Cristina Zagaria, la Repubblica 30/10/2006, pagina 9., 30 ottobre 2006
Marco Di Napoli, procuratore aggiunto di Bari, va al lavoro a piedi da quando ha scoperto che il procuratore capo pagava di tasca propria la benzina dell’auto di servizio
Marco Di Napoli, procuratore aggiunto di Bari, va al lavoro a piedi da quando ha scoperto che il procuratore capo pagava di tasca propria la benzina dell’auto di servizio. A Napoli la procura è in debito di 51 mila euro con il fornitore di carburante. Il personale amministrativo, i traduttori, gli interpreti che lavorano con le procure sono senza stipendio da mesi. Il procuratore capo di Potenza Giuseppe Galante dice: «Non abbiamo il becco di un quattrino» e ricorda che il sostituto Henry John Woodcock ha pagato con i suoi soldi la carta per le copie per l’ordinanza di custodia cautelare che ha portato in carcere Vittorio Emanuele: «Anch’io mi pago la benzina da solo per l’auto di servizio. Credo di essere in credito di circa duemila euro». Il procuratore capo di Milano Manlio Minale ha girato una circolare ai suoi sotituti invitandoli a comperare a proprie spese delle pen drive per conservare i propri documenti. All’ufficio del gip milanese non ci sono i soldi per pagare interpreti e traduttori. Con l’indulto la situazione è anche peggiorata: ci sono circa 80 mila sentenze di condanna per le quali la pena pecuniaria deve essere ancora riscossa. Se si ipotizza una media di 500-1000 euro a sentenza con l’indulto solo a Milano lo Stato non recupera dai 40 agli 80 milioni di euro.