", amava dire, "solo allora è un’immagine viva". Oggi, a sessant’anni dalla sua scomparsa, Milano ha voluto dedicare all’artista un’importante antologica con oltre cento opere suddivise in due sedi, che ne raccontano la vita e la carriera. Il nucleo di lavori esposti alla Permanente copre un lungo arco di tempo che da Fanciulla piena d’amore del 1913 porta a Gli amanti, al Buon Pastore, al Figliuol prodigo, alla stupenda Pisana, ispirata all’eroina sensuale ed ascetica delle Confessioni di Ippolito Nievo, a Solitudine, a Donna che nuota sott’acqua, accolta come un capolavoro alla Biennale di Venezia del 1942. Alle Stelline sono invece protagoniste le opere più monumentali dell’artista, come quell’Annunciazione dalla forza dirompente che sembra voler rivoluzionare la consueta iconografia o il frammento bronzeo dell’Ercole realizzato per quel grandioso Leone di Giuda che doveva celebrare la vittoria nella guerra d’Africa, ma che invece nell’arcana lontananza che evoca nulla ha di enfatico o celebrativo. In questa sede sono esposti anche i bozzetti di statue e altorilievi realizzati per alcuni dei più prestigiosi edifici pubblici milanesi, che si potranno poi ammirare sul posto: alla mostra è collegato infatti un itinerario che dalla Ca’ Granda porterà all’Arengario, al Palazzo di Giustizia, all’Università Bocconi, alla Caserma dell’Aeronautica, in un viaggio alla riscoperta di tutti i luoghi "martiniani". "Questa rassegna, a venticinque anni dall’ultima grande esposizione milanese di Martini, si rivelerà un evento di straordinario interesse per le numerose opere presentate al pubblico per la prima volta, come Dedalo e Icaro e la stupefacente Tersicore o le due versioni della Sete, del 1932 e del 1936, finora mai esposte insieme", dichiara Claudia Gian Ferrari, che con Elena Pontiggia e Livia Velani ha curato la mostra. "Un incontro assolutamente inedito con un artista che è stato una delle icone della cultura italiana del Novecento. Un artista che aveva fede solo nel fuoco della sua arte, non in un manifesto programmatico o in un credo politico: come dimostra durante la Prima guerra mondiale, quando invece di arruolarsi chiede di essere inviato in una fonderia di cannoni per imparare il "mestiere"". Arturo Martini era nato a Treviso nel 1889. Abbandonati presto gli studi aveva lavorato come apprendista da un orefice e poi in una manifattura di ceramiche. Aveva poi viaggiato a Monaco e a Parigi, partecipato alla II Secessione Romana e all’Esposizione Libera Futurista Internazionale, collaborato, insieme a Carlo Carrà, Giorgio De Chirico e Alberto Savinio, alla rivista "Valori Plastici" che propugnava il recupero della grande tradizione italiana. E Martini guarda all’antica statuaria romana, agli etruschi, al Rinascimento, a Donatello, a Laurana, a Canova, cogliendo la grande lezione del passato, ma filtrandola, trasformandola in un’interpretazione nuova e personalissima. "Martini ha saputo mescolarsi con tutti i grandi del passato dimostrandosi modernissimo – afferma Elena Pontiggia ”. Ed è andato addirittura aldilà del presente, cercando nelle sue opere una dimensione di eternità, di assoluto. Anche negli anni delle grandi commissioni pubbliche, la sua arte ha sempre rivelato aspetti fiabeschi, visionari, trasfigurati alla luce della sua liricità. Nessun altro artista ha avuto come lui la capacità di narrare storie, di costruire figure e scene rinnovando i canoni della scultura. Alla figura eretta ha affiancato quella carponi o distesa, esplorando non solo la verticalità del corpo ma anche l’orizzontalità. Creando non solo statue, ma rappresentazioni spaziali". Ma non solo Milano celebrerà l’artista. Da febbraio la rassegna continuerà alla Galleria d’Arte Moderna di Roma, la città dove nel 1931 Arturo Martini vinse il Premio per la Scultura alla I Quadriennale. "E’ grande l’aspettativa del pubblico romano per questa mostra, che oggi finalmente potrà aver luogo grazie alla joint-venture tra le due città – commenta Livia Velani ”. Né va dimenticato che proprio di Martini la GNAM possiede sedici opere, a documentare gli altissimi livelli raggiunti dalla sua arte". Un’arte che va oltre la storia, per scrutare l’essenza stessa dell’esistenza. Francesca Montorfano