Il Giornale 28/10/2006, Alberto Mazzuca, 28 ottobre 2006
Michela Brambilla, manager d’acciaio sempre più ribelle. Il Giornale 28 ottobre 2006. Difficilmente passa inosservata
Michela Brambilla, manager d’acciaio sempre più ribelle. Il Giornale 28 ottobre 2006. Difficilmente passa inosservata. Ha i capelli rossi lunghi sino alle spalle, indossa tailleur giacca e gonna, porta tacchi alti anche se di suo raggiunge già il metro e settantadue, ha gambe lunghe e il fisico da mannequin in quanto non supera i 55 chili di peso. Michela Vittoria Brambilla è, insomma, una bella donna. E piena di grinta. Perché questa giovane signora non ancora quarantenne e madre di un bambino di nome Vittorio che oggi ha due anni, sembra avere davvero una marcia in più: si occupa di due società commerciali che importano e vendono prodotti ittici, dal salmone ai gamberi, e alimenti per cani e gatti; si occupa dell’azienda industriale di famiglia, una trafileria di acciaio inossidabile e al carbonio; si occupa di un centro medico; si occupa di un canile. Ed è anche il presidente nazionale dei 250mila giovani imprenditori aderenti alla Confcommercio. Spiega con un sorriso: «Ho l’abitudine di non dormire molto». Finalista di Miss Italia. La realtà è che Michela Brambilla è un ciclone. Nel 1986, a 18 anni, è finalista a Miss Italia per la Romagna. Fa poi la modella nella campagna pubblicitaria di un’azienda di collant e di intimo. Nel 1990 diventa giornalista per le tre reti televisive della Fininvest. E dopo cinque anni di servizi legati a speciali, esteri, misteri della notte ed esoterismo, lascia perdere tutto per mettere in piedi dal niente un’attività commerciale, quella del salmone e dei gamberi. un tipino anche piuttosto ribelle. Quando il padre vorrebbe che studiasse economia e commercio dopo lo scientifico, lei si iscrive invece a filosofia perché ha in mente di dedicarsi alla comunicazione. E per quanto sappia sfoggiare un sorriso dolce, a volte mostra anche una lingua molto pepata. A 14 anni scende in piazza, dopo avere costituito la sezione lecchese della Lega antivivisezionista, aggredendo le signore bene in pelliccia al grido di: «Ma perché si veste di cadaveri?». Ed a proposito della Finanziaria del governo Prodi, i suoi giudizi sono taglienti: «Non ci piace»; « una nuova lotta di classe a colpi di tasse»; «Mi sembra un’operazione di ingegneria sociale»; «Con noi la concertazione è stata messa in un cassetto». Originaria di Lecco, una sorella più giovane di due anni, Federica, che ha una boutique di moda nel centro della cittadina e quindi, dice, «è una mia iscritta», padre milanese e madre romagnola, Michela Vittoria Brambilla rappresenta la quarta generazione di una famiglia di imprenditori impegnati dal 1920 nell’acciaio e dintorni. Appartiene alla sua famiglia infatti la Trafilerie Brambilla, sorta a Milano con il bisnonno Giuseppe per produrre minuterie metalliche, specializzata con il nonno Alessandro in fili trafilati principalmente per il mercato dei mollifici, distrutta dai bombardamenti nel 1942 e trasferita a Calolziocorte, a pochi chilometri da Lecco, dove i Brambilla avevano una villa abitata solo d’estate. E da quella zona l’azienda ha un nuovo sviluppo prima sempre con Alessandro e poi con il papà di Michela, Vittorio, 1941 e il più giovane di quattro fratelli: sono ampliati sia lo stabilimento sia la gamma produttiva con il filo di acciaio al carbonio e in seguito con quello inossidabile. Anzi, la Trafilerie Brambilla è la prima azienda a realizzare una gamma completa di fili d’acciaio inossidabile e al carbonio, destinati in prevalenza sempre al settore delle molle. Che è un settore molto ampio, va dalle molle utilizzate nelle penne a sfera e quelle usate negli aerei. Ed è anche l’unica ad avere introdotto di recente in questo mercato una nuova lega d’acciaio inossidabile a basso contenuto di nichel per il semplice motivo che il prezzo del nichel è esploso, nel 2006 è addirittura raddoppiato. Oggi Vittorio è presidente dell’azienda che conta due amministratori delegati: Michela e il cugino Alessandro Valsecchi, poco più che quarantenne. Industria & commercio. Michela Brambilla ha quindi l’industria nel suo Dna. Ma è sul fronte