Corriere della Sera 23/10/2006, pag.29, 23 ottobre 2006
Quando i diritti d’autore del capolavoro furono «bruciati» da un editore napoletano. Corriere della Sera 23 ottobre 2006
Quando i diritti d’autore del capolavoro furono «bruciati» da un editore napoletano. Corriere della Sera 23 ottobre 2006. La composizione del capolavoro di Alessandro Manzoni occupa un ventennio. Tra il 24 aprile 1821 e il 18 settembre 1823, viene redatta la prima minuta, ovvero il Fermo e Lucia. Manzoni sottopone il romanzo, non concluso, prima all’amico Claude Fauriel, il quale postilla i sette capitoli iniziali. Poi all’amico Ermes Visconti, che annota tutto il resto. Anche sulla base di queste osservazioni, fino alla fine del 1824 lo scrittore elabora una seconda minuta, i cosiddetti Sposi promessi. Manzoni intendeva pubblicare il suo romanzo entro la fine di quell’anno, ma il suo proposito fallì. La prima edizione dei Promessi sposi (la cosiddetta Ventisettana), uscita a Milano da Ferrario nel 1827, viene distribuita in mille copie. La seconda edizione, avvenuta dopo il cosiddetto risciacquo in Arno, fu conclusa nel ’40 e consegnata agli stampatori milanesi Guglielmini e Redaelli: il testo fu stampato in diecimila copie a dispense (108 fascicoli) nel giro di tre anni con le illustrazioni di Francesco Gonin. Prima di optare per l’uscita a dispense, Manzoni fece circolare uno specimen del libro per sondare la possibilità di ottenere qualche sottoscrizione. «Con la Ventisettana – ricorda Dante Isella – Manzoni non aveva incassato un quattrino, per via delle copie pirata, nonostante le oltre quaranta edizioni che ne vennero fuori. I diritti d’autore non avevano ancora regole certe. Allora nel ’40 escogitò l’idea di inserire delle illustrazioni nel libro in modo che non fosse riproducibile da altri. Così mise insieme a sue spese degli stabilimenti a sé stanti presso la tipografia Guglielmini e Redaelli e fece venire degli incisori francesi che lavorassero con il disegnatore Francesco Gonin». L’iniziativa è estremamente innovativa sul piano tecnico, perché Manzoni mette in piedi attrezzature molto costose e raffinate in un contesto, quello milanese, che sul piano tipografico dalla fine del Settecento era ormai in declino. «Manzoni studiò l’idea del libro illustrato – precisa Isella – non certo perché avesse una particolare passione artistica o iconografica. Fu uno stratagemma economico». Insomma, per ovviare agli imitatori e ai «pirati», lo scrittore crea un’azienda che gli garantisca una sorta di privativa per la sua edizione. Ma c’è un imprevisto: «A Napoli però – racconta Isella – il tipografo Nobili mise fuori il libro con le stesse vignette, approfittando del dagherrotipo, una tecnica di riproduzione delle immagini inventata in Francia nel ’39. Manzoni cercò di bloccarlo, ma le prenotazioni vennero disdette e la sua iniziativa subì un tracollo». Alessandro Manzoni