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 2006  ottobre 23 Lunedì calendario

Lella Bertinotti. La Stampa 23 ottobre 2006. Immaginate le elezioni politiche del 1994, il debutto di Fausto segretario di Rifondazione Comunista, l’emozione

Lella Bertinotti. La Stampa 23 ottobre 2006. Immaginate le elezioni politiche del 1994, il debutto di Fausto segretario di Rifondazione Comunista, l’emozione. Sapete come ha seguito i risultati lei? Stirando camicie nel tinello dell’appartamento di Vigna Stelluti, a Roma, mentre io e un’altra amica commentavamo i dati della tv sul divano divorandoci le unghie". Bisogna vincere la resistenza a sbottonarsi degli intimissimi come Elisabetta Mondello per capire davvero chi è Gabriella Bertinotti, la nuova first lady della Camera, a suo agio nei ricevimenti di Stato e in un mercato di periferia dove "sa scovare tra i cenci la maglietta da abbinare a una giacca griffata", icona della politica postmoderna con l’appeal mediatico di Vittoria Leone e la popolarità genuina di Franca Ciampi. Elisabetta Mondello, docente universitaria, l’ha conosciuta vent’anni fa a casa di Nanny Loy: "E’ una delle donne più pratiche che conosca, cucina in modo divino, ossobuco, frittata, pasta e fagioli", niente nouvelle cuisine. Gabriella Faglio Bertinotti, nata a Varallo Pombia in provincia di Novara nel 1947, segretaria d’azienda e poi impiegata comunale fino al ”97, pensionata con 860 euro al mese, un figlio, Duccio, e tre nipotini a cui fa da baby sitter il lunedì, fulva di capelli e di fede politica, piace anche ai "nemici di classe" perché nonostante tailleur e messa in piega impeccabile è la vicina di casa che tutti sognano. La vedi dentro il piccolo schermo ma spesso ne sta fuori, ai fornelli con l’occhio al tiggì. Perfino il diminutivo, Lella, che pare le abbia dato Fausto per aggirare la per lui impronunciabile erre francese, nasce vezzo del nord e, in romanesco, diventa il topos popolare della sora Lella. A Varallo Pombia, 4643 abitanti, nebbia lacustre e tradizione di risotti, ne hanno fatto una leggenda. Il geometra Cesare Belossi la ricorda adolescente "a fare i tuffi sul Ticino quando l’acqua si poteva bere". Giancarlo Leonardi, classe 1940, pasticciere e assessore, si fregia d’aver visto nascere un amore che dura da 44 anni: "Gabriella è nata qui, come i genitori di Fausto. Passava con la madre davanti al bar Rori all’uscita dalla messa. Con Fausto eravamo amici, stavamo lì a discutere di politica. Poi da via dei Martiri sbucava questa sedicenne bella, mora, alta, e lui si distraeva". Un colpo di fulmine, culminato nelle nozze celebrate nel 1965 in chiesa, "per far contenta la mamma di lui", che Leonardi ama ricordare alla coppia: "Se capitano da queste parti vengono sempre a comprare i biscotti "natsciot", la mia specialità. Li vedo entrare in negozio e mi sembra ieri, quando Lina, la madre di Gabriella, una signora semplice che aveva un banco d’abbigliamento con il marito, chiedeva a noi ragazzi "ma il Fausto come l’è?". Era uno studioso serio, un intellettuale spiantato, magari poco appetibile per una suocera, ma ne ha fatta di strada. E lei sempre accanto, sempre uguale". "Ha la testa dura, una donna curiosa ma a cui è impossibile far cambiare idea", ammettono gli amici. Persone ne frequenta tante, da Sandra Verusio che la considera "anima non irrilevante d’una serata mondana" a Valeria Marini, seppur incontrata quattro o cinque volte. Ma la cerchia vera di Lella Bertinotti, gli habitué ammessi al salotto zeppo di libri, quadri di scuola