commerciale che sfodera in particolare le unghie e l’inventiva. Già, perché nel 1994, mese più mese meno, papà Vittorio diversifica l’attività comprando a Milano il negozio concorrente di Peck e cioè «Il Salumaio di Montenapoleone». E si accorge che in una società satellite i conti non tornano. Così chiede alla figlia di occuparsene. Michela, che da quattro anni se ne va in giro con il microfono in mano per mezz’Italia, accetta. Fino ad appassionarsi a tal punto da abbandonare il giornalismo e dare vita ad una nuova attività commerciale, creando da zero il Gruppo Sal, Sal da Salumaio di Montenapo. Ha sede a Merate, provincia di Lecco, importa e vende alla grande distribuzione con il marchio Sal Seafood prodotti ittici, salmone affumicato, gamberi e crostacei. Vende con quella che Michela Brambilla definisce «una politica commerciale onesta nei confronti del consumatore». Cioè con ricarichi corretti e non speculativi. E all’inizio, almeno per un paio d’anni, i bilanci della società chiudono in rosso. Ma l’iniziativa del Gruppo Sal è talmente forte da rivoluzionare il mercato del salmone affumicato nel senso che anche la concorrenza è costretta ad abbassare i prezzi fino a quel momento in mano agli speculatori. « un mio vanto», dice. Oggi il Gruppo Sal, entrato in partnership con i produttori, è da quattro anni leader nazionale nel suo settore e nella vendita del salmone norvegese affumicato detiene una quota del 98% in Italia e del 34% in Europa. La grande distribuzione. Nel 2001 Michela Brambilla dà vita sempre a Merate alla Sotra Coast International, un’altra società commerciale che importa e vende alla grande distribuzione prodotti ittici ma freschi. E dal momento che ha da sempre una grande passione, in certo senso anche maniacale, per gli animali, ad un certo punto affianca alla divisione Sal Seafood quella dedicata al cibo per cani e gatti, la divisione Sal Petfood. Alimenti prodotti all’estero ma sulla base di indicazioni precise fornite dal Gruppo Sal e venduti alla grande distribuzione con il marchio Qualitas. Con l’aggiunta di una linea biologica ed una dietetica. Il Centro medico. Il vulcano Brambilla comunque non si acquieta. S’innamora di un giovanotto della sua età, Eros Maggioni, che sarà poi il papà del piccolo Vittorio, ed insieme a lui apre il Centro medico lombardo di Cernusco Lombardone, un poliambulatorio medico chirurgico e odontoiatrico che ha come bacino d’utenza l’intera provincia di Lecco. E poi eccola diventare presidente della sezione di Lecco della Lega per la difesa del cane finendo per occuparsi anche della gestione del canile della zona. Quindi nell’aprile 2003 è eletta presidente dei giovani imprenditori della Confcommercio di Lecco, tre mesi più tardi è vicepresidente dei giovani della Lombardia, sette mesi dopo il balzo alla presidenza nazionale. Diventa quindi mamma del piccolo Vittorio, riprende a girare per l’Italia sparando bordate in difesa dei giovani imprenditori che «spesso sono bloccati da un labirinto di leggi e normative», qualcuno la vedrebbe bene anche in politica a fianco di Forza Italia. Lei dice: «Non ora». E trova rifugio da questo incredibile tourbillon nella villa di Calolziocorte in cui vive anche con 25 gatti, 14 cani, quattro cavalli, due asini, tre caprette, duecento piccioni. Riconosce: «Talvolta ho bisogno anche di un po’ di pigrizia». Accanita fumatrice («Ma sigarette leggere», commenta), grande amore per il mare (d’estate era solita andare in vacanza a Cesenatico, il paese della madre, Bianca Bosi, da quest’anno va a Mentone dove ha comprato una casa), nessuna fretta di incorniciare nel vincolo del matrimonio la sua vita con Eros, Michela Brambilla ama parlare di team, di squadra. E con la squadra di papà, cugino, compagno di vita, contribuisce a gestire un gruppo che tra attività industriale e attività commerciale dà lavoro nel complesso a 170 persone con un fatturato di 80 milioni di euro: più della metà grazie alla trafileria, che esporta il 40% dei suoi prodotti, meno della metà grazie ai prodotti ittici e al petfood. Ed è sul settore degli alimenti per cani e gatti che ora vuole ancora crescere. Insomma, il vulcano Brambilla non accenna a fermarsi. (Continua) Alberto Mazzuca