Meo Ponte, la Repubblica 24/10/2006, pagina 33., 24 ottobre 2006
Rocco Agostino, di anni 57, titolare di due autosoccorsi Aci, parcheggiò la sua Alfa 166 davanti al Palzzo di Giustizia, fece una telefonata, si puntò alla pistola alla tempia e si uccise
Rocco Agostino, di anni 57, titolare di due autosoccorsi Aci, parcheggiò la sua Alfa 166 davanti al Palzzo di Giustizia, fece una telefonata, si puntò alla pistola alla tempia e si uccise. Sotto il suo corpo fu trovato un biglietto intriso di sangue che cominciava con la frase: «Caro Stato, faccio il custode giudiziario dal 1982 e ho sempre fatto da banca...». Il resto è illegibile. Divorziato, fidanzato con una cubana, sempre abbronzato, accanto all’attività di custode giudiziario aveva aperto un’agenzia di viaggi, comprato un villaggio turistico e una riserva di caccia a Cuba. Diceva che lo Stato non gli pagava i depositi delle auto sequestrate. Dopo una serie di istanze, tra il 1999 e il 2004 aveva incassato dagli uffici giudiziari e dalla Prefettura almeno 7 miliardi di lire. Nel 2001 tornò a farsi avanti presentando un’istanza con cui chiedeva di riscuotere un credito che credeva di aver accumulato: 29 miliardi di lire. Tre anni dopo la somma era salita a 35 milioni di euro, ma al legale aveva copnfidato di aspettarsi non più di 10 milioni. In questi giorni gli avevano appena liquidato 177 pratiche per il 2006 per un valore di 22 mila euro, restavano da completare 137 pratiche. Davanti al Palazzo di Giustizia di Torino, lunedì 23 ottobre poco prima di mezzogiorno.