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 2006  ottobre 31 Martedì calendario

Le assassine del marito erano amanti. La Stampa 31 ottobre 2006. Parigi. , in fondo, quella di Sabrina e Betty la storia di due Bovary, anche loro schiacciate come schiacciano due battenti, tra la platea spietata e pettegola della provincia e i fantasmi di felicità appena spiate, magari su «Voici» e «Galà», i settimanali che hanno preso il posto intossicatore della biblioteca di Emma

Le assassine del marito erano amanti. La Stampa 31 ottobre 2006. Parigi. , in fondo, quella di Sabrina e Betty la storia di due Bovary, anche loro schiacciate come schiacciano due battenti, tra la platea spietata e pettegola della provincia e i fantasmi di felicità appena spiate, magari su «Voici» e «Galà», i settimanali che hanno preso il posto intossicatore della biblioteca di Emma. Amanti incapaci di dichiararsi le lesbiche infedeli della Seine-Maritime hanno recitato il loro orribile assolo di primedonne: ma come diaboliche assassine. Come se invece del sublime libro di Flaubert avessero ripiegato sull’americanissimo remake de «Les diaboliques» di Cluzot. Ennesime incarnazioni di non si sa quante creature tragicamente illuse da una nuvola o da una parola. Sabrina Briffard abitava a Blangy-sur-Bresle: il cartello all’ingresso del paesone di 3500 abitanti informa «Rouen 77 chilometri». Di più che si può dire? Che è un posto tranquillo, raccolto, un po’ chiuso in coriacee diffidenze, come è la provincia francese. Del mare qui non arriva nemmeno l’odore e Rouen basta appena per le modeste lussurie del sabato, a riempire cioè il carrello del supermercato. Suo marito Marc, giudizioso, posato più di quanto facessero pensare i suoi 35 anni, lì ci abitava bene, aveva scelto quella borgata perché pensava che la moglie e i due bambini potessero essere felici, in un posto senza fracassi e dove la gente sorrideva loro trovando quella famigliola «assai simpatica». Partiva ogni alba con la sua utilitaria e il gavettino con il pranzo per andare a Gamaches, a sgobbare in una vetreria. Buon marito, buon padre, buon figlio. In quella fauce di noia serena restava Sabrina, non bella, normale anche lei, con i fantasmi di un’infanzia marcata da una madre alcolizzata, con le ansie affannose, i nascosti ardori e i ciechi impulsi al gusto di vivere diversamente. Già pronti a sfiorire all’alba dei trent’anni. Poi, un giorno del 2004, ha incontrato Betty Glorieux, 21 anni, lei sì di splendida bellezza e di eguali confuse inquietudini. Non libera, con un compagno, Ismaël Beuvris, grigio, innamorato, succube, pronto a tutto per non perderla, persino al delitto. E in quel paese di occhiuti pettegolezzi le due donne si sono amate intensamente, unendo nel sesso istinti e rabbie. Quando l’hanno arrestata Sabrina ha raccontato che voleva rivelar tutto al marito, spiegarsi e spiegargli. Ma come si faceva in quel paese dove tutti li trovavano così gentili e innamorati, a dire: basta, amo un’altra donna. Vado a vivere con lei apertamente. Ecco, il coraggio: quello che manca alle Bovary di tutti i tempi e di tutte le stagioni.  a questo punto che la storia di Sabrina e di Betty è scivolata inesorabilmente nel delitto, machiavellico e spietato e nello stesso tempo malaccorto. Marc Briffard è diventato l’ostacolo a tutti loro sogni; con Ismaël obbediente come un cane a cui basta una carezza, tutto si poteva aggiustare. Il nodo l’hanno tagliato nel garage della vittima, con congiura frettolosa e implacabile. Le due donne hanno condannato Marc Briffard a morte. E l’esecuzione l’hanno affidata a Ismaël che per Betty, per non essere tagliato fuori da quella coppia infernale, ha accettato l’inaccettabile. « in fondo la storia di un amore folle, impensabile» ha cercato di enfatizzare il suo avvocato nell’arringa. Sabrina gli ha consegnato un coltello preso in cucina e ha spiegato come tendere l’agguato. Ismaël c’è andato con il volto nascosto da un cappuccio fabbricato con la manica di un vecchio pullover. Marc Briffard lo hanno trovato il mattino presto, con il fianco squarciato dalla pugnalata, la chiave dell’auto ancora in una mano e nell’altra l’eterno gavettino con il pranzo. Non hanno impiegato molto i gendarmi a scoprire cosa c’era dietro quel delitto. In corte d’assise per giudicarli sedeva un giudice che ha letto bene dietro le maschere di quelle passioni assasine: ha condannato Ismaël, il braccio del delitto a 20 anni. Le due donne a 25 anni. Domenico Quirico