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 2006  ottobre 28 Sabato calendario

Forse su Montalbano Sciascia Vide giusto. Corriere della Sera 28 ottobre 2006. C’ è un seguito nella frizione che contrappose Leonardo Sciascia a Giuseppe Montalbano, membro della Costituente, sottosegretario nel governo Parri e pilastro del partito comunista, poi lasciato negli Anni Sessanta di malo modo accusando i suoi compagni (e lo scrittore) di collusioni con la mafia

Forse su Montalbano Sciascia Vide giusto. Corriere della Sera 28 ottobre 2006. C’ è un seguito nella frizione che contrappose Leonardo Sciascia a Giuseppe Montalbano, membro della Costituente, sottosegretario nel governo Parri e pilastro del partito comunista, poi lasciato negli Anni Sessanta di malo modo accusando i suoi compagni (e lo scrittore) di collusioni con la mafia. Uno scontro sfociato nel consiglio di Sciascia a Vito Laterza di non pubblicare un saggio sulla mafia dello stesso Montalbano, come ha rivelato il saggio di Giovanna Lombardo presentato in queste pagine (Corriere, 25 ottobre). Il seguito potrebbe avvalorare la tesi di Emanuele Macaluso che, protagonista diretto di quegli anni in Sicilia, ha subito osservato come Sciascia vide giusto. Montalbano avrebbe rappresentato quell’ intransigenza che si fa tribunale speciale e sul sospetto costruisce condanne inappellabili. Schizzarono veleni da fare impallidire quelli odierni. Ma per sua fortuna Montalbano se ne è andato senza immaginare il seguito. Cacciato il padre, nella Quercia tanti hanno invece abbracciato il figlio che porta il suo stesso nome e un appellativo eloquente, l’ «ingegnere rosso». Appalti a iosa. Compreso quello per costruire il nuovo Palazzo di giustizia di Palermo. Ma con acrobazie tipiche da borghesia mafiosa, Montalbano figlio è diventato ai nostri giorni famoso come padrone di casa nientedimenoche di Totò Riina, condannato a sette anni per concorso in associazione mafiosa, anche se la Cassazione, pur confermandone la pericolosità sociale e la sorveglianza speciale, gli ha appena restituito i beni di «famiglia»: 226 appartamenti e 19 terreni, pari a 250 milioni di euro. Una fortuna non ereditata dal padre «intransigente», ma costruita molto dopo con amici eccellenti e insospettabili. Un giallo di Palazzo, perfetto per la penna di Sciascia. Felice Cavallaro