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 2006  novembre 01 Mercoledì calendario

La Stampa, mercoledì 1 novembre Dietro le quinte della tv del Papa, sono andate in scena per anni vessazioni, umiliazioni, telefonate intercettate, insulti e sopraffazioni alle dipendenti, gestione autoritaria da caserma, mobbing

La Stampa, mercoledì 1 novembre Dietro le quinte della tv del Papa, sono andate in scena per anni vessazioni, umiliazioni, telefonate intercettate, insulti e sopraffazioni alle dipendenti, gestione autoritaria da caserma, mobbing. E persino assemblee-farsa convocate dai vertici aziendali davanti a tecnici, personale amministrativo e impiegati per discutere sulla sessualità di alcune giornaliste e stabilire se fossero o no vergini. E ancora, spionaggio interno, lettere di richiamo per critiche rivolte alla direzione, privacy negata, vere e proprie violenze psicologiche. Veleni sotto il Cupolone Dopo tre lustri spesi a fornire al mondo la cronaca quotidiana della vita d’Oltretevere, Telepace azzera l’informazione (in onda solo messe e musica sacra) e licenzia i redattori che da Roma seguivano Pontefice e Santa Sede. La battaglia che contrappone il direttore dell’emittente cattolica monsignor Guido Todeschini e la redazione romana ha portato alla chiusura del Tg (l’unico interamente dedicato alla giornata del Papa e della Santa Sede) e alla cancellazione dal palinsesto delle interviste ai potenti del mondo che vanno in visita in Vaticano. Ora, mentre piovono interrogazioni parlamentari, cause di lavoro e esposti all’Ordine dei giornalisti, dalla vicenda emergono ulteriori risvolti inediti che creano disagio e imbarazzo in Curia. Un quadro a tinte fosche che stride con l’immagine paludata e ufficiale della tv papale. Negli uffici all’ombra del Cupolone, infatti, il clima era a dir poco avvelenato. Linguaggio volgare Le giornaliste venivano escluse dalle telecronache papali per puro pregiudizio e, in un’escalation di parole pesanti e linguaggio volgare, erano sistematicamente emarginate. All’origine dello smantellamento dell’informazione ci sono le vertenze che da due anni oppongono i giornalisti all’azienda: chi per il riconoscimento del lavoro svolto a tempo pieno pur avendo un contratto part-time, chi per avere la giusta qualifica, chi per ottenere il pagamento degli arretrati e chi per non lavorare in nero. Malgrado la Segreteria di Stato ribadisca, attraverso il suo assessore Gabriele Caccia, la totale autonomia della tv, don Todeschini ha giustificato ieri il licenziamento con i costi dovuti al segnale satellitare in Vaticano. In realtà, però, l’uomo-ponte tra Curia e Telepace è l’amministratore delegato Stefano D’Agostini, direttore tecnico al contempo del Centro televisivo della Santa Sede. E’ lui, autentico padre-padrone dai modi spicci e ben poco curiali, che ogni sera riceveva dal centralino sulla sua scrivania l’elenco delle telefonate effettuate e ricevute, in assenza di linee dirette, dai giornalisti. Le giornaliste, in particolare la delegata sindacale, erano bombardata di provvedimenti disciplinari e lettere di richiamo per le accuse più strane. Inclusa quella di aver bestemmiato o parlato male dei vertici aziendali, con tanto di citazioni a testimoni di sacerdote. Il prete epurato Di quell’atmosfera pesante ha fatto le spese pure il volto storico di Telepace don Giovanni D’Ercole, capo della sezione italiana della Segreteria di Stato, boicottato dalla direzione al punto da dover lasciare la tv del Papa. La giustificazione è una riduzione dell’80% nelle donazioni. «A seguito della diminuzione dei ricavi - afferma il direttore Todeschini -.Occorre tagliare i costi del lavoro per proseguire nel nostro compito al servizio del Santo Padre e della Chiesa». Il fiduciario di redazione Angela Ambrogetti, però, lo smentisce sostenendo che nei bilanci «problemi reali non ce ne sono, anche perché continuano ad essere pagati tecnici di Verona, di Fatima, di Gerusalemme». Telepace ritiene «irrinunciabile» l’impegno satellitare dell’emittente, sia per gli accordi esistenti con la Santa Sede, che consentono di ottenere tutte le immagini relative all’attività del Santo Padre a titolo gratuito, sia per soddisfare «l’elemento caratterizzante e fondamentale della diffusione del messaggio evangelico». La Federazione della stampa, il sindacato dei giornalisti, protesta per l’obbligo di timbro del cartellino, espressamente vietato dal contratto nazionale, e per il filtro alle telefonate, contrario alla legge professionale. «D’Agostini non ha alcun titolo per dirigere la redazione, in quanto non iscritto all’Ordine dei giornalisti», evidenza ancora la Federazione stampa. Giacomo Galeazzi