Libero 28/10/2006, pag.36 Alessandra Menzani, 28 ottobre 2006
Le verità della Bertè. Libero 28 ottobre 2006. Milano. Da otto anni non ha più un’agenda perché non ha voglia di ricordarsi che non ha «niente da fare» e non possiede un cellulare perché secondo lei è come «una catena»
Le verità della Bertè. Libero 28 ottobre 2006. Milano. Da otto anni non ha più un’agenda perché non ha voglia di ricordarsi che non ha «niente da fare» e non possiede un cellulare perché secondo lei è come «una catena». Sulla segreteria telefonica fa suonare due canzoni: una per quando il numero è occupato, l’altra per quando davvero non può rispondere, perché non c’è. da tanto tempo che Loredana Berté è un po’ da un’altra parte. Le gambe perfette, la prima foto di nudo (il suo, bellissimo) sulla copertina di un disco, la voce graffiante, gli amori infelici. Oggi parla senza filtri, si è messa un disco anche nella voce. Allunga le vocali alla fine di frasi e ricordi, come se li dovesse accompagnare fuori piano con una voce da bambina. ”Baby Bertè”, come il suo ultimo disco che dopo aver dominato le classifiche girerà l’Italia in tour. Dal 14 novembre, a Torino. Ogni tanto si torna un po’ indietro, per riuscire ad andare avanti… L’ex marito Bjorn Borg, gli incontri con Andy Worhol, le visite alla Casa Bianca, la morte della sorella Mia Martini. Si è accortacciata dietro un sacco di cose andate storte Loredana. Ora tutti la rivogliono, e lei arriva davanti alle telecamere con un orsetto di peluche, la frangia lunga, quelle stesse gambe. E meno graffi nella voce. Li ha lasciati sulla vita e le hanno rovinato un po’ le unghie. Di recente ha svelato a La7 alcuni retroscena delle sue visite alla Casa Bianca, quando era la moglie di Borg... «Ci sono stata due volte. Bjorn era considerato l’ambasciatore della Svezia. Era intimo dei Bush. L’ex presidente lo chiamava per insegnare a giocare a tennis al figlio, George W. Voleva imparare per rimorchiare le ragazze, così Borg lo lasciava vincere apposta per fargli fare bella figura…». Bush jr rimorchiava col tennis? «Sì, voleva giocare a tennis ogni momento. Era simpatico, anche il padre…Invece la ”Babbiona”…». Barbara Bush, la first Lady? «Sì, una pizza. Anche il cane, Milly, era odioso. Barbara secondo me si era messa in testa che fossi una che si spogliava, una pornodiva». Perché? «Erano i tempi di Cicciolina. Io andavo alla Casa Bianca con delle borsette molto carine con il muso di un tigrotto. Forse le associavano ai pupazzetti con cui andava in giro Ilona Staller. Tutti mi guardavano male. Ma Bush senior mi diceva: ”Sto dalla parte tua”..». Alle ”Invasioni Barbariche” ha dichiarato anche di aver conosciuto Bin Laden. Su Youtube circola il video, un tormentone di Internet... «Sapevo che la famiglia era ospite della Casa Bianca. Ma non me l’hanno mai presentato, mai visto, nessuna cena. Non erano sconosciuti ai Bush, erano amici. Ma non dico nulla di nuovo». E suo marito ha mai conosciuto Osama o parenti? «Non lo so. Quello era così ignorante. Bjorn non sapeva nemmeno se Castro fosse vivo o morto. Magari ha anche giocato a tennis con Bin Laden e non si ricorda». Comunque sarà stata un’esperienza molto eccitante… «Ma va’. Non mi sono divertita affatto. Dovevo fare da tappezzeria. Alle cene, le donne non potevano proferire parole. Una sera chiesi notizie della strage di Tienanmen. Era il 1989, Bush era al secondo mandato. Fui azzittita brutalmente. Mi colpii molto che alla Casa Bianca non c’era alcun ritratto di Kennedy. Ma mi divertii molto nella mitica Sala Stampa». Quella di tutti i film americani? «Sì, volevo fare una foto dove facevano le conferenze stampa. Che sorpresa: era una sala piccolissima. Ho