La Stampa 31/10/2006, pag.35, 31 ottobre 2006
Pellegatti: urlo se serve e non insulto gli avversari. La Stampa 31 ottobre 2006. Carlo Pellegatti è la voce nelle telecronache di Milan Channel
Pellegatti: urlo se serve e non insulto gli avversari. La Stampa 31 ottobre 2006. Carlo Pellegatti è la voce nelle telecronache di Milan Channel. Nel suo genere è il migliore, il più fantasioso, anche gli avversari lo seguono per sentire cosa inventa. «Più che uno stile - spiega - serve la personalità. C’è chi crede che per catturare il tifoso basti urlare in continuazione, io no: urlo quando serve, lo feci per un gol all’Ajax all’ultimo minuto. Ma l’altra sera al gol di Seedorf non ho gridato: l’Inter vinceva 3-1, c’era poco da entusiasmarsi». L’urlo più lungo? «In un derby finito 2-2. Ripetei per 13 volte: gol di Verza» Com’è nata l’abitudine dei soprannomi ai giocatori? «Cominciai con Nicolò Carosio a Video Delta e trovavo normale incitare i giocatori per nome: Gianni, Fulvio. Per Hateley coniai «collo d’acciaio». La passione per la cultura classica mi fa inventare soprannomi e perifrasi dalla mitologia greca e non solo: Orfeo e Euridice, il Musagete Rui Costa, Mahatma Baresi, Sheva Vento di Passione. Van Basten era Guido Guinizelli, poeta del dolce stil novo: pochi conoscevano Guinizelli ma consultavano l’enciclopedia e imparavano qualcosa». E «Ringhio» Gattuso? «Non credo sia mio. Anzi il rammarico più grande è non avere trovato qualcosa di veramente adatto a lui». Qual è il confine tra tifo e buongusto? «Non insultare mai avversari e arbitri: non mi sentirete mai dire di un arbitro che è comprato o raccontare storie private dei calciatori. Nelle cronache io metto solo il gioco».