http://www.oggi7.info/dettaglio.asp?Art_Id=593&Art_Tema=Personaggi,, 29 ottobre 2006
PERSONAGGI / GUIDO BERTOLASO / Quando la protezione è civile (di Gianna Venturini) Guido Bertolaso, Capo della Protezione italiana, è stato chiamato a risolvere i grossi problemi che i cambiamenti del clima, gli insediamenti sconsiderati degli ultimi cinquanta anni , i comportamenti dolosi e criminali stanno moltiplicandosi in Italia
PERSONAGGI / GUIDO BERTOLASO / Quando la protezione è civile (di Gianna Venturini) Guido Bertolaso, Capo della Protezione italiana, è stato chiamato a risolvere i grossi problemi che i cambiamenti del clima, gli insediamenti sconsiderati degli ultimi cinquanta anni , i comportamenti dolosi e criminali stanno moltiplicandosi in Italia. Rischi di tutti i generi: sismici, idrogeologici, eruttivi, sanitari…. E dire che voleva fare il medico. Guido Bertolaso è infatti laureato con lode in medicina alla "Sapienza’’ di Roma, e ha conseguito il Master of Science in public health alla "School of Tropical Medicine’’ di Liverpool. Proprio al settore della malattie tropicali ha indirizzato la sua attività professionale, portando avanti, tra il 1977 e il 1989, programmi di ricerca scientifica in numerosi Paesi africani.. Infatti l’attività di Bertolaso nel campo della sanità ha trovato brillante espressione tra l’82 e il ”90, anni in cui è stato coordinatore di tutti i progetti sanitari, di emergenza e assistenza umanitaria nei Paesi in via di sviluppo, per il Ministero degli Esteri. Ancora rivolta al sociale la sua attività successiva. Nel marzo del 1990, in qualità di Dirigente Generale della Presidenza del Consiglio di Ministri, assume l’incarico di Capo del Dipartimento Affari Sociali. Nel 1993, è capo di Gabinetto del Ministero degli Affari Sociali, per poi diventare Vice Direttore esecutivo dell’Unicef a New York. Nel 1996, il primo assaggio alla Protezione Civile, dove è nominato Capo Dipartimento. Ma è solo una parentesi, perchè l’anno dopo va a dirigere, quale Commissario straordinario, l’Azienda Ospedaliera Lazzaro Spallanzani di Roma. Da qui, il salto al Giubileo. Il gennaio del 1998, infatti, lo vede Vice Commissario vicario per il Grande Giubileo del 2000, con delega per tutte le attività operative connesse all’organizzazione dell’evento. In particolare la Grande giornata dell’incontro Gioventù di tutto il mondo con il Pontefice a Tor Vergata Il personaggio Bertolaso è divenuto ospite fisso dei nostri telegiornali, non c’è emergenza che non richieda il suo intervento: terremoti, alluvioni, eruzioni, incendi, epidemie,. Guido Bertolaso, romano, 53 anni lo scorso 20 marzo, ha anche "le phisique du role", semplice e diretto, emana forza d’animo ed efficienza, la sua presenza rincuora e rianima chi sta attraversando momenti difficili ed è in stato di stress fisico e psicologico. Le sue capacità sono state immediatamente messe a dura prova su molteplici fronti: un terremoto assassino, il più crudele che il 31 ottobre a Sant’Angelo di Puglia si portò via 27 piccoli alunni sepolti dal crollo della scuola, le eruzioni più gravi del consueto dell’Etna e dello Stromboli, le alluvioni pesantissime al nord dello scorso anno, l’emergenza sanitaria internazionale della Sars. Sempre l’estate scorsa si è trovato a fronteggiare non solo le incognite della natura, ma quelle della criminale attività dei piromani, vuoi per follia, vuoi per speculazione. L’Italia brucia, il nostro patrimonio, le nostre bellezze naturali vengono distrutte in poche ore di colpevole e sinistro fuoco, contro il quale bisogna spendere risorse umane e finanziarie enormi. La Protezione civile non è un ministero, dipende direttamente dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, per fortuna è un apparato snello e veloce, non può essere gravato di burocrazia, non può essere assoggettato e pesantezze e tempi che ne annullerebbero le iniziative. Persone efficienti ed efficaci ne debbono far parte, si guarda alla capacità, alla facoltà di sintesi, azione, reazione. I tempi che corrono suggeriscono che questo manipolo di persone diventerà un nostro riferimento continuo e bisognerà sostenerli ed aiutarli, se vogliamo essere protetti nelle vite e nelle cose, nella qualità di vita e nella proiezione di questa qualità nel futuro dei nostri figli. Cosa è rimasto nel cuore