La Repubblica 28/10/2006, pag.61 Siegmund Ginzberg, 28 ottobre 2006
SELEZIONAXXEduardo & Rosi. La Repubblica 28 ottobre 2006. Roma. A rivederlo ora, Le Voci di dentro di Eduardo gronda d´attualità da lasciare senza fiato
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Eduardo & Rosi. La Repubblica 28 ottobre 2006. Roma. A rivederlo ora, Le Voci di dentro di Eduardo gronda d´attualità da lasciare senza fiato. Il protagonista che denuncia, con dovizia di particolari, un delitto che s´è solo sognato evoca un paese che ha perso la bussola, ha smarrito la proporzione tra reality e show. Eppure, la commedia era stata scritta quando la televisione ancora non c´era, e nemmeno i talk show. Evoca un paese in cui s´è persa la stima per il prossimo. Ma anche, e soprattutto, quella per sé stessi. Il sospetto di dentro, si potrebbe anche dire: tutti sospettano di ciascun altro, ci si dà con facilità dell´assassino e del bandito. Si sospettano i vicini, ma anche gli amici, gli intimi, i familiari. Il sospetto investe quelli della propria parte politica, ancor più che gli avversari. Ognuno denuncia con zelo qualcun altro. Ma sospetta anche di sé stesso. "Mo´ volete sapere perché siete assassini?.... In mezzo a voi , forse ci sono anch´io, e non me ne rendo conto. Avete sospettato l´uno dell´altro: o´ marito d´ ´a mugliera, ”a mugliera d´ ´o marito… ”a zia d´ o´ nipote… ”a sora d´ ´o frate… Io vi ho accusati e non vi siete ribellati… Lo avete creduto possibile. Un assassinio lo avete messo nelle cose normali di tutti i giorni… il delitto lo avete messo nel bilancio di famiglia! La stima, la stima reciproca… l´abbiamo uccisa… E vi sembra un assassinio da niente? Senza la stima si può arrivare al delitto". I personaggi della commedia sono di un´altra epoca. Ma toccano tasti che ci suonano familiari. Attenti alle battute, coglierete diffidenze, rancori, gelosie di questi giorni. Persino qualcosa che ha a che fare con la finanziaria, i ceti medi perduti, chi sta bene, chi sta male e chi sta così e così, i furboni del quartierino, le diatribe su chi paga le tasse e chi no ("Donna Ro´, oggi i grandi soldi si fanno quando non si hanno scrupoli", dice il personaggio tutto chiesa e morale che sta per imbrogliare suo fratello. "Scusate, ma che mi venute a dire con questo discorso?... Che siccome ce pigliamo due uova sbattute, la mattina, siano gente disonesta?" gli viene risposto). "Profezia della commedia di Eduardo", azzarda Francesco Rosi, che l´ha riportata in scena. Ma il bello è che, per mettere in risalto "profezia" e "attualità", non ha avuto il bisogno di cambiare nemmeno una virgola del testo, non deve forzare nulla, nascondere nulla. Potenza misteriosa dei classici. I personaggi sul palcoscenico parlano napoletano, ma quel che hanno da dire è alla portata di tutti, lumbard compresi. Uno, il più straordinario di tutti, addirittura non parla: si esprime a botti, girandole e fuochi artificiali. "Dammi un bicchier d´acqua: due tracchi e un fuie-fuie. Che ora so´?: tre tracchi intramezzato da una botta col fischio". Ci viene spiegato che Zì Nicola "non parla perché non vuol parlare. Ci ha rinunziato… Dice che parlare è inutile. Che siccome l´umanità è sorda, lui può essere muto…". "Le voci di dentro" è stata spesso considerata come una delle commedie più "difficili" di Eduardo De Filippo. Una delle più surreali. Era stata scritta e rappresentata nell´inverno 1948. Le elezioni del 18 aprile, che avevano lasciato il paese spaccato, una scia di recriminazioni, sospetti reciproci. Erano fresche le cicatrici delle guerra, e anche "il sangue dei vinti". Mezza Italia aveva paura degli orchi comunisti, l´altra metà dei democristiani baciapile. Eduardo aveva evitato di pronunciarsi sulle elezioni, partecipare al gioco al massacro. "Ha da passa´ ´a nuttata" è la battuta conclusiva di "Napoli milionaria!", che Eduardo aveva scritto nel 1945. La "nuttata" era la guerra, ed era passata. Ma il risveglio portava altre angosce. Di che tipo, è lo stesso Eduardo a spiegarlo, in un´intervista di qualche anno dopo: "I tre figli di Filumena Marturano rappresentano le tre forze dell´Italia: l´operaio, il commerciante, lo scrittore… I figli sono quelli che si tengono nelle braccia quando sono piccoli… Ma quando sono grandi, quando sono diventati uomini, o sono figli tutti quanti o sono nemici… Pensavo con quella commedia di avere messo in evidenza questa situazione ai governanti… Ma le cose rimasero stazionarie, e allora ho scritto Le Voci di dentro, dove il personaggio non parla più, perché è inutile parlare quando nessuno ti ascolta". Come il suo Zì Nico´, Eduardo parla in codice. Non ha risposte al: "Dimmi tu, c´aggia ffa´". Ma di che cosa parla lo si capisce benissimo. Siegmund Ginzberg