La Stampa 29/10/2006, pag.16 Alain Elkann, 29 ottobre 2006
L’uomo dei numeri. La Stampa 29 ottobre 2006. Professor Renato Mannheimer, lei è ordinario di Scienze Politiche alla Bicocca di Milano
L’uomo dei numeri. La Stampa 29 ottobre 2006. Professor Renato Mannheimer, lei è ordinario di Scienze Politiche alla Bicocca di Milano. Come è diventato un esperto di sondaggi? «L’interesse per i sondaggi è nato ai tempi della scuola. Li facevo per i giornali studenteschi. Poi, dopo la laurea ho insegnato a Sociologia: il mio interesse è cresciuto, sino a diventare una mezza professione». Perché da bambino le piacevano cifre e percentuali? «Mi è sempre piaciuto capire perché le persone scegliessero di comportarsi in un modo o nell’altro. Ci sono due strade per farlo: una è quella individuale che è studiata dalla psicologia e l’altra sono i comportamenti collettivi studiati dalla sociologia». Attraverso i sondaggi che trasformazioni ha visto nella società italiana? «Ho avuto la fortuna di vedere dagli Anni 80 a oggi una trasformazione radicale della cultura politica dei leader e degli elettori. Un tempo il voto era sempre lo stesso per ciascuno di noi dettato dall’appartenenza ideologica o familiare o religiosa; oggi gran parte dell’elettorato sceglie di votare di volta in volta e c’è molta più mobilità». Chi sono i leader che hanno saputo cambiare? «A destra sicuramente Berlusconi che, come ha detto, ha individuato un suo mercato elettorale tra gli elettori slegati dall’ideologia. A sinistra, sia Fassino, sia Veltroni, sia Rutelli in modo diverso hanno capito i mutamenti in atto. E poi Pannella». In che senso Pannella? «Ha saputo cogliere, a partire dal referendum sul divorzio, che ha segnato la prima grande rottura nel comportamento elettorale degli italiani, esigenze e problemi spesso non portati alla luce da altri leader». Perché i sondaggi non hanno capito le ultime elezioni? «Non è vero. Se si guardano i risultati delle rilevazioni dell’ultima ora, non pubblicati per motivi di legge, si trovano stime abbastanza vicine all’esito finale. Ma ciò che mi preme maggiormente sottolineare è che i sondaggi non devono prevedere il futuro. Fotografano la situazione in un certo momento. Ad esempio oggi non possono sapere ciò che accadrà tra tre mesi. In occasione delle elezioni Prodi ha letteralmente perduto voti e popolarità nell’ultima fase della campagna elettorale». Oggi che cosa ci dicono i sondaggi? «Il governo è in grave difficoltà per il consenso con l’opinione pubblica. E’ vero che nessun governo guadagna popolarità con la Finanziaria ma è vero anche che ho raramente visto una così veloce caduta di giudizi positivi dal momento delle elezioni». E il Paese come sta? «E’ diviso, c’è una parte ottimista che vede incrementare il proprio benessere - ed è una larga parte del Paese - e c’è una quota di popolazione che ha visto peggiorare sensibilmente le proprie condizioni economiche e anche sociali». Quali sono i temi su cui sta lavorando in questo momento? «Ancora la politica. E poi i motivi del pregiudizio, l’intolleranza». Si dice che gli italiani non siano razzisti. E’ vero? «In parte sì: le espressione concrete di intolleranza e razzismi in Italia sono assai meno numerose che in altri paesi; ma nel nostro Paese esiste un substrato di intolleranza assai diffuso». Per esempio? «I giudizi verso i diversi in termini razziali o religiosi sono spesso molto severi anche se non si traducono in nessun gesto concreto e anche se alla fine prevale la solidarietà». La Chiesa è ancora forte in Italia? «Sì, specie perché costituisce per tanti uno dei pochi punti di riferimento ideale. Al giorno d’oggi l’uomo è spesso spaesato e trova nella religione indicazioni che non riesce a individuare altrove. E il terrorismo islamico rappresenta secondo me la vera minaccia dei prossimi anni. Purtroppo è spesso sottovalutata nell’opinione pubblica e nei media. Mi ha scandalizzato il fatto che le dichiarazioni del presidente iraniano sulla necessità di distruggere immediatamente Israele sia stata relegato dai quotidiani in pagine secondarie». Il suo apparire a «Porta a Porta» ha fatto di lei anche un uomo di spettacolo? «Non proprio, non ho ancora mai ballato né cantato. Diciamo che ha reso il mio volto più popolare, spesso con grande imbarazzo». Ballare però le è sempre piaciuto? «Malgrado mi piaccia tantissimo non ho mai davvero imparato». Che cosa state studiando? «Stiamo affrontando tematiche come la tendenza in materia di risparmio e di investimento, le diverse culture del bere in Europa, la popolarità dei sindaci di qualche comune italiano». Gli italiani sono sempre risparmiatori? «Sì, anche se non se lo possono permettere in misura sicura come in passato ma cominciano a essere sempre più esigenti verso chi si offre di gestire i loro soldi». Non abbiamo parlato di sicurezza. E’ un problema sentito? «In questi ultimi mesi sembra che il timore sia diminuito». Che cosa temono di più gli italiani? «La sicurezza personale più che gli attentati. Non si sentono abbastanza protetti e sono pronti a rinunciare alla loro privacy per sentirsi più sicuri». Alain Elkann