romana, un cavallo a dondolo e tante foto di viaggio, è assai ristretta. L’avvocato Mario D’Urso, la senatrice Rina Gagliardi che ne ammira "la capacità di organizzare il lavoro, la versatilità, una donna solare seppure con i suoi umori", Andreina Albano, Citto Maselli, la Mondello. Pochi. Quelli che possono raccontare di quando "andavamo in vacanza a Santo Domingo, 20 ore di volo, classe turistica. Sull’aereo Alitalia le hostess riconoscono mister Rifondazione e comincia una storia infinita per offrire la business a lui e Lella. Niente da fare, sono rimasti con noi nei posti scomodi che avevamo acquistato". Facile immaginare che a tenere il punto sia stata lei. "E’ l’uomo della famiglia", concorda chi la conosce, "segue i conti, l’Ici, le bollette, Fausto la consulta di continuo, anche sulle questioni politiche". Guai a definirla la moglie del presidente della Camera: casomai è Fausto a essere suo marito. I commercianti di via Alessandria, a Roma, dove Fausto e Lella vivono dal ”99, dividendosi oggi con l’appartamento al secondo piano di Montecitorio, l’adorano, "’na signora vera, saluta sempre per prima". In zona abitano altri politici, Walter Veltroni, Gianfranco e Daniela Fini, Alessandra Mussolini, ma per quanto il quartiere sia di destra la sora Lella è la sora Lella. Una impossibile da non vedere, "vestita sgargiante, rosso, giallo, un tocco di dorato", che fa colazione al bar Amadio bevendo caffè nero e scherzando sulla rinuncia al cornetto "per amor della linea", si ferma in edicola a comprare "Ville e casali" e racconta al giornalaio del "casolare" da 140 metri quadrati comprato a Massa Martana, in Umbria, sosta in erboristeria e discute con Mauro il macellaio della carne migliore per l’arrosto. Silvia, titolare del negozio di elettrodomestici, gonfia il petto fiera: "Non dico che siamo amiche ma viene spesso, anche adesso con la scorta. Le ho venduto il ferro da stiro, il frullatore, il Bimbi. E’ una brava cuoca ma con il Bimbi risparmia tempo". Sono lontani i ritmi rilassati di Vigna Stelluti, Roma nord, una piazza che ti accoglie con le scritte "Neri a morire" e "Intifada fino alla vittoria" firmate entrambe con la svastica. I Bertinotti ci hanno abitato dall’85 al 1998. Rifondazione muoveva i primi passi e la coppia si vedeva in giro spesso. Ora che il quartiere è la trincea nemica del "governo rosso", loro restano "un mito". C’è il patron della gastronomia Ricci, l’alimentari più caro della Capitale, che rimpiange "la cliente buongustaia"; la parrucchiera Letizia complice delle acconciature cotonate Anni 80; ma soprattutto Massimo, portiere del condominio e compagno di giochi di Duccio. Se nomini Lella te lo fai amico: "Siamo pappa e ciccia, ci telefoniamo una volta alla settimana. Prima che avessi la macchina mi prestava la sua Cinquecento grigia, ha cresciuto i miei figli. Facevamo certe cene su da lei, clamorose". Lella è così, alto e basso, glamour e pop, i vernissage alla prestigiosa galleria di foto Luxardo e le terme a Bagni di Reggio, "Lettera a una professoressa" di don Milani come libro di formazione e sul comodino "La ragazza del secolo scorso" della Rossanda, una che si entusiasma per una commedia di Pieraccioni come all’ultimo film di Manuel de Olivera. Difetti? E’ lei stessa, spiritosa, ad elencare i peggiori: "Sono aggressiva, specie con Fausto, e permalosa. Fammi uno sgarbo e me la lego al dito". Dev’essere per questo che quando ha deciso di sottrarsi alla stampa dopo "la sovraesposizione estiva" gli amici si son cuciti la bocca. Francesca Paci