Vari, 3 novembre 2006
Carlo Raimondi, operaio di 40 anni, in Svizzera insieme alla figlia Beatrice, 4 anni, cercava di parlare al telefono con la moglie Carmela Cilento, di anni 38, incinta e rimasta in Italia
Carlo Raimondi, operaio di 40 anni, in Svizzera insieme alla figlia Beatrice, 4 anni, cercava di parlare al telefono con la moglie Carmela Cilento, di anni 38, incinta e rimasta in Italia. Qualche sera fa si decise a chiamare i carabinieri. Entrati in casa questi trovarono la donna morta sul letto pieno di sangue, con un sacchetto di plastica sulla faccia, il cadaverino di un feto lì accanto. Tra le lenzuola, un biglietto su cui il Raimondi aveva scritto qualche raccomandazione e la promessa che sarebbe tornato presto a casa. Dopo un paio di giorni dalla brutta scoperta, Raimondi confessò che la moglie l’aveva ammazzata lui, una decina di giorni prima, prendendola a pugni in faccia durante una lite. Siccome la donna aveva perso i sensi lui s’era spaventato e le aveva appoggiato una busta di plastica sul volto. La donna era spirata così e la bimba che aveva in grembo sarebbe venuta fuori da sola, forse quando la mamma era già morta. I vicini di casa dicono che quella era una coppia ”unitissima”, però lui voleva vivere sopra le sue possibilità e con gli strozzini aveva un debito di 200 mila euro. L’avvocato del Raimondi teme che il suo assistito si suicidi in carcere. Lunedì 23 ottobre, a San Giuliano Milanese.