Corriere della Sera 24/10/2006, pag.59 Alessandro Bocci, 24 ottobre 2006
Ora la bandiera è rosa «I calciatori? Galanti». Corriere della Sera 24 ottobre 2006. Roma. La rivincita delle donne ha gli occhi dolci di Cristina Cini, fiorentina, un passato nell’atletica leggera, un lavoro creativo come lo è dipingere stampe e acquarelli e una passione che ti porta lontano da casa e dal marito Fosco ogni weekend: sventolare la bandierina
Ora la bandiera è rosa «I calciatori? Galanti». Corriere della Sera 24 ottobre 2006. Roma. La rivincita delle donne ha gli occhi dolci di Cristina Cini, fiorentina, un passato nell’atletica leggera, un lavoro creativo come lo è dipingere stampe e acquarelli e una passione che ti porta lontano da casa e dal marito Fosco ogni weekend: sventolare la bandierina. La Cini è la prima e la sola assistente donna della Can A e B e domenica all’Olimpico, con tempismo e coraggio, ha annullato un gol a Totti e uno a Tiribocchi. Molto peggio ha fatto, dall’altra parte del campo, il suo collega Luca Maggiani che ha convalidato il gol irregolare di Pellissier, ma la Cini certi discorsi non vuole sentirli perché sa quanto è difficile prendere una decisione in un istante, sola contro uno stadio che ti guarda. E poi ha radicato dentro di sé il concetto di squadra: tutti per uno, uno per tutti. Casomai, confida di essere raggiunta presto da qualche sua collega. «Non mi sento sola, ma in Can C e D ci sono ragazze in gamba. Spero di essere una specie di apripista». Come si sente una donna in un mondo di uomini? «Serena, tranquilla. Non mi preoccupo di quello che può pensare la gente. Altrimenti avrei già smesso». Intanto ci racconti come ha cominciato e come le è venuta l’idea di arbitrare. «Ho sempre amato lo sport. Facevo atletica e quando ho smesso ho cercato di mantenere il fisico in esercizio. Mi sono iscritta ad un corso arbitrale per curiosità. Il calcio non era una passione, non ero neppure tifosa se non della nazionale». E invece? «Tifosa non lo sono neppure adesso. Ma il calcio mi piace e soprattutto mi piace quello che faccio». Guardalinee, anzi assistente. Per scelta o per necessità? «All’inizio, nelle serie minori, stavo in mezzo al campo. Poi ho dovuto scegliere e l’ho fatto senza incertezze. Meglio con una bandierina in mano perché mi sentivo più portata e perché credevo ci fosse meno concorrenza». Come va con gli altri arbitri? «Sono gentili e collaborativi. Mi hanno accettata subito». E in campo una ragazza viene trattata meglio dei suoi colleghi maschietti? «Sì, i giocatori sono più galanti. Se devono protestare quasi sempre lo fanno con un tono garbato». Dica la verità: c’è chi l’ha invitata a cena? «No, non è mai successo. Il rapporto è molto professionale». Anche i tifosi la trattano meglio degli uomini? «Dagli spalti non fanno distinzioni. Quando devono insultare non guardano al sesso. Ma io non ci faccio caso: in campo penso soltanto a sventolare bene». Suo marito è contento di avere una moglie che se ne va ogni fine settimana? «Abbiamo cominciato insieme, l’ho trascinato al corso perché non volevo andare da sola. Lui ha arbitrato per un po’ e adesso ha smesso, però mi segue con passione e attenzione». Cosa serve per essere una buona assistente? «Scatto e velocità più che resistenza». Il suo obiettivo è diventare internazionale? «Nonguardo così lontano. Io penso soltanto a non sbagliare la prossima partita». Alessandro Bocci