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 2006  ottobre 25 Mercoledì calendario

"Alitalia non vada ai francesi". Il Sole 24 Ore 25 ottobre 2006. Servono acquirenti italiani per Alitalia, un asset strategico per poter contare su un modello di sviluppo che faccia di turismo e cultura un business vero

"Alitalia non vada ai francesi". Il Sole 24 Ore 25 ottobre 2006. Servono acquirenti italiani per Alitalia, un asset strategico per poter contare su un modello di sviluppo che faccia di turismo e cultura un business vero. Walter Veltroni, sindaco di Roma, questo modello lo applica da tempo. Nell’area romana i turisti hanno speso 2 miliardi di euro quest’anno, il 20% in più rispetto all’anno scorso (il dato nazionale segna un +7,25%); una "notte bianca" costa 3 milioni di euro e ne mobilita 94, di cui 25 per lo Stato. "C’è chi ancora pensa che investire in cultura equivalga a spreco. Una visione ottocentesca del mondo - dice - uno scandalo nella terra di Leonardo e di Verdi". Quando sente parlare di "fase 2", di rilancio dell’azione riformista del Governo cosa le viene in mente? Parlo da sindaco e parto dai temi che interessano non solo il Paese, ma la mia città. Penso innanzitutto al nodo strategico del trasporto aereo. Un Paese che non risolve i problemi della propria compagnia di bandiera non può affrontare le sfide della crescita, del rilancio economico. Insomma, è fondamentale risolvere una volta per tutte il destino di Alitalia. Si parla di un possibile accordo con Air France, di un’alleanza con una compagnie dell’estremo oriente. Prima di cedere l’azienda ai francesi o agli stranieri ci penserei bene. Occorre che, almeno contestualmente alla verifica delle possibili partnership estere, venga avviata una consultazione per sondare se esistano imprenditori italiani in grado di intervenire. L’idea di portare tutti gli asset fuori dai confini non paga. Così rinunciamo a un pezzo di Paese. Prima c’è l’Italia, gli interessi italiani. Chiediamo alle imprese di casa nostra se sono disponibili a una sfida di mercato che non sia solo una acquisizione di una rendita. Vediamo cosa ci rispondono. Mi risulta che ci siano imprese interessate. E sono certo che l’Italia ha un sistema bancario in grado di sostenere un’operazione di rilancio. Del resto cosa ha dimostrato il caso Fiat? Che il declino non è dato, non c’è una inarrestabilità a priori. la capacità dei singoli, la voglia di riuscire che possono fare davvero il cambiamento. E così è anche per Alitalia. Ma in Alitalia c’è ad esempio un’anomalia sindacale vistosa. Il sindacato tiene la compagnia in ostaggio. Per questo credo che il sindacato dell’Alitalia vada corresponsabilizzato. Ormai è chiaro: le rigidità finiscono con il rendere più difficile il risanamento. Credo però che, conoscendo come sono stati i sindacati italiani nelle fasi difficili della vita del Paese, anche stavolta sapranno collaborare. L’importante è che ci sia un piano di sviluppo serio e credibile. Esiste il conflitto Fiumicino-Malpensa? Il problema di Malpensa si chiama Linate. L’avere scelto una linea di ambiguità tra i due scali milanesi è stato un errore. Fiumicino va bene, deve crescere, molte compagnie chiedono di volare da e per questo aeroporto, la città ne reclama la crescita; è uno scalo a forte vocazione turistica per traffico mediterraneo, intercontinentale. A Milano è prevalente il traffico business e probabilmente più orientato all’Europa. Come si vede la convivenza tra questi due sistemi aeroportuali non sembra impossibile. I Comuni chiedono una revisione del patto di stabilità interno. Penalizza chi ha investito, dicono. Ma così il Governo non riuscirà mai a fare i tagli di spesa. I Comuni italiani sono gli unici in questo Paese che hanno fatto un’operazione di risanamento dei bilanci. Non lo dico io, ma la Corte dei conti. Se si "siede" il sistema dei Comuni è a rischio il 60% degli investimenti del Paese. Però quando si tratta di accettare la responsabilità fiscale scatta sempre qualcosa che non va. Noi non solo accettiamo la responsabilità fiscale, ma chiediamo di più. Chiediamo la compartecipazione alle entrate. Non si può parlare solo di tasse. Non vedo perché se una città si ingegna ad aumentare del 25% il flusso