di questo cinquantatreenne che è riuscito ad accumulare così tante ed importanti esperienze ? "Sicuramente le esperienze in Africa e Asia. All’epoca, erano gli anni ”70 e ”80 non molti parlavano di fame nel mondo, delle terribili condizioni del terzo mondo, ed era appagante per un giovane laureato lavorare su quel territorio" Questo lo ha portato per contiguità ad avvicinarsi al mondo cattolico delle missioni? "Quando io facevo volontariato, solo ed esclusivamente le organizzazioni cattoliche svolgevano la loro opera per la cooperazione allo sviluppo ed aiuto al terzo mondo, soprattutto legate alle missioni in Africa. Solo nel 1985 è esploso l’interesse laico sia in Italia che internazionalmente,con l’approntamento di grandi investimenti". Da due anni ormai rappresenta quel volto che gli italiani di tutte le tendenze politiche hanno cominciato ad apprezzare, lei si senta appagato? "A me piace fare le cose bene e far vedere che in Italia si possono fare le cose dentro allo Stato in un modo positivo e concreto. Questo approccio nasce dalla mia esperienza all’estero: e debbo dire che non ho visto genialità, professionalità, competenze migliori di quelle che abbiamo noi. Mi sono sempre sentito molto italiano e al di là di nazionalismi stupidi mi fa piacere vedere rinascere il patriottismo italico e mi fa piacere vedere gli che gli italiani si identificano sempre più nella loro nazione, non solo in occasione delle partite di calcio. Grazie allo straordinario ruolo del Presidente Ciampi o anche ai singoli episodi dolorosissimi di questi giorni, si sta formando un sentimento nazionale. Anche se noi siamo europeisti." Forse c’è voluto il suo tempo, dopo le divisioni vissute dal 1943 e che ancora serpeggiano, c’è voluta una decantazione lunga ma liberatoria. "Quando mi sono trovato ad organizzare un ospedale nostro al confine tra Thailandia e Cambogia, e c’era sopra la bandiera italiana, tutte le altre organizzazioni bilaterali che operavano nell’area: Croce Rossa, Nazioni Unite, ed altre - dagli Stati Uniti all’Australia - riconoscevano il nostro ospedale quale riferimento migliore per ogni problematica di ordine sanitario e umanitario. Sapere che venivano non solo per una buon tazza di caffè italiano ma anche per consiglio ed aiuto, è stata una bella soddisfazione." Anche quella di organizzatore per il Giubileo? "Ma anche la precedente attività a New York, quale vicedirettore esecutivo Unicef dove ho lavorato con Jimmy Grant il grande direttore esecutivo che ha fatto dell’Unicef una delle migliori organizzazioni internazionali. Erano gli anni dal 93 al 95 ed allora leggevo il quotidiano America Oggi e me lo guardavo con piacere. A New York ho imparato perfino a giocare a golf…" Ma per parlare dell’Italia: è vero che succedono cataclismi naturali mai verificati prima con questa intensità o così pare perché sono mediatizzate ed amplificate? "Io credo che ci sia del vero in ambedue le ragioni: è vero che negli ultimi cinquant’anni c’è stata una forte antropizzazione e che si è abusato dell’ambiente, però certe manifestazioni naturali sono sempre accadute. Per esempio: nel 1954 a Majori e Minori sulla costiera amalfitana ci furono 230 morti perché piovvero 250 mm. di acqua in 12 ore. Il 29 settembre scorso in Friuli, ne caddero ben 500 mm. con devastazioni imponenti, ma sicuramente con meno morti. Le manifestazioni violente non sono cambiate, ma sono cambiati gli insediamenti umani, che prima erano meno selvaggi, meno invasivi, e certamente c’erano capillari attività di salvaguardia che ora sono sparite". Per il Condono edilizio e la l’utilizzazione come aree edificabili delle zone bruciate contemplate nel Decreto collegato alla Finanziaria? "Per il condono diciamo che si sono chiuse le stalle dopo che i buoi erano da tempo usciti. Sana le situazioni, fotografa la realtà dei fatti e legalizza quanto di sbagliato è stato fatto nel corso degli ultimi 30 anni, quando si è costruito in modo disordinato, per cui la situazione è compromessa per fatti per cosi dire, storici. Ci sono addirittura strutture pubbliche costruite in zone a rischio o sismiche, dove non avrebbero dovuto mai essere edificate. Parliamo di edifici quali ospedali, caserme dei vigili del fuoco, scuole, che dobbiamo ora mettere in sicurezza, operazione che prenderà un sacco di tempo