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 2006  ottobre 19 Giovedì calendario

Il formato gigante del contemporaneo. La Repubblica 19 ottobre 2006. Torino. Il Novecento ha visto emergere in modo assai prepotente una nuova figura artistica: la coppia

Il formato gigante del contemporaneo. La Repubblica 19 ottobre 2006. Torino. Il Novecento ha visto emergere in modo assai prepotente una nuova figura artistica: la coppia. Non il maestro e l’ allievo ma moglie e marito che si trasformano in un unico essere, due nomi e cognomi ma un solo prodotto in cui non v’ è angolo dove riconoscere la mano dell’ uno o dell’ altra. Una sola anima ed un solo fuoco per un unico risultato che nasce da unioni che divengono indissolubili. Claes Oldenburg e Coosje van Bruggen, ora al Museo d’ arte contemporanea Castello di Rivoli, sono una di queste coppie, dei veri campioni in materia. Il loro volere è chiaro: «Devono sempre essere citati entrambi i nomi degli artisti, mai singolarmente; nel caso in cui venga pubblicata una foto è necessario che ritragga entrambi; gli artisti rifiutano l’ etichetta di esponenti della Pop art». E’ una premessa molto forte alla lettura delle opere, assolutamente necessaria per comprendere la mostra di Torino anche se, ha spiegato Coosje van Bruggen nell’ intervista che Ida Gianelli ha realizzato (con entrambi) per il catalogo: «Lavorare insieme presupporrebbe una comprensione pressoché totale dell’ altro, cosa per noi impossibile da realizzare. Abbiamo preferito invece l’ unità degli opposti, la convergenza delle nostre differenti dinamiche, di simmetria e asimmetria, di immobilità e di velocità implicita o accelerazione, di una tavolozza policroma e di una monocroma, di gravità e leggerezza, tutti elementi per noi collegati e interscambiabili. Affiancati o sovrapposti, si riuniscono in un’ immagine attraverso un dialogo a due che procede come una partita a ping-pong, avanti e indietro, verso la cristallizzazione definitiva, prima in uno schizzo e poi in uno studio o in un modello tridimensionale, secondo un metodo che predilige i sensi all’ analisi, in netto contrasto con la successiva fase razionale della realizzazione». Claes Oldenburg e Coosje van Bruggen sono insieme da trent’ anni, dal 1976, sposati dall’ anno successivo, e con Sculpture By The Way narrano la loro storia artistica. Occupano l’ intero secondo piano del Castello dove presentano grandi installazioni, progetti, maquettes, disegni. Sono esposte, complessivamente, duecento opere, è un autentico viaggio nel loro universo che si apre con la ricostruzione della performance Il Corso del Coltello, presentata a Venezia nel 1985. Ma è chiaro che quell’ appartenenza oggi rifiutata dalla coppia non può esserla da Claes Oldenburg che negli anni Sessanta ha contribuito in maniera fondamentale alla nascita e allo sviluppo della Pop art americana. Fu uno degli artisti che parteciparono alla celebre edizione della Biennale veneziana del 1964 che segnò l’ esplosione internazionale di questo movimento. E le opere degli anni Sessanta come Pila di toast o Patata al forno o Ricordo di idrante, presenti a Rivoli - sculture che elaborano tridimensionalmente oggetti di manifattura industriale e soprattutto di cibi venduti nelle catene dei fast-food - raccontano le ossessioni della società dei consumi, sono evocazioni tipiche della Pop art. Questa matrice è in qualche modo, magari inconsciamente, rimasta, assorbita e rielaborata. Insieme a Coosje van Bruggen, a partire dalla fine degli anni Settanta, Oldenburg ha sviluppato il tema in forme diverse, con dimensioni talvolta colossali. In questo modo modificando il linguaggio della scultura monumentale destinata agli spazi pubblici come testimonia a Milano Ago, filo e nodo, opera in due pezzi realizzata in occasione del rifacimento di piazza Cadorna, che ha suscitato reazioni contrastanti, o l’ enorme papavero, Fiore caduto, più di sette metri di lunghezza per cinque di altezza, realizzato per il Castello. Ha spiegato Claes Oldenburg: «Nei luoghi pubblici, le nostre sculture rispecchiano sia l’ ambiente circostante sia il contesto, sempre filtrati attraverso la nostra immaginazione e percezione selettiva, ed è per questo che sono anche personali. Ci sentiamo liberi di utilizzare ogni approccio che si accordi naturalmente alle nostre opere non monumentali: variazioni di scala, similitudini, trasformazioni, un’ ampia gamma di materiali, e, ovviamente, l’ uso di oggetti ordinari. Vogliamo comunicare con il pubblico ma alle nostre condizioni, anche se le immagini sono stereotipate. Il dialogo che porta alla definizione del progetto può svolgersi ovunque, ma di solito le decisioni vengono prese nel nostro studio, dove siamo circondati da oggetti, modelli, appunti e disegni del presente e del passato recente, e stimolati, se possibile, dal ricordo di quanto abbiamo osservato nel luogo dove sorgerà l’ opera. Procediamo da un’ immagine all’ altra con parole e schizzi, collaudandole su modelli che possono servire da punto di partenza per la realizzazione in grande scala». Il papavero ha preso forma con materiali eterogenei che in qualche modo riassume questo pensiero e l’ intero percorso artistico di Claes Oldenburg e Coosje van Bruggen: schiuma poliuretanica, plastica fibrorinforzata, feltro, iuta, corda, alluminio, rame, polistirene espanso e, ovviamente, pittura acrilica. Sono elementi usati nella vita comune da cui sono nate altre grandi opere esposte a Sculpture By The Way: Casa palla del 1985, quasi quattro metri di tela, schiuma poliuretanica, corda, pittura al lattice, alluminio, i Frammenti architettonici (tela, schiuma poliuretanica, pittura al lattice), il grande Progetto per le pareti di una sala da pranzo eseguito nel 1988 per la Triennale di Milano (legno, alluminio, acciaio, metallo galvanizzato, resina...), la Biblioteca entropica, del 1989, la serie degli strumenti musicali o la serie che ha preso spunto dalla performance per la Biennale veneziana. Ma nel percorso si incontrano anche sessanta modelli realizzati tra il 1960 e il 2006 appartenenti alla collezione degli artisti e raramente esposti, nonché opere su carta, studi, che illustrano la fase che intercorre tra il progetto e la realizzazione di grandi opere come Dropped cone (Cono rovesciato) eseguito nel 2000 per la Neumarkt Galerie di Colonia o Cupid’ s Span (Arcata di Cupido) per il Rincon Park di San Francisco (2000). E poi i disegni, la raccolta Solitude for Two, settanta schizzi eseguiti su pagine di taccuino, un ingresso nell’ intimità dei due artisti. E ancora: l’ esplorazione della musica e degli strumenti ad arco, motivo ricorrente in Vermeer, da cui è nato Resonances, after J. V. ispirato a due dipinti della National Gallery di Londra, visti come altrettanti «fermo immagine». E’ questo il mondo di Claes Oldenburg e Coosje van Bruggen come è narrato al Castello di Rivoli, un mondo carico di rossi e di gialli, di blu e di verdi, di sculture «soffici» e «giganti», di progetti per monumenti colossali che ironicamente celebrano il nostro consumismo, la mania dello shopping tipica delle coppie, il perno della società borghese. Paolo Vagheggi