L’Espresso 02/11/2006, pag.307 Stefania Rossini, 2 novembre 2006
Oddio, l’addio al nubilato. L’Espresso 2 novembre 2006. Cara Rossini, fra venti giorni mi sposo con un bravo ragazzo con il quale convivo da più di tre anni e abbiamo preso questa decisione perché vogliamo un bambino
Oddio, l’addio al nubilato. L’Espresso 2 novembre 2006. Cara Rossini, fra venti giorni mi sposo con un bravo ragazzo con il quale convivo da più di tre anni e abbiamo preso questa decisione perché vogliamo un bambino. Non siamo contro le coppie di fatto o i pacs, ma pensiamo che per un figlio la cosa migliore sia una famiglia regolare. Se tutto è così semplice, perché allora le scrivo? Perché è accaduta una cosa che sta mettendo in crisi tutte le mie certezze. Mi sono fatta convincere da un gruppo di amiche a fare un week-end di addio al nubilato. Siamo andate in un villaggio di Sharm el Sheik dove è accaduto molto di più di quel che potessi pensare. Gli uomini del villaggio sembravano tutti impegnati a intrattenerci, e poi il vino, i balli, lo spettacolo, il mare caldo d’autunno: per 48 ore non sono stata più la stessa. Sono diventata disinibita come mai avrei immaginato. Non mi creda una baciapile, ho avuto le mie esperienze e penso di conoscere la vita, ma ignoravo di poter essere così trasgressiva. Dove sono finiti i miei principi? Ora ho qualche remora a sposarmi. Se un giorno rivenisse fuori quella donna di Sharm, che ne sarebbe della mia famiglia? Scusi se non mi firmo per esteso. Cinzia R., e-mail Cosa si aspetta da me? Biasimo, apprezzamento, consolazione? Non sarà una rubrica della posta a riconciliarla (o scollarla del tutto) dai suoi cosiddetti ”principi”. Lei ha conosciuto una parte di sé inaspettata e se ne è spaventata. Ma va anche detto che se non avesse voluto rischiare sarebbe andata in una trattoria fuori porta e non in un posticino presunto esotico, fuori dal controllo dell’ambiente e da quello di se stessa. Questa moda dell’addio pubblico al nubilato è molto recente. Nasce a imitazione di quelle esibizioni goliardiche che sono gli addii al celibato, ma si scontra inevitabilmente con una diversa struttura psichica e sentimentale femminile. Fino a qualche generazione fa le donne consumavano l’attesa del matrimonio con lunghi riti di preparazione: il ricamo, l’accumulo del corredo, la scelta della dote. Ma 60 o 70 anni sono un battito di ciglia rispetto ai secoli di cultura che ci hanno portato fin qui e non si possono saltare troppi stadi senza patire qualche disappunto. Alle ultime generazioni è toccato fare tutto e alla svelta, ma di questo goffo rito, che ormai è anche un business di localini e di spogliarellisti, si poteva fare anche a meno. Lei è una donna fin troppo al passo coi tempi ma aspira a una famiglia tradizionale che non c’è quasi più. Trovi da sola, come facciamo tutte, il suo personale compromesso. Stefania Rossini