e soldi. In quanto alle zone distrutte dal fuoco sarà possibile edificare solo se in precedenza si aveva già una licenza regolare da piano regolatore." Nello stesso Decreto è passata al Senato anche la legge che introduce l’assicurazione obbligatoria contro i rischi da calamità naturali, per chi possiede una casa. "Speriamo che passi. Del resto l’Italia è la sola a non averla, mentre siamo il paese più a rischio di calamità naturali al mondo. Abbiamo il rischio sismico, vulcanico, idrogeologico e di incendi boschivi. Nessun altro paese al mondo concentra sul suo territorio tutti questi rischi. E per ora ci occupiamo soltanto dei rischi naturali e non di quelli prodotti dall’uomo, visto che quelli provocati dalla natura bastano e avanzano. Non è pensabile che nel nostro paese non ci si munisca di uno strumento assicurativo privato, mentre tutti gli altri che pure non hanno la stessa concentrazione di rischio su piccola superficie ce l’hanno: ce l’ha la Francia, la Germania, il Giappone per il rischio sismico, gli Stati Uniti per il rischio uragani, le Hawaii per i rischi vulcanici, mentre noi che pure abbiamo tutti questi rischi concentrati sul territorio finora abbiamo aspettato l’intervento dello Stato. Dobbiamo cominciare a cambiare la cultura dell’assistenzialismo". Questo comporta una marcatura ad uomo delle assicurazioni. "Ma certo. Dovremo stabilire quali rischi assicurare volta a volta, con quali procedure e metodologie e in quali zone: certo non obbligheremo un cittadino del Veneto ad assicurarsi contro il rischio vulcanico, ma certamente sì contro quello sismico, o costringere quello della Sardegna contro il rischio sismico inesistente sismico, mentre vorremo che si assicuri contro quello idrogeologico o contro gli incendi. Il nostro sistema idrografico è tale che nessuna provincia è indenne. Quindi studieremo bene le categorie, e poi vedremo i meccanismi di compensazione in modo che un poveretto del sud non debba pagare lo stesso premio di altre zone ricche. Ma intanto si responsabilizzano gli italiani che vivono le catastrofi naturali fatalisticamente, mettendo in conto il rischio ma a carico di qualcun altro". Ma ci sono anche delle perplessità sul conflitto di interessi che si creerebbe in quanto il Presidente del Consiglio, che deve dichiarare lo stato di calamità naturale, è lui stesso proprietario di importanti assicurazioni. C’è anche chi pensa che lo Stato debba intervenire per la sua parte e solo quello che rimane scoperto debba rimanere a carico dell’assicurazione privata. "Quanto alla prima obiezione le voglio dire che siamo in Italia ed il dibattito politico fa la sua parte, ma quando si definisce l’assicurazione rischi una nuova tassa sui cittadini, allora bisogna ricordarsi che Prodi nel 1997 disse la stessa cosa e la finanziaria 1999 conteneva una norma identica con il governo D’Alema. Quindi di che parliamo? Ci vorrebbe coerenza. Noi come Dipartimento siano al di sopra delle parti, ma quello che si sta facendo non deve essere oggetto di polemica politica, intanto vediamo che succede alla Camera. Io sono sempre scaramantico. Quanto a chi debba intervenire prima con i finanziamenti, bisognerà stabilire per quale causa intervenire, per quale territorio. Ci sono mille cose da considerare e tutto questo è rinviato ad una serie di provvedimenti che saranno stabiliti tempestivamente dalla Presidenza del Consiglio. Ma vediamo nel concreto: facciamo l’esempio del nubifragio avvenuto l’8 settembre scorso a Taranto dove sono stati quantificati 250 milioni di euro di danni. Noi abbiamo potuto darne 10 milioni per i primi interventi urgenti, ma lei crede che potremo mai trovare gli altri 240?" No, perché ci saranno altre alluvioni, altri disastri e si innesterà sempre la corsa inutile dietro la lepre meccanica... "Gli altri facciano demagogia se vogliono, noi cerchiamo di essere concreti". Infatti voi della Protezione Civile esprimete efficienza, rapidità di intervento, affidabilità, ridate fiducia e tranquillità.. E’ una sensazione estremamente positiva della quale credo che voi siate consapevoli. "Noi siamo consapevoli di questo e ci sentiamouna grande responsabilità addosso…non bastava dover fare interventi di emergenza…" (7 Dicembre 2003) TORNA SOPRA ------------------------------------------------------------------------