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 2006  ottobre 28 Sabato calendario

Banche in manovra verso Trieste. Il Sole 24 Ore 28 ottobre 2006. Intesa-Sanpaolo, colosso bancario ritenuto "filo-prodiano", rappresenta anche l’avamposto finanziario del nuovo Partito Democratico? A sinistra, soprattutto nelle file dei Ds, c’è chi lo teme

Banche in manovra verso Trieste. Il Sole 24 Ore 28 ottobre 2006. Intesa-Sanpaolo, colosso bancario ritenuto "filo-prodiano", rappresenta anche l’avamposto finanziario del nuovo Partito Democratico? A sinistra, soprattutto nelle file dei Ds, c’è chi lo teme. Timori che si sommano, e talvolta coincidono, con quelli delle tre banche (UniCredit, Capitalia e Mps) che dal nuovo colosso si vedono sorpassate e "minacciate" negli equilibri di sistema: da Mediobanca a Generali, da Pirelli-Telecom a Rcs Mediagroup. Un intreccio politico-bancario destinato a condizionare le prossime tappe del riassetto, che parte a dicembre con il rinnovo del vertice e con la definizione delle strategie di aggregazione di Capitalia, prosegue a marzo 2007 con la scadenza del patto di sindacato di Mediobanca e termina in aprile con la fine del mandato del presidente delle Generali Antoine Bernheim e dell’intero consiglio di amministrazione. Sei mesi decisivi per la definizione dei futuri assetti finanziari e strettamente intrecciati con l’evoluzione del sistema politico che, come dimostrano le recenti vicende di Autostrade e di Telecom, non ha più la forza di imporre soluzioni ma conserva ancora un potere di veto o di interdizione in grado di bloccare questa o quella operazione. A meno che non si tratti di un blitz, tenuto segreto quasi fino all’ultimo, come quello che ha portato alla fusione tra Sanpaolo e Intesa. Dopo numerosi incontri riservati tra maggio e giugno, Giovanni Bazoli ed Enrico Salza hanno raggiunto l’accordo per la maxi-fusione la sera del 5 agosto, ma solo il 12 agosto fu informato per la prima volta Pietro Modiano, direttore generale del Sanpaolo (marito del ministro Barbara Pollastrini e politicamente vicino ai Ds). E proprio a cavallo di Ferragosto la notizia arrivò all’orecchio di un sorpreso Massimo D’Alema, che alternava i pochi giorni di vacanza in barca alle missioni in Libano per la crisi in Medioriente. Un annuncio che mandava in fumo le aspirazioni dei Ds alle nozze tra Sanpaolo e Monte Paschi che Salza, forse anche per coprire la trattativa vera con Intesa, ha finto di perseguire fino al 20 agosto (quando si incontrarono per l’ultima volta gli advisor di Siena e Torino). Sei giorni dopo fu annunciato il matrimonio tra Intesa e Sanpaolo. Da allora, il leit-motiv dei Palazzi della politica e delle riservate stanze del potere finanziario e industriale è inevitabilmente diventato la necessità di arginare lo strapotere "prodiano" nel sistema bancario e, quindi, industriale. Una "resistenza" che, secondo altri schemi, vede serrare i ranghi di tutta la finanza laica contro il ritorno in grande stile della finanza cattolica, protagonista con Bazoli della nascita di Intesa-Sanpaolo e del progetto Bpu-Banca Lombarda, ma anche dell’alleanza tra Popolare Verona e Popolare Italiana (che crea il terzo polo bancario domestico). Il "Grande Slam" Chi tenterà allora di contrastare il predominio di Intesa-Sanpaolo che, legittimamente, punta a far pesare le proprie dimensioni? L’obiettivo finale del "Grande Slam" banco-finanziario è per tutti i protagonisti l’influenza sulle Generali. Il neonato blocco Intesa-Sanpaolo - che ha la compagnia come proprio azionista con il 6,5% - può contare su un 8-9% circa del Leone di Trieste considerando le quote di Intesa (1,9%), Fondazione Cariplo (1,5-2%), Compagnia San Paolo (1,5-2%) e del finanziere Roman Zaleski (2,5-3%). Una quota analoga fa capo a UniCredit, Capitalia e Mps, riunite in un patto di consultazione a tre che sembrava in disuso ma che a questo punto torna ad assumere importanza decisiva. Appoggiando Mediobanca e la sua partecipazione in Generali del 14%, le tre banche (con Capitalia e UniCredit decisive anche in Piazzetta Cuccia, dove permane l’alleanza con i francesi capitanati dal raider Vincent Bollorè) restano decisive nel determinare gli equilibri della compagnia triestina presieduta dall’ottuagenario Antoine Bernheim. Fin tanto che gli assetti di controllo in Mediobanca non cambieranno, dunque, il polo Intesa-Sanpaolo non sembra avere chances di sfondare a Trieste. E l’esigenza di mantenere lo status quo, anche in fase difensiva, è forse tra i motivi che hanno portato alla riconferma alla presidenza di Piazzetta Cuccia di Gabriele Galateri di Genola. La scadenza del patto di sindacato a fine marzo è però un momento di potenziale discontinuità. E i maxi-investimenti di alcuni immobiliaristi (Coppola e Zunino hanno circa l’8%) denotano una fibrillazione anomala. A chi finiranno quei pacchetti? Domande che per ora non hanno risposta. Ma indicative della crescente pluralità di interessi su Mediobanca che, malgrado un management storicamente concentrato sul business, resta crocevia decisivo per gli assetti sensibili di Generali, di Rcs MediaGroup e di crescente importanza anche per Pirelli-Telecom. Sistema in movimento Il modo più diretto per blindare Mediobanca e rispondere, rilanciando, alla nascita di Intesa-Sanpaolo resta l’aggregazione tra Capitalia e UniCredit. Ma che scelte vorrà fare l’UniCredit di Alessandro Profumo? Il gruppo ha dimensioni e reputazione europee ma anche solide relazioni con le due (o tre?) anime del nascituro Partito Democratico. I consolidati rapporti con Prodi - che tre anni fa hanno portato per esempio alla nomina di Alessandro Ovi nel board delle Generali - negli ultimi mesi sono come minimo diventati più "dialettici", mentre non è mai venuto meno il dialogo con i Ds e con i centristi (soprattutto con Bruno Tabacci). L’opzione Capitalia, da tempo alle prese con le ambizioni crescenti di Abn Amro, non sembra però convincere Profumo, sempre più proiettato verso la crescita europea del suo gruppo. Il dialogo aperto con Roma, più che per un’aggregazione, appare dunque finalizzato alla difesa degli equilibri in Mediobanca e Generali, su cui non intendono mollare la presa neanche Paolo Biasi e Fabrizio Palenzona (plenipotenziari "bianchi" delle due Fondazioni grandi azioniste di UniCredit). E Capitalia? Per il gruppo presieduto da Cesare Geronzi - che nel caso di fusione con UniCredit, voci di palazzo accreditavano in partenza per Mediobanca o addirittura per Rcs - la dimensione resta un problema. In vista del prossimo rinnovo del vertice, gli azionisti hanno chiesto una strategia chiara. L’unica opzione concreta sarebbe una fusione con Mps, coerente con i desideri politici dei Ds oltrechè con il mantenimento degli equilibri in Generali. Geronzi e il presidente di Mps Giuseppe Mussari si sono incontrati più volte, anche di recente. Ma tra i due, assicurano i bene informati, la scintilla del feeling non è mai scattata. Alessandro Graziani