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 2006  ottobre 26 Giovedì calendario

Diliberto e Giordano, sanculotti di lotta e di governo. La Stampa 26 ottobre 2006. Roma. Niente di personale, eh! Il rivoluzionario non ha mai niente di personale

Diliberto e Giordano, sanculotti di lotta e di governo. La Stampa 26 ottobre 2006. Roma. Niente di personale, eh! Il rivoluzionario non ha mai niente di personale. Se si augura di vedere i ricchi piangere, specialmente quelli ridenti sugli yacht, non ha niente di personale con il tal ricco o il talaltro riccastro. E’ una questione di principio. Di equità. Quelli di Rifondazione comunista ci avevano pure fatto il manifesto: "Anche i ricchi piangano". Ne era sorta una gran polemica, e Alfonso Pecoraro Scanio, leader dei Verdi, per mettere a posto le cose pensava bastasse contestare quell’"anche". "Io ci avrei messo "ora", perché sennò sembra che in Italia piangano tutti". Dunque, "ora piangano i ricchi", in obbedienza al principio dell’alternanza. Niente di personale, e trasecolavano in Rifondazione per tante proteste. Il segretario Franco Giordano assicurava che nello slogan non c’erano accenti minacciosi: "Contiene un congiuntivo esortativo". E sarebbe quindi traducibile in: "Orsù, ricchi, piangete un po’ anche voi". E poi che sarà mai? Il ministro delle Politiche sociali, Paolo Ferrero, era reduce dalla villeggiatura, e da sotto l’ombrellone aveva scrutato i nababbi al largo: "Non ho visto nessuno triste sugli yacht". E pertanto, a chi gli chiedeva se i ricchi debbano aver paura della Finanziaria, ha risposto: "Spererei un po’ di sì, ma temo di no". "Abbiate un governo che metta il popolo al di sopra delle sue risorse e il ricco al di sotto dei suoi mezzi. L’equilibrio sarà perfetto". Questa teoria politologica circolava fra i sanculotti, durante la Rivoluzione francese, e piaceva parecchio. Poi, magari da un sezione di Fontaine-Grenelle, qualcuno spiegava: "Ma non abbiamo niente di personale". Proprio come Ferrero, che sta lavorando alla riduzione degli stipendi dei manager della Pubblica amministrazione: "Niente di punitivo. Vogliamo soltanto ridurre la forbice tra lo stipendio di un usciere e quello di un manager". Infatti, due giorni dopo, il quotidiano del Prc, "Liberazione", ricordava in un titolo di prima pagina che "Cimoli guadagna dodicimila euro al giorno e Alitalia intanto fallisce". "Quando avrete impoverito i nemici del popolo, essi non entreranno più in concorrenza con esso". Anche Saint-Just, quando diceva cose così (10 ottobre 1793), non aveva davvero niente di personale. Era normalissima lotta di classe. Erano altri tempi. Modi più spicci. Saint-Just non ci avrebbe riflettuto su più di tanto, e i proprietari di Suv li avrebbe fatti "accorciare", come si diceva per evitare la ripetizione di "decapitare" e "ghigliottinare". Il relativismo non era di moda. E su certi terreni neanche adesso, visto che, per addolcire il messaggio del primo manifesto, Rifondazione ne ha poi studiato un secondo, con un motto sull’equità sociale e la foto dell’attore australiano Herrol Flynn nei panni di Robin Hood. Rubare ai ricchi per dare ai poveri. Un concetto che i sanculotti di Arras amavano esprimere più direttamente: "Il tribunale penale ad Arras giudicherà rivoluzionariamente innanzitutto gli imputati che si distinguono per il loro talento o le loro ricchezze". E sono i colpevoli principali, tanto è vero che una decina di giorni fa il "Manifesto" e "Liberazione" hanno segnalato che in Italia ci sono "sette milioni di persone sotto la soglia di povertà". E comunque l’ansia di giustizia che ispirava i sanculotti di fine Settecento è molto simile a quella che ispira i nuovi sanculotti di inizio Duemila: "Io credo che la ricchezza sia un furto", ha scritto Piero Sansonetti, direttore di "Liberazione". E’ stato ispirato dall’intervista in cui Flavio Briatore diceva a Lucia Annunziata che "i ricchi sono quelli che ce l’hanno fatta, sono un esempio". Briatore magari non è un uomo spiritoso come Ronald Reagan, che amava dire: "Quello che posso fare contro la povertà, è diventare ricco". E aggiungeva: "Non ho mai ricevuto un’offerta di lavoro da un povero". Comunque i due nella Parigi di allora se la sarebbero passata male, visto che per i sanculotti un ricco con un atteggiamento "altero e orgoglioso", o che parlasse "con ironia" era già "meritevole di arresto". Il segretario del Partito dei comunisti italiani, Oliviero Diliberto, posto da Daria Bignardi davanti all’alternativa di una vacanza a villa Certosa o al Billionaire, ha scelto il Billionaire, "ma ci andrei imbottito di tritolo". Non detenendo più la titolarità del ministero della Giustizia, Diliberto se la farebbe, la giustizia, al modo dei kamikaze. Senonché ha poi spiegato che era una semplice battuta. Niente di personale, solo per divertirsi un po’. Mattia Feltri