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 2006  ottobre 22 Domenica calendario

Caro Pansa, non trascurare l’armata segreta del Pci. Corriere della Sera 22 ottobre 2006. Nel novembre del 1949, Davide Lajolo, direttore dell’edizione lombarda dell’Unità, avviò una durissima campagna contro il ministro dell’Interno Mario Scelba, accusandolo di volere intentare un «processo alla Resistenza»

Caro Pansa, non trascurare l’armata segreta del Pci. Corriere della Sera 22 ottobre 2006. Nel novembre del 1949, Davide Lajolo, direttore dell’edizione lombarda dell’Unità, avviò una durissima campagna contro il ministro dell’Interno Mario Scelba, accusandolo di volere intentare un «processo alla Resistenza». Scelba aveva sollecitato la riapertura di indagini su un gran numero di delitti, avvenuti in Emilia, ma anche in altre aree del Centro-Nord, che negli anni precedenti erano rimasti senza colpevoli, anche in ragione del clima di intimidazione che i comunisti di quelle zone avevano instaurato. E le indaginiavevano portato all’arresto e alle confessioni di numerosi militanti del Pci. Poche settimane dopo la polemica, nel febbraio 1950, il Sifar presentò a Scelba uno studio dettagliato sull’apparato paramilitare comunista. Studio di grandissimo interesse, che mostra la forza militare del Pci soprattutto in Emilia. Un secondo aspetto della vicenda riguarda la denuncia comunista di un «processo alla Resistenza». Sembra di leggere, dalle righe di Lajolo, pari pari quanto oggi i difensori dell’«Epopea» affermano contro Giampaolo Pansa e i cosiddetti revisionisti-rovescisti. Il tempo non passa, si potrebbe quindi dire, per i guardiani del Faro resistenziale. In verità, Pansa, nonostante il suo coraggio e la sua onestà, non ha ancora varcato il Rubicone. Si trova in mezzo al guado e si spera che col prossimo libro approdi all’altra sponda. Non quella dei «fascisti», ma quella della verità «più attendibile». Che in ciò consiste: «schegge impazzite» o «squadroni della morte», che dir si vogliano, i criminali comunisti del Triangolo emiliano agivano all’ombra dell’apparato paramilitare del Pci, che ne costituì una sorta di «zona franca». L’esistenza di questo apparato è stata a lungo negata: ne verrebbe in discussione l’altro mito «fondante» del Pci, quello di difensore della democrazia e della Costituzione. Quando la forza dei nuovi documenti è divenuta inarrestabile, la «linea del Piave» storiografico-politica si è attestata sulla favoletta che si sarebbe trattato di squadre di «vigilanza» per i dirigenti o le sedi del partito, minacciate dai golpe del «doppio Stato». Ma la documentazione del dossier Mitrokhin, come si leggerà in un mio saggio su Nuova Storia Contemporanea di novembre- dicembre, porta ad affermare che l’apparato militare del Pci, sotto forma di «squadre speciali», addestrate nei campi dell’Est come «quinte colonne» della possibile invasione da parte del Patto di Varsavia, restò in piedi sino agli inizi degli anni Ottanta. Gianni Donno