turistico non possa averne un ritorno in termini, ad esempio, di partecipazione al gettito Iva. Ci sarà l’addizionale Irpef... Per ora scatta dal 2009, speriamo si possa anticipare. In generale, sono disposto a passare dalla stagione dei trasferimenti a quella delle compartecipazioni. un sistema più chiaro. Lei è favorevole alla tassa di soggiorno prevista dalla Finanziaria? Sono per discutere con le modalità di articolazione con gli albergatori. interesse del sistema turistico, delle città creare un sistema di nuove entrate. Un contributo da parte degli stessi turisti consente di avere una città all’altezza delle loro aspettative. E che ne pensa dei ticket per il centro storico? Sono contrario. Per un problema di equità: entra chi ha i mezzi, sta fuori chi non li ha. Noi abbiamo sperimentato il sistema della zona a traffico limitato (Ztl) e abbiamo aumentato il costo dei permessi di accesso. un sistema diverso che consente di ottenere lo stesso risultato. Liberalizzazioni. Sono il cavallo di battaglia del decreto Bersani. Sui taxi Roma è stata in prima linea. Ma in città ci sono ancora le code. Abbiamo aumentato di 2.500 unità i turni dei tassisti. E già prima del decreto Bersani il Comune aveva rilasciato altre 450 licenze. Ora abbiamo detto ai tassisti: o accettate il sistema di rilevazione satellitare predisposto dall’Atac per verificare la reale applicazione degli accordi oppure aumenteremo ancora il numero di licenze. Avremo un incontro a breve. Una liberalizzazione turbolenta. Le cose stanno migliorando. Alla Stazione Termini sono aumentate le corse, abbiamo rafforzato le corsie preferenziali. Il servizio oggi è indiscutibilmente più ampio. Piuttosto, noto che Roma è stata l’unica città ad avere dato seguito al decreto Bersani. Si è appena conclusa la Festa del cinema. Il bilancio? Positivo. Molto positivo. La conferma della validità di un modello di sviluppo basato su cultura, servizi alla persona e innovazione tecnologica. Tengo a precisare: le risorse sono tutte nostre, non c’è stato contributo dello Stato che, anzi, da due anni ha tolto i fondi per Roma Capitale. Purtroppo sento ancora troppo spesso associare la cultura allo spreco. E dirlo nel Paese di Leonardo o di Verdi è davvero scandaloso. Per alcuni sono scandalose le notti bianche. Producono ricchezza. Per la città, per gli alberghi, i negozi, i trasporti, le famiglie romane. In piena Festa del Cinema Roma ha dovuto affrontare anche l’incidente nella metropolitana.  stato un incidente sul quale vogliamo chiarezza e verità. Purtroppo capitano, in tutto il mondo. Per quanto riguarda ciò che era nella nostra responsabilità, posso dire che Roma ha saputo affrontare l’emergenza con grande tempestività. In 15 minuti i soccorsi erano operativi. Questa è Roma oggi. Una città orgogliosa, consapevole, efficiente. Che effetto le fa sentire che si è aperta una nuova questione settentrionale? Dico che per me esiste soltanto una questione italiana. Basta fare a fettine l’Italia! un segno della vecchiaia del nostro Paese che, tra l’altro, fatica a sentirsi davvero Paese. il terrore del nuovo, l’assenza di voglia di rischiare. la fotografia del "meno fai meglio è", un posto dove intere carriere sono fatte sul dire bene e fare poco. ora di cambiare. Cambiare anche le regole della politica? Va cambiata la legge elettorale che ha prodotto effetti devastanti. Non è vero che il problema è un Paese diviso. Ogni democrazia occidentale è fatta sull’alternanza, su un Paese diviso che sa come comporre le differenze. Ma da noi il problema principale è quello delle responsabilità del potere: in una nazione matura questa è nelle mani del Governo. Da noi fa scandalo parlarne perché non siamo ancora usciti dall’anomalia del conflitto di interessi. Ma, una volta risolto questo problema, occorre chiedersi se non sia il caso di rafforzare i poteri del primo ministro. Politica significa decisione, decidere oggi significa essere rapidi. Molto rapidi.  un sasso nello stagno o avverte sensibilità in Parlamento per una riforma del genere? Come al solito i problemi sbatteranno alla nostra porta. stato così anche per il partito democratico. Ne parlo da dieci anni. Vedo con piacere che oggi lo fanno anche altri. Alberto Orioli