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 2006  ottobre 22 Domenica calendario

Perché esiste ancora il Lombardo Veneto. Corriere della Sera 22 ottobre 2006. Può chiarire, specialmente a beneficio dei cittadini meridionali e con maggiori argomentazioni anche sotto il profilo storico, la seguente frase nel suo editoriale pubblicato sul Corriere della Sera del 5 ottobre prima pagina? «Esiste un’Italia del Nord e al suo interno un Lombardo Veneto che ha una storia, una cultura economica e una tradizione civile diverse da quelle del resto del Paese»

Perché esiste ancora il Lombardo Veneto. Corriere della Sera 22 ottobre 2006. Può chiarire, specialmente a beneficio dei cittadini meridionali e con maggiori argomentazioni anche sotto il profilo storico, la seguente frase nel suo editoriale pubblicato sul Corriere della Sera del 5 ottobre prima pagina? «Esiste un’Italia del Nord e al suo interno un Lombardo Veneto che ha una storia, una cultura economica e una tradizione civile diverse da quelle del resto del Paese». Francesco Fiorello Caro Fiorello, per coloro che non l’hanno letto ricordo che l’articolo da cui è tratta la frase citata è un editoriale in cui segnalavo le dure reazioni alla legge finanziaria soprattutto in quella parte d’Italia che viene abitualmente chiamata Nord-Est e corrisponde al vecchio Lombardo Veneto della dominazione austriaca. Premetto che il culto di Maria Teresa e di Francesco Giuseppe mi è sempre sembrato una manifestazione di folklore provinciale e una sorta di leghismo colto. Ma è certamente vero che la Lombardia, il Veneto, il Friuli, la Venezia Giulia e il Trentino hanno avuto nella loro storia una lunga dimestichezza con l’amministrazione austriaca e con l’Europa centrale. L’illuminismo lombardo fu favorito dal clima culturale dell’impero durante il regno di Giuseppe II e produsse risultati (ad esempio il catasto) che ebbero effetti molto positivi per lo sviluppo dell’economia lombarda e veneta. L’amministrazione austriaca era spesso gretta e fiscale, ma seria e sostanzialmente corretta. Vi fu persino una fase, nei primi decenni dell’Ottocento, in cui alcuni riformatori, e soprattutto Carlo Cattaneo, credettero che la migliore prospettiva possibile per le province dell’Italia nord-orientale fosse un impero federale. Il Lombardo- Veneto ne avrebbe fatto parte, su un piede di pari dignità, con altre regioni storiche dell’Europa centrale e danubiana: l’Austria, l’Ungheria, la Boemia, la Croazia. La storia ha preso una diversa direzione e le due regioni, nel frattempo, hanno assorbito altre influenze europee e italiane. Ma il Veneto e il Friuli furono austriaci sino al 1866, Trieste e Gorizia fino al 1918: lunghi periodi durante i quali quella parte d’Italia ebbe maggiori rapporti con Parigi e Vienna di quanti ne avesse con Roma e Napoli. Non basta. Anche dopo l’Unità, la Lombardia e le province orientali hanno continuato a vivere in uno stesso contesto sociale ed economico. Bergamo e Brescia continuano a essere per molti aspetti, anche culturalmente, lombarde e venete. La prima immigrazione a Milano, negli anni in cui la città divenne il principale centro economico dello Stato unitario, fu prevalentemente veneta. Per i giovani ambiziosi delle province orientali Milano fu per molto tempo il «miraggio» europeo, la città in cui avrebbero potuto «fare fortuna». Guido Piovene nacque a Vicenza, ma fu milanese di adozione e scrisse prima di morire un saggio «contro Roma» in cui spiegò in termini letterari la sua predilezione per il Lombardo Veneto. Disse che Milano lo avvicinava alla cultura francese mentre il Veneto schiudeva il suo orizzonte a «influenze balcaniche orientali». Intendeva dire che tra Milano e Parigi, tra il Veneto e Vienna o Praga vi è meno distanza di quanta non ve ne sia tra il Lombardo Veneto e altre regioni della penisola. Aggiunga a tutto questo che Lombardia e Veneto hanno sempre guardato a nord più di quanto abbiano guardato a sud e non sono propriamente mediterranee. Lei potrebbe ricordarmi a questo punto che Venezia e Trieste si affacciano sull’Adriatico, ma io dovrei risponderle che l’Adriatico è soprattutto un mare interno dell’Europa danubiano-balcanica. Comunica con il Mediterraneo, ma non è Mediterraneo. Spero, caro Fiorello, che lei non mi attribuisca intenzioni secessioniste. Ma l’«eccezione» lombardo-veneta esiste e i governi nazionali farebbero bene a esserne consapevoli. Sergio Romano