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 2006  ottobre 15 Domenica calendario

Come si cattura il non votante. Il Sole 24 Ore 15 ottobre 2006. Chi e perché non va a votare? Due recenti, attente analisi affrontano questo argomento, diventato di stringente attualità per l’aumento costante dell’astensionismo in tutte le democrazie

Come si cattura il non votante. Il Sole 24 Ore 15 ottobre 2006. Chi e perché non va a votare? Due recenti, attente analisi affrontano questo argomento, diventato di stringente attualità per l’aumento costante dell’astensionismo in tutte le democrazie. In Italia, la percentuale dei non votanti è minore rispetto alla media europea ma evidenzia un trend crescente, senza interruzioni, a partire dal 1970. Solo alle elezioni dell’aprile scorso questo trend si è arrestato. Un’altra espressione della disaffezione politica è il voto non valido, bianco e nullo. Dopo le prime elezioni "di apprendimento" del dopoguerra, i valori di entrambe queste modalità sono rimasti stabili per molti anni e hanno incominciato a crescere in parallelo a partire dalla fine degli anni Settanta, salvo conoscere un drastico, inaspettato e fin qui inspiegabile declino con le ultime elezioni del 2006. In attesa di uno studio che getti luce sul "mistero" del dimezzamento delle schede bianche, le due ricerche offrono indicazioni su chi e perché non vota. Quanto al primo aspetto il profilo è netto: gli astenuti sono in prevalenza elettori "periferici" e cioè anziani, ultrasettantenni (soprattutto donne), con bassa istruzione, residenti nelle grandi città del sud. La relazione tra marginalità sociale e non voto è molto forte. Quanto alle ragioni dell’astensione bisogna distinguere varie componenti. Tuorto, riferendosi soprattutto agli studi di Giacomo Sani e Renato Mannheimer, individua due categorie, i disinteressati e gli arrabbiati. I primi sono estranei alla politica, non vogliono (più) saperne: sono in prevalenza anziani ma anche giovanissimi e con titolo di studio inferiore. I secondi sono, in parte, avviliti e sfiduciati dal teatrino della politica, in parte, arrabbiati e delusi: esprimono sentimenti forti, "caldi", di disprezzo e ostilità verso i partiti e la politica. Quest’ultima categoria di arrabbiati è andata crescendo negli ultimi anni e, secondo l’indagine dell’Istituto Cattaneo, nel 2001 costituiva un terzo degli astensionisti. L’intensità emotiva del rapporto negativo con la politica non è tipica di persone informate e attente che decidono di "boicottare" il voto per dedicarsi piuttosto ad altre attività questa componente, che ha attirato molta attenzione in tempi recenti, è del tutto minoritaria. Il non votante è infatti connotato da una sorta di "perifericitàsociale e politica" dove si coniugano scarsa informazione e scarso interesse, sfiducia nelle istituzioni e sentimenti di insofferenza, distacco ed estraneità. Pagnoncelli e Vannucci, sfruttando l’ampio serbatoio di interviste condotte dall’Ipsos, si concentrano sulle dinamiche del voto nelle ultime elezioni politiche. Il punto di partenza riguarda la rigidità del comportamento elettorale degli italiani: i "migranti" tra uno schieramento e l’altro sono appena il 4,5 per cento. Per vincere diventa essenziale conquistare l’ampio serbatoio degli incerti, siano essi "critici" nei confronti della parte politica alla quale si sentono comunque più vicini, siano essi "indecisi" e "dubbiosi". Partendo da questo quadro interpretativo i due autori dimostrano convincentemente che, in effetti, la Cdl e in particolare da Forza Italia sono riusciti a catalizzare il consenso degli incerti. La prova viene mettendo a confronto le caratteristiche sociodemografiche di questi ultimi con quelle dell’elettorato azzurro. Infatti, ultrasessantenni, casalinghe e pensionati sono massicciamente presenti sia tra i non votanti e i più disinteressati, sia tra gli elettori di Forza Italia; vale a dire, nessun altro partito ha una così elevata percentuale di sostenitori con quelle caratteristiche. Il recupero del centro-destra è quindi passato attraverso la mobilitazione al voto di queste fasce di cittadini. Come? Utilizzando "promesse" piuttosto che "analisi" e insistendo sulle debolezze degli avversari anche per non fare votare a sinistra gli "indecisi di sinistra". Ma, avvertono Pagnoncelli e Vannucci, la decisione all’ultimo minuto non porta alla fedeltà elettorale. La propaganda è efficace sul breve periodo ma non tiene nel lungo. Meglio coltivare il rispettivo "bacino di consenso potenziale". Nando Pagnoncelli e Andrea Vannucci, "L’elettore difficile. Cosa influenza il voto degli italiani?", il Mulino, pagg. 176_ 14,00; Dario Tuorto, "Apatia o protesta? L’astensionismo elettorale in Italia", il Mulino, pagg. 154, _ 11,50. Piero Ignazi