una foto con una bellissima borsetta fatta a hot dog». Quali altre visite ufficiali ricorda? «Cina, Giappone. Rotture di palle. Ci andavo per Bjorn. Era amico del re di Svezia: ”Prestami tua moglie per una serata di beneficenza”, gli chiese. Andai. Con un abito fantastico: un bustino nero con delle teste di bamboline attaccate. Poi calze e reggicalze. Mi trattarono come una burina. Tutti i tg parlavano di me. I giornalisti dicevano: ”Nooo.. arriva la rocchettara”». A proposito del look, qual è il suo stilista? «Disegno personalmente tutto quello che indosso». Racconti ancora delle sue visite. Com’è andata in Giappone? «Che rottura. Quattro giorni di partite di tennis con l’attuale Imperatore. Per non parlare della Cina. Per togliermi dai piedi, mi continuavano a chiedere se volessi visitare la Muraglia Cinese. Ne avrei fatto a meno. Una volta tornati, chiesi a mio marito di dedicarsi alla famiglia. Volevo dei figli». E lui? «Sua madre, la ”Babbiona 2”, era sempre tra le scatole. Voleva che Bjorn avesse figli di sangue puro svedese. Quella stronza. Se fossi stata furba, avrei smesso di prendere la pillola. Ora avremmo sei-sette figli. Ma non sono un donna così». Però è stato un grande amore. «L’ho conosciuto a 23 anni. Me lo presentò Panatta al Roland Garros. Poi l’ho incontrato una decina di volte - tra una moglie e l’altra. Una volta anche a New York. Era con la sua ex. Mi invitò alla finale del Master contro McEnroe. ”Sei ore di partita? Non credo proprio”, risposi». A proposito di New York. Lì conobbe Andy Worhol. Ha raccontato di aver fatto la cuoca per lui. In cambio, Worhol le firmò copertina del disco e videoclip... «Lo incontrai nel 1980. Ero nel negozio di Fiorucci. Ci presentammo. Vide che ero italiana, che cucinavo. Così mi chiese se potevo andare a casa sua, una sera, per fare la pasta ai suoi ospiti. ”Va bene”, risposi. Non sapeva nemmeno come fosse fatto un colapasta. E io, alla fine: ”Non è che mi fai il video? E la copertina ?”. Fece ”Movie”, con la sua Factory». Furono gli anni dei primi nudi in copertina. I suoi. «Potrei rifarlo. Non sono mica come Sophia Loren». Torniamo a Borg, quando vi fidanzaste? «Nell ”87, ufficiosamente. L’anno dopo durante una conferenza stampa mi presentò come fidanzata. Avevo raggiunto il successo, sognavo una famiglia. Mi trasferii a Stoccolma, lasciai la musica. Era geloso. Solo Pino Daniele lo convinse a lasciarmi fare Sanremo. Cantammo ”In questa città”». E poi? «Non mi faceva andare nemmeno dal parrucchiere. Mi usava solo per i servizi sociali, nelle tre settimane in cui avevamo in casa suo figlio, Robin. Cucinavo per lui, lo portavo a scuola, facevo le pulizie. E avevo sempre tra le palle la ”Babbiona”. Un giorno buttai tutta la mobilia dalla finestra, perché lui sparì per due giorni». Dov’era? «Non so. Ho sempre creduto che non si conosce un uomo facendo domande. Ma ho sbagliato: qualche domanda la dovevo fare». Quando c’è stata la fine? «Eravamo in hotel. Stava guardando un film hard. Quando tiri di coca sei bloccato. ”Almeno cambia filmino, che cavolo”, pensavo. A un certo punto, alza il telefono, e che fa? Ordina due prostitute. Io pensavo ordinasse due hamburger. L’ho massacrato di botte. ”Voglio il divorzio, e ti stacco anche il culo”. Per colpa sua ho lasciato il lavoro, passavo per una pazza inaffidabile». Poi è tornata a cantare, com’è andata? « dal 1994 che mi pago i dischi. I discografici non mi finanziano. Da cinque anni faccio la fame. Per l’ultimo album ho sborsato 800 milioni. Ma lo faccio. Per me e Mimì». Canta per riscattare sua sorella Mia Martini? «Eravamo due sorelle scomode. Mimì l’hanno fatta fuori, ma con me non ci riusciranno». Alessandra Menzani