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 2006  ottobre 26 Giovedì calendario

Epifani. La Stampa 26 ottobre 2006. Roma. "Le riforme? Non si fanno a colpi di slogan" dice Guglielmo Epifani, in questa fase molto preoccupato per la tenuta della maggioranza

Epifani. La Stampa 26 ottobre 2006. Roma. "Le riforme? Non si fanno a colpi di slogan" dice Guglielmo Epifani, in questa fase molto preoccupato per la tenuta della maggioranza. "Le pensioni? Drammatizzare tutto rovesciando ruoli e dati di partenza è sbagliato" spiega il segretario generale della Cgil. Che a Prodi manda un messaggio molto chiaro: "E’ indispensabile che sulla previdenza il governo si presenti con una posizione unitaria, altrimenti non ci sediamo al tavolo". "Tutti - aggiunge - parlano delle riforme di gennaio, ma intanto bisogna vedere cosa succede con la manovra". Le fughe in avanti vanno evitate? "Le cose vanno fatte una per volta: si butta sempre il cuore oltre l’ostacolo, ma l’ostacolo sta lì. Adesso tutti segnalano queste fibrillazioni all’interno della maggioranza. Prima si è accusata la Finanziaria di essere frutto dell’azione dei massimalisti, ora c’è la controffensiva dell’altro fronte: sarebbe bene che governo e maggioranza si impegnassero a fondo per approvarla risolvendo anche i problemi ancora aperti". Cosa teme? "Avverto ben presente un rischio: tutti l’esorcizzano, ma non vorrei che coi numeri che ci sono al Senato se le fibrillazioni aumentano...". Cosa suggerisce a Prodi e C.? "Di concentrarsi su questo obiettivo. E poi mi auguro che il vertice di sabato serva ad evitare che ci siano due blocchi che si contrappongono e che alla fine fanno saltare il banco. Il centrosinistra deve ritrovare le ragioni di fondo dello stare assieme attorno all’approvazione della Finanziaria". Come spiega lei questa fibrillazione? "Io la faccio derivare da un fatto su cui nessuno ha ancora riflettuto: la dimensione della manovra è la più grande mai varata, supera anche quella di Amato del ’92. E’ evidente che questo genera problemi, sarebbe stato strano il contrario". Ma non si poteva fare altrimenti? "No, bisognava far fronte al buco ereditato dal centrodestra ma anche finanziare gli investimenti che erano stati lasciati a secco per evitare di penalizzare lo sviluppo in un momento di ripresa dell’economia". Ci sono problemi irrisolti? "Sulla condizione degli anziani e dei pensionati c’erano molte attese ed invece si è fatto fatica a strappare qualcosa. Per questo ben venga una sistemazione delle proposte fiscali e anche una aliquota del 45% sui redditi più alti grazie alla quale si concedono sgravi almeno agli over 75". Molti dicono: il Dpef era più coraggioso... "E’ un’obiezione vera solo in parte. Se guardiamo a sanità ed enti locali si introducono dei veri processi riformatori. Per la previdenza si è convenuto un memorandum che indica di titoli precisi e fissa un tempo per affrontarli, mentre sul pubblico impiego c’è una nostra disponibilità al confronto e alle riforme, prima delle quali però occorrerebbe avere certezza sui rinnovi contrattuali". Tutti interventi che non si potevano fare in Finanziaria. "Ma certo: sono riforme e meccanismi complessi. Riformare è faticoso e richiede tempi, obiettivi e consenso. Anche quelli che dicono "tagli al pubblico impiego" non sanno di cosa parlano: se tu tagli tagli indiscriminatamente crei più problemi di quelli che pensi di risolvere. Non c’è bisogno di far prima, c’è bisogno di fare bene". Come arrivate all’appuntamento sulle pensioni? "Il sindacato preparerà una propria piattaforma unitaria, che sarà portata ad una discussione tra tutti i lavoratori, con un grande processo di coinvolgimento democratico in modo tale che sia chiara, trasparente e partecipata la scelta di tutti e si evitino allarmismi e fughe di notizie che generano solamente insicurezza. Basti pensare alla partita del Tfr: qualcuno ha parlato di "scippo del Tfr", ma quale scippo? Garantiamo tutti i diritti dei lavoratori e diamo un’opportunità in più ai giovani. E’ esattamente il contrario". E al governo cosa chiedete? "Che si presenti con un proprio punto di vista. Io non mi siederei ad un tavolo in cui il sindacato ha una sua proposta discussa con tutti i lavoratori ed il governo non ha una sua proposta unitaria. Non è ipotizzabile pensare ad una trattativa dove il sindacato ha una sua posizione e nel governo ce ne sono due o tre. E poi di volta in volta c’è chi fa opposizione a quello che si stabilisce tra noi e l’esecutivo". Scottati dalla Finanziaria? "Non accetto più di fare una discussione in cui una parte sa quello che vuole, discute e contratta, e l’altra parte gioca a smontare l’intesa con una parte tira in alto e l’altra frena". Sull’età pensionabile ci sarà un bel braccio di ferro... "Con la legge Maroni dal primo gennaio 2008 per andare in pensione ci vorranno 35 anni di contributi e 60 anni di età: da un giorno all’altro si innalza di 3 anni l’età del pensionamento. Il problema, dunque, non è innalzare ulteriormente, lo si è già fatto troppo e male; semmai c’è da fare esattamente l’operazione opposta. Aggiungo che l’età reale di pensionamento, quella su cui si fonda la tenuta del sistema, è già aumentata di un anno e ci vede perfettamente allineati con gli altri paesi europei". Qualcuno propone di nuovo anticipare l’adeguamento dei coefficienti. "E’ vero sta scritto nella riforma Dini. Ma questo è un meccanismo che andrà ad abbassare quelle pensioni che sappiamo essere già basse. Vorrei fare presente che la Germania per aumenterà di 2 anni l’età pensionabile impiegherà 17 anni, dal 2012 al 2029! Insieme dobbiamo discutere della previdenza dei lavoratori precari, discontinui e della difesa del potere d’acquisto delle pensioni. Alla proposta di un patto per la produttività fatta da Confindustria lei ha risposto che le priorità sono altre. "Per noi le priorità sono tre: pubblico impiego, previdenza, e precariato, un tema che deve tornare centrale nell’agenda del paese". Ma non c’è un "problema produttività"? "Sono d’accordo e noi siamo stati tra i primi a sollevarlo, ma Confindustria pensa ad un’intesa centralizzata per avere libertà totale ed aumentare gli orari di lavoro. Per noi l’aumento di produttività si affronta attraverso la contrattazione a livello aziendale (come ha fatto la Fiat), oppure attraverso i contratti nazionali. Il problema non è detassare qualche ora di straordinario, ma favorire investimenti e formazione e aumentare la scarsa produttività di sistema (banche, costi dell’energia, infrastrutture, burocrazia e giustizia lenta), temi su cui con Confindustria possiamo avere interessi comuni". Paolo Baroni