Corriere della Sera 23/10/2006, pag.29 Paolo Di Stefano, 23 ottobre 2006
Manzoni ritrovato. Corriere della Sera 23 ottobre 2006. Si può definire, senza timore di apparire enfatici, una impresa epocale della filologia d’autore
Manzoni ritrovato. Corriere della Sera 23 ottobre 2006. Si può definire, senza timore di apparire enfatici, una impresa epocale della filologia d’autore. Tale e tanta è la complessità delle fasi di elaborazione che percorrono il primo romanzo di Alessandro Manzoni, Fermo e Lucia. L’edizione critica diretta da Dante Isella (e realizzata con Barbara Colli, Paola Italia e Giulia Raboni) per il Centro Nazionale Studi Manzoniani è un’impresa avviata negli anni 70 sui manoscritti autografi, che comprende tutte le tormentate fasi creative dei Promessi sposi fino all’editio princeps del 1827. L’uscita del Fermo e Lucia, in due tomi, è prevista per dicembre, mentre l’anno prossimo si avranno i due volumi delle successive redazioni: il tutto reso possibile grazie al sostegno della Fondazione Cariplo. Intanto, il primo romanzo, prima dell’uscita, viene proposto al pubblico in sottoscrizione (al prezzo di 60 euro: i nomi dei sottoscrittori saranno registrati in una apposita tavola del volume) secondo una modalità analoga a quella studiata a suo tempo dallo scrittore per l’edizione definitiva dei Promessi Sposi, nel ’40: ma il progetto fallì e lo scrittore optò per un’uscita a dispense distribuita in tre anni. «L’iniziativa, come si sa, si rivelò un disastro dal punto di vista economico – ricorda Angelo Stella, presidente del Centro – e pensare che il romanzo che ha cambiato la storia culturale d’Italia ebbe quel destino fa un certo effetto. Questa è dunque l’occasione giusta per risarcire il Manzoni dei dispiaceri che ebbe a suo tempo». Il suo allievo più geniale, l’Ingegner Gadda, ne sarebbe contento, visto che concludeva la sua Apologia manzoniana con questo ironico interrogativo: «Che cosa avete mai combinato, Don Alessandro, che qui, nella vostra terra, dove pur speravate nell’indulgenza di venticinque sottoscrittori, tutti vi hanno per un povero di spirito?». La complessità della situazione testuale del Fermo e Lucia non ha paragoni: le carte autografe si presentano come una ingarbugliata matassa risultata finora quasi inestricabile. In una prima minuta, datata 24 aprile 1821-17 settembre 1823, Manzoni scriveva sulla colonna di destra di ciascun foglio, lasciando lo spazio di sinistra libero per eventuali correzioni. Ma i successivi interventi furono tali che lo scrittore dovette inserire via via nuovi cartigli per aggiunte e varianti. Dunque, si tratta di un’elaborazione molto travagliata che registra sulla pagina vari strati di correzioni, cassature e aggiunte. Le cose si sarebbero ulteriormente complicate dal momento in cui Manzoni decise, nel vano intento di pubblicare il libro prima della fine del ’24, di impostare una seconda minuta (i cosiddetti Sposi promessi) utilizzando i fogli della prima laddove fosse possibile. Poi, come si sa, lo scrittore rinuncerà all’idea di dare immediatamente alle stampe il romanzo e solo nel ’27 uscirà una prima redazione dei Promessi sposi, seguita, dopo il risciacquo in Arno, dalla definitiva del ’40. «Gli autografi manzoniani – dice Isella – sono tra le carte più complicate che ci siano per l’intensità elaborativa che l’autore vi profuse. Impostando Gli sposi promessi, lo scrittore trasferì nella seconda minuta molte carte del Fermo e Lucia con l’idea, rivelatasi poi sbagliata, di fare in fretta per riuscire a concludere il tutto entro il ’24: da un certo punto in poi però, quando capì che non ce l’avrebbe fatta, rinunciò a trasferire i fogli. Dunque risulta molto difficile poiché fino a un certo punto, cioè nel primo tomo, le due redazioni convivono negli stessi fogli». Dante Isella si concede un breve excursus storico-metodologico: ricorda che il Centro Nazionale di Studi Manzoniani, che nel 1939 nacque per opera di Giovanni Gentile, fu affidato nei primi anni alla direzione del grande filologo Michele Barbi: «Barbi a quella data, pur essendo un insigne maestro di filologia, non è aggiornato sui nuovi metodi nati con la filologia d’autore, cioè quella filologia che non si occupa della trasmissione dei testi nel tempo, ma della genesi di un’opera». Come si sa, la filologia d’autore si concentra sulle diverse redazioni di un testo compiute dall’autore stesso, cioè sul processo di elaborazione creativa di un’opera. «Proprio nel ’37 – continua Isella – Santorre Debenedetti aveva lavorato sulle diverse redazioni dell’Orlando furioso, cui seguì un saggio di Contini sulla cosiddetta critica degli scartafacci come metodo valido per definire un testo. Barbi si associò a un professore del Liceo Berchet di Milano, Fausto Ghisalberti, che diventò il suo braccio destro: uno straordinario lavoratore che dedicò l’intera vita a Manzoni, con probità e serietà, ma senza grande luce filologica». Ne venne fuori, nel ’54, un’edizione «ibrida» del Fermo e Lucia: «Ghisalberti – dice Isella – fa una specie di maquillage, ricostruisce un testo che in realtà non esiste, cerca di renderlo leggibile con interventi arbitrari o mescolando varie redazioni, mentre non si tratta di un’opera rifinita ma di un testo incompiuto e spesso incoerente». Terminato il lavoro sulla seconda minuta, cioè su Gli sposi promessi, Manzoni ne fece fare una copia pulita da sottoporre alla censura in previsione della stampa, ma una volta ottenuto il visto, abbandonò l’idea di pubblicarlo e ricominciò a lavorare per i futuri Promessi sposi che usciranno nel ’27. Fatto sta che il Fermo e Lucia va considerato un romanzo autonomo rispetto al capolavoro finale: «Intanto, – precisa Isella – ci sono parti che non si ritrovano nei Promessi sposi, come i sei capitoli interi dedicati alla Monaca di Monza, ma poi cambia del tutto il punto di vista del narratore, sin dall’inizio. Il paesaggio che apre il libro è descritto dall’interno da uno che vive in quei luoghi, mentre dopo il punto di vista è l’occhio di Dio che vede da lontano il suo oggetto, non c’è più nessun coinvolgimento sentimentale». Ma c’è una fase intermedia di elaborazione, alla quale Isella attribuisce un valore cruciale. « Gli sposi promessi, cioè la seconda minuta, secondo me è la sede più importante del lavoro manzoniano. Per due ragioni. In primo luogo perché è lì che Manzoni introduce per la prima volta l’idea operante di lingua toscana. Il Fermo e Lucia è scritto su basi linguistiche che rimandavano alla cultura europeista dell’Illuminismo». E la seconda minuta? «Realizza una nuova impostazione teorica: il desiderio di verificare se la tradizione letteraria toscana sia ancora vitale o se sia diventata una lingua mummificata, da vocabolario. Infatti, in quei mesi Manzoni legge un numero sterminato di testi toscani, cercando ciò che sente ancora vivo, e si mette a postillare pagina per pagina il Vocabolario della Crusca». ovviamente un’idea puramente libresca, ma ben orientata attraverso le letture: Sacchetti, Machiavelli, i comici toscani come veicolo di cultura popolare. Poi però cambierà idea. «Stampata l’edizione del ’27 gli basterà affacciarsi in Toscana per accorgersi che la lingua toscana è una chimera, non esiste, ma ne esistono tante varietà. Così nel ’40 sceglierà come punto di riferimento la lingua fiorentina della classe borghese». L’altro aspetto che rende interessante Gli sposi promessi? «C’è una rimeditazione anche a livello narrativo. Non è più, come il Fermo e Lucia, una struttura a blocchi, ma una struttura a incastri e a intersezioni, le azioni dei due protagonisti si intrecciano in senso davvero romanzesco». Ricostruire, pagina dopo pagina, i complessi processi mentali e dunque il magmatico laboratorio dello scrittore è lo scopo realizzato dall’edizione critica. Il Centro manzoniano spera nell’«indulgenza» di tanti sottoscrittori (che potranno rivolgersi all’indirizzo email manzoni@energy.it): ben oltre, ci si augura, i venticinque ricordati da Gadda. Paolo